MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

A A A

News


Pubblicato il 07/10/2019

Festa della Beata Maria Vergine del Rosario con riferimenti alle Opere di M. Valtorta

Dai Quaderni di Maria Valtorta:

 

  4 febbraio 1944

   [Saltiamo poco meno di 5 pagine del quaderno autografo che portano il dettato di commento all’episodio del 3 febbraio, da noi indicato sopra.]

   
   Come vede, mi sono affrettata a mettere quei particolari che per la loro piccolezza m’erano sfuggiti e che lei ha desiderato di avere1.
   Oggi poi, leggendo il fascicolo2, noto una frase di Gesù che le può essere di regola.
   Lei stamane diceva che non potrà rendere note le mie descrizioni per via dello stile; ed io, che di essere conosciuta ho una vera fobia, ne fui ben contenta. Ma non le pare che ciò sia contrario a ciò che dice il Maestro nell’ultimo dettato del fascicolo? "Più sarai attenta ed esatta (nella descrizione di ciò che vedo) e più sarà numeroso il numero di coloro che vengono a Me"3. Ciò implica che le descrizioni debbano esser note, altrimenti come può esservi numero di anime che in grazia ad esse vanno a Gesù?
   Le sottopongo questo punto e poi faccia lei ciò che le pare meglio, ché per me è indifferente. Anzi, umanamente, sono del suo stesso parere. Ma qui non siamo nel campo dell’umano, e anche l’umano del portavoce deve scomparire.
   Anche nel dettato di oggi4 Gesù dice: "...nel mostrarti il Vangelo faccio un tentativo più forte di portare gli uomini a Me. Non mi limito più alla parola... Ricorro alla visione e la spiego per renderla più chiara e attraente". E allora?
   Intanto, perché sono un povero nulla che da me sola mi ripiego subito su me stessa, le dico che la sua osservazione mi ha turbata - e l’invidioso se ne giova - tanto turbata da farmi pensare di non scrivere più ciò che vedo e scrivere unicamente i dettati. Mi soffia in cuore: "Tanto, lo vedi? Non servono a un bel nulla le tue famose visioni! Solo a farti passare per pazza. Come sei, in verità. Cosa vedi? Le larve del tuo cervello turbato. Ci vuol ben altro per meritare di vedere il Cielo!"
   È tutt’oggi che mi tiene sotto il getto corrosivo della sua tentazione. Le assicuro che non ho tanto sofferto del mio grande dolore fisico quanto ho sofferto e soffro per questo. Mi vuol far disperare. Il mio venerdì è oggi venerdì di tentazione spirituale. Penso a Gesù nel deserto e a Gesù nel Getsemani...
   Ma non mi do per vinta, per non farlo ridere questo demonio astuto; e lottando contro lui e contro il mio lato meno spirituale le scrivo la mia gioia d’oggi, assicurandole insieme che per conto mio sarei ben lieta se Gesù mi levasse questo dono di vedere che è la mia più alta gioia. Basta mi
conservi il suo amore e la sua misericordia.


    Nel pomeriggio di oggi ho visto l’apparizione di Lourdes.
   Vedevo nitidamente la grotta che si incava nel monte con le sue protuberanze di sasso sul quale sono nate, approfittando di un poco di terra deposta nelle crepe, le pianticelle delle grotte. Erbe sottili, muschi, capperi, o meglio erba parietaria, edera selvatica dai rami penduli e, presso la parete di destra (rispetto a me), ai bordi della grotta, uno spinoso rosaio selvatico che stende i suoi rami ancora privi di foglie verso l’interno e l’alto, dove si trova una spaccatura nella roccia, una spaccatura che si interna come fosse un corridoio in salita, stretto e oscuro. La grotta - non rida del mio scarabocchio - è fatta così:
   Quella specie di finestra è la spaccatura e quegli5 scarabocchi che dal suolo vanno ad essa vogliono mostrarle il rosaio selvatico. Quelle due linee dietro lo spacco, il percorso presumibile del corridoio petroso. Al suolo vi è della terra mista a sassi ed erba, la caratteristica erbetta corta e lucida di certi posti di montagna.
   Lo spacco si illumina ad un certo punto di un chiarore giallo-rosato dolcissimo, come se un raggio di sole fosse penetrato nella sua ombra a farla dorata, o una lampada nascosta l’avesse accesa del suo gioioso chiarore. È una luce che fa lieti.
   Poi dalla luce emerge la mia dolce Signora che amo tanto, la Mamma che ormai tanto bene conosco. Sorride col suo volto di giglio, con lo sguardo amoroso e pudico. È tutta vestita di bianco come quando l’ho vista in Paradiso6, ma ha una lunga cintura di una splendida seta celeste, che le si annoda alla vita sotto il cuore e scende sin quasi all’orlo della veste lunghissima, dalla quale emergono le punte dei piedi sottili e rosei. Due rose sono puntate all’orlo della veste, sopra i piedini, due magnifiche rose che sembrano d’oro lavorato a filigrana. Un lungo velo, di una leggerezza che pure è compatta, la copre dal capo ai piedi. Alle mani congiunte è appoggiato un lungo rosario che sembra di perle legate in oro. Il rosario mi è parso completo: 15 poste.
   Dimenticavo dirle che, quando la luce si è fatta nella spaccatura della roccia, il ciuffo di rami del rosaio, che stava ai piedi e lungo la parete destra dello spacco, si agitò come se un vento piegasse i suoi rami spinosi e le sue superstiti foglie accartocciate dal gelo e di un color verde rosso, come arrugginito.
Maria sorride senza parlare nel nimbo della sua luce d’oro che la fa parere ancor più nivea nella veste e nel colore delle mani, del collo e del purissimo volto di poco più che fanciulla. Le si darebbero non più di vent’anni, e anche di quelli ben portati.
   Maria scende verso l’apertura dello spacco, fin sul limite di esso. Vedo il suo passo lievemente ondeggiante, come già lo vidi nelle altre volte che la vidi camminare: il passo caratteristico di chi è uso ai sandali senza nessun rialzo di tacco. Giunta al limite dell’apertura, proprio sopra il rosaio, si ferma.
   Maria si fa il segno della croce. Mi insegna a fare il segno della croce. C’è da vergognarsi pensando come lo si fa noi! L’angelo della visione del Paradiso mi ha insegnato a dire: "Ave, Maria"7. Maria mi insegna a dire: "in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo".
   Ella separa le mani unite in preghiera, appoggia la sinistra sul cuore e con la destra, libera della corona, si tocca la fronte guardando al cielo, il petto, le spalle, e poi curva il capo, al "così sia", riunendo le mani come prima, e sorride di nuovo. Prima, nel segnarsi, non era né seria né sorridente: era assorta in Dio. Il gesto è molto ampio e lento. Neppur lontano parente dei nostri che sembrano... scacciamosche e che sono mutilati nelle parole. 
   Poi inizia a sgranare la sua corona. Lentamente, dicendo a voce alta, curvando fortemente il capo come per un inchino, il "Gloria Patri". Mentre io dico le "Ave" e i "Pater", sorride e tace.    Il vento muove ogni tanto l’estremità della sua cintura di seta. Un lieve vento.
   Infine Ella apre le braccia e le protende verso il suolo, curvando il capo e la snella persona in un lieve inchino di umiltà, e dice con la sua inimitabile voce soavissima: "io sono l’immacolata Concezione", e nel dirlo risolleva la testa e riunisce le mani una nuova volta, guardando il cielo con l’occhio umido di soprannaturale emozione.
   Non dice altro. Ma il suo gesto, il suo sorriso, il suo sguardo, mi fanno capire che Ella è"l’ancella di Dio"8si reputa sempre tale (questo coll’abbassare le braccia e il capo umilmente), lo è per grazia di Dio e non per suo merito proprio (ecco il significato del suo gesto iniziale) e lo è per il Signore a cui va data lode per averla donata al mondo come primo perdono alla umanità colpevole (ecco il significato della seconda parte del gesto in cui è lode, gratitudine e raccoglimento modesto). 
   A dirlo non è nulla. Ma a vederlo, quante cose insegnava quel gesto soltanto! Poi si raccoglie come in interna preghiera con lo sguardo rapito in Dio che Ella vede, e si dissolve così, tornando al suo Paradiso, lasciando in me la luce, la musica, il profumo del suo candore e la spiritualità della sua preghiera.
   Ho scritto vincendo gli impacci che il Tentatore e la mia umanità creavano. Ed ora mi metto quieta col mio rosario fra le mani cercando imitare Maria, la Mamma-Maestra che è venuta per insegnarmi a pregare e a dar lode al Signore per tutto quanto Egli fa di noi.
   Nostra Signora di Lourdes, insegnami a pregare e proteggimi contro il demonio e me stessa. Così sia.

 

   1 Si riferisce ad alcune postille che la scrittrice ha inserito nell’episodio del 3 febbraio, da noi indicato nella pagina precedente.

  2 Deve trattarsi dei fascicoli dattiloscritti da Padre Migliorini, copiati dai quaderni autografi di Maria Valtorta ai quali noi direttamente attingiamo.

   3 Al termine del secondo dettato del 25 gennaio, pag. 74.

   4 Quello da noi indicato sotto la data del 4 febbraio.

   5 quegli è nostra correzione da quei 

   6 Nella visione del 10 gennaio, pag. 28.

   7 Nella stessa visione del 10 gennaio, pag. 30.

   8 Luca 1, 38

   

   5 maggio 1947

   Maria Ss. di Fatima

   Il rosario mattinale… e poi i tre rosari del pomeriggio e le rose d'oro. Ogni Ave è una rosa che cade dalla corona di 15 poste di Maria Ss. perché ogni perla si è mutata in rosa d'oro, e la Vergine ne stacca una ad ogni Ave che dico e la lascia cadere sul mondo… nei luoghi che ho riconosciuto e sulle nazioni che se lo meritano. Come era bello dire il rosario con Lei!… Non me ne stancavo mai… Ora ho ancora negli occhi la cascata luminosa delle rose d'oro e nel cuore la beatitudine di essere stata con la Madre di Dio per tante ore…

    
 
   8 maggio 1947

   Dice Maria Ss. di Fatima apparendomi come Ella mi appare…:
   «Ti ho dato il 5 la vista intellettiva di ciò che è un Rosario ben det­to: pioggia di rose sul mondo. Ad ogni Ave che un'anima amante di­ce con amore e con fede io lascio cadere una grazia. Dove? Da per tutto: sui giusti a farli più giusti, sui peccatori per ravvederli. Quan­te! Quante grazie piovono per le Ave del Rosario!
   Rose bianche, rosse, oro. Rose bianche dei misteri gaudiosi, rosse dei dolorosi, d'oro dei gloriosi. Tutte rose potenti di grazie per i meriti del mio Gesù. Perché sono i suoi meriti infiniti che dànno valore a ogni orazione. Tutto è e avviene, di ciò che è buono e santo, per Lui. Io spargo, ma Egli avvalora. Oh! Benedetto mio Bambino e Signore!
   Vi do le rose candide dei meriti grandissimi della perfetta, perché divina, e perfetta perché volontariamente voluta conservare tale dall'Uomo, Innocenza di mio Figlio. Vi do le rose porpuree degli infiniti meriti della Sofferenza di mio Figlio, così volonterosamente consumata per voi. Vi do le rose d'oro della sua perfettissima Carità. Tutto di mio Figlio vi do, e tutto di mio Figlio vi santifica e salva. Oh! io sono nulla, io scompaio nel suo fulgore, io compio solo il gesto di dare, ma Egli, Egli solo è l'inesauribile fonte di tutte le grazie!
   E voi, mie dilette anime, ascoltate questa mia parola: Fate con spirito ilare la volontà del Signore. Fare la sua Ss. Volontà con tristezza è dimezzare il grande merito del farla. La rassegnazione è già cosa che Dio premia. Ma la gioia del fare la Volontà di Dio centuplica il merito, e perciò il premio, del fare questa divina Volontà, sempre, sempre, sempre giusta, anche se forse all'uomo non pare tale. Fate dunque con spirito ilare ciò che Dio vuole. E sarete a Lui gradite e a me, Madre vostra, dilettissime. State in pace sotto lo sguardo mio che non vi abbandona.»
 

   Nota mia.
   Anche oggi, 8, dico il S. Rosario insieme alla Madonna di Fatima! Però oggi la Madonna non stacca le rose, e ne dà la spiegazione del perché fece il 5 il simbolico gesto. Ora so il valore di un'Ave ben detta! La corona di 15 poste era per 5 di rose bianche come perle, per 5 di rose rosse come fossero di rubino, di 5 d'oro come l'altro giorno. E Maria Ss., scorrendola, e dicendo il Gloria e la prima parte del Pater, dal "Pater noster" allo "et in terra", e delle Ave soltanto "Benedetto ('il frutto del tuo seno' non lo diceva) Gesù", guardava col suo sguardo non descrivibile di pace, amore, pietà, giù, al mondo, e sorrideva di un sorriso lievemente doloroso nella sua soavità.
   Ecco! Ho capito perché mi attira tanto la Madonna di Fatima, più ancora che non quella di Lourdes che pure amo tanto. Perché è più nostrapiù Mamma. Quella di Lourdes guarda il Cielo… pare vogliosa di tornare lassù, perdersi in Dio: è l'Immacolata Concezione, la Donna del Cielo. Questa di Fatima guarda noi, guarda la povera Terra dove fu donna come ogni creatura e della quale conosce le tristezze e i bisogni, questa povera Terra che ha tanto bisogno di Lei, ed è tutta pietà per noi: è la Madre nostra, è il Cuore di Maria che ci ama e sorveglia… La prima è per il Signore e per gli Angeli. Ma questa di Fatima è per noi peccatori. Prega per noi… È veramente "la Mamma" purissima e compassionevolissima…

   

   12-13 ottobre 1947

   A Fatima coi pellegrini. Le orazioni nella notte e nella Conca spar­sa di lumi… E Maria Ss. di Fatima al mio fianco… Anche al mattino, mentre è qui, in stanza, P. Berti… E Maria mi sprona a molto prega­re col Rosario per il Papa, il Clero, la pace e l'Italia. Il Rosario è la valida difesa del Papato, Chiesa, della Pace e della nostra Patria. Di­ce che per questo è apparsa a Roma e per scuotere gli increduli, gli indifferenti, gli ostili e contrari al soprannaturale, gli increduli anche sull'Opera che è "gloria di suo Figlio e nella quale è salute per tanti".

 

   15 ottobre 1947

   Ore 10

   Maria Ss. dice: "Benedico, ma voglio fedeltà alla recita quotidiana del Rosario". Benedice senza gesti, con lo sguardo e l'amore, le corone mie, di Marta, Eroma, Anna Maria e Maria Teresa.

 

   8 dicembre 1947

   Sera   

   Mi rammaricavo di non poter vedere passare Maria Ss. Immacolata, portata in processione… Sono queste privazioni a prender parte ai riti della Chiesa che mi fanno sentire il peso della mia infermità… Sono 15 anni, fra 10 giorni, che non metto più piede per le vie, che non vado più in chiesa, che non vedo cerimonie… Dal balcone Marta può vedere qualcosa, io niente… Sola nel mio letto mi rammaricavo così fra me, mentre sentivo avvicinarsi i cori delle voci inneggianti a Maria Ss…
   E Maria Ss. viene a me: viva, vera, come a Lourdes… Una delle estasi più forti che io abbia avuto, e più complete. Il mondo totalmente abolito intorno a me. Maria sola da Maria sola… Ho avuto ben più che il veder passare una statua…
   Sono tornata alla… – come dire? – alla conoscenza di ciò che è mondo, dirò, dopo circa un'ora, penso, perché quando Ella venne ancora era luce di giorno e quando mi lasciò era buio fitto. E mi trovai col volto bagnato di pianto. Non mi sono accorta di piangere di gioia mentre la pregavo per la Chiesa, il S. Padre, l'Italia, l'Ordine dei S. di M., il Clero tutto, e le persone a me più care, né mentre venerandola e contemplandola dicevo le 15 poste del Rosario davanti a Lei così bella, così dolce, così luminosa, così beata… Ma è pianto di gioia… e non fa male. È sfogo del cuore che si liquefa di gioia in queste ore di contemplazione e di dono celeste…
   Come era bella! Come era bella! Cosa mi ha lasciato nel cuore di gioia, di pace!… Che ne sia benedetta! E con Lei il suo Ss. Figlio che mi concede questi balsami in tanto mio soffrire.

 

   7-8 maggio 1949

   Notte fra il 7 e 8 maggio, ossia poche ore prima della riunione dei Soci della C.E.P.V.1 in casa mia per definire tutto e stabilire che io voglio ubbidire e che si ubbidisca alla Chiesa.
   Gesù aveva detto: "Riunitevi o il 3 (Invenzione S. Croce) o il 5 (Vittoria di Lepanto per intercessione di Maria Ss. del Rosario) o l'8. Ma vorrei l'8 perché in tal giorno Io, Buon Pastore, con l'ausilio della Regina del Rosario e di S. Michele Arcangelo, riesca a riavere nei miei sentieri le pecorelle sviate. La preghiera in comune a mia Madre e la tua in particolare a S. Michele, perché scacci il Perturbatore così attivo in alcuni, otterrà almeno che la prava volontà sia legata e che la tua volontà sia resa nota, senza dubbi".
   Alle 24 Gesù se ne va e gli succede Maria Ss. di Fatima, rivolta ad oriente e intensamente orante.
   Alle 12 dell'8-5-49, mentre si fa la supplica, la Madonna si volge da oriente ad occidente, e china lo sguardo su P. B… Uno sguardo ma­ternamente afflitto. Poi disgiunge le mani giunte, apre le braccia, le abbassa verso terra, poi le alza con atto di supplica al Cielo e nuova­mente congiunge le mani a preghiera, e due lacrime le rigano le guance cadendo poi verso il suolo.
   Mi sento impallidire, del mio pallore contemplativo, che vorrei nascondere agli otto presenti che però, meno due, se ne avvedono… Capisco che Maria Ss. piange per il Clero peccatore di cui uno è presente.
           


   C.E.P.V., dovrebbe essere la Casa Editrice Parole di Vita, appositamente costituita in Roma per pubblicare l'Opera, ma poi disciolta.

   12 maggio 1949

   La Madonna scende sino al mio letto, camminando su un sentiero di candide nubi. Si arresta poi ai piedi del mio letto, alta da terra in modo che i suoi piedini nudi sono all'altezza del mio letto. Mi invita a dire il S. Rosario con Lei… (e le corone si profumano del suo pro­fumo).

 Ave Maria, Madre di Gesù e nostra, noi ci affidiamo a Te!