MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

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Pubblicato il 11/02/2019

Festa della Madonna di Lourdes con riferimenti alle Opere minori di Maria Valtorta

https://www.youtube.com/watch?v=6YkaJXj3Cc0

Dai Quaderni, 4 febbraio 1944

[Saltiamo poco meno di 5 pagine del quaderno autografo che portano il dettato di commento all’episodio del 3 febbraio, da noi indicato sopra.]  

   Come vede, mi sono affrettata a mettere quei particolari che per la loro piccolezza m’erano sfuggiti e che lei ha desiderato di avere1.
   Oggi poi, leggendo il fascicolo2, noto una frase di Gesù che le può essere di regola.
   Lei stamane diceva che non potrà rendere note le mie descrizioni per via dello stile; ed io, che di essere conosciuta ho una vera fobia, ne fui ben contenta. Ma non le pare che ciò sia contrario a ciò che dice il Maestro nell’ultimo dettato del fascicolo? "Più sarai attenta ed esatta (nella descrizione di ciò che vedo) e più sarà numeroso il numero di coloro che vengono a Me"3. Ciò implica che le descrizioni debbano esser note, altrimenti come può esservi numero di anime che in grazia ad esse vanno a Gesù?

   Le sottopongo questo punto e poi faccia lei ciò che le pare meglio, ché per me è indifferente. Anzi, umanamente, sono del suo stesso parere. Ma qui non siamo nel campo dell’umano, e anche l’umano del portavoce deve scomparire.
   Anche nel dettato di oggi4 Gesù dice: "...nel mostrarti il Vangelo faccio un tentativo più forte di portare gli uomini a Me. Non mi limito più alla parola... Ricorro alla visione e la spiego per renderla più chiara e attraente". E allora?
   Intanto, perché sono un povero nulla che da me sola mi ripiego subito su me stessa, le dico che la sua osservazione mi ha turbata - e l’invidioso se ne giova - tanto turbata da farmi pensare di non scrivere più ciò che vedo e scrivere unicamente i dettati. Mi soffia in cuore: "Tanto, lo vedi? Non servono a un bel nulla le tue famose visioni! Solo a farti passare per pazza. Come sei, in verità. Cosa vedi? Le larve del tuo cervello turbato. Ci vuol ben altro per meritare di vedere il Cielo!"
   È tutt’oggi che mi tiene sotto il getto corrosivo della sua tentazione. Le assicuro che non ho tanto sofferto del mio grande dolore fisico quanto ho sofferto e soffro per questo. Mi vuol far disperare. Il mio venerdì è oggi venerdì di tentazione spirituale. Penso a Gesù nel deserto e a Gesù nel Getsemani...
   Ma non mi do per vinta, per non farlo ridere questo demonio astuto; e lottando contro lui e contro il mio lato meno spirituale le scrivo la mia gioia d’oggi, assicurandole insieme che per conto mio sarei ben lieta se Gesù mi levasse questo dono di vedere che è la mia più alta gioia. Basta mi
conservi il suo amore e la sua misericordia.


   Nel pomeriggio di oggi ho visto l’apparizione di Lourdes.


   Vedevo nitidamente la grotta che si incava nel monte con le sue protuberanze di sasso sul quale sono nate, approfittando di un poco di terra deposta nelle crepe, le pianticelle delle grotte. Erbe sottili, muschi, capperi, o meglio erba parietaria, edera selvatica dai rami penduli e, presso la parete di destra (rispetto a me), ai bordi della grotta, uno spinoso rosaio selvatico che stende i suoi rami ancora privi di foglie verso l’interno e l’alto, dove si trova una spaccatura nella roccia, una spaccatura che si interna come fosse un corridoio in salita, stretto e oscuro. La grotta - non rida del mio scarabocchio - è fatta così:
   Quella specie di finestra è la spaccatura e quegli5 scarabocchi che dal suolo vanno ad essa vogliono mostrarle il rosaio selvatico. Quelle due linee dietro lo spacco, il percorso presumibile del corridoio petroso. Al suolo vi è della terra mista a sassi ed erba, la caratteristica erbetta corta e lucida di certi posti di montagna.
   Lo spacco si illumina ad un certo punto di un chiarore giallo-rosato dolcissimo, come se un raggio di sole fosse penetrato nella sua ombra a farla dorata, o una lampada nascosta l’avesse accesa del suo gioioso chiarore. È una luce che fa lieti.
   Poi dalla luce emerge la mia dolce Signora che amo tanto, la Mamma che ormai tanto bene conosco. Sorride col suo volto di giglio, con lo sguardo amoroso e pudico. È tutta vestita di bianco come quando l’ho vista in Paradiso6, ma ha una lunga cintura di una splendida seta celeste, che le si annoda alla vita sotto il cuore e scende sin quasi all’orlo della veste lunghissima, dalla quale emergono le punte dei piedi sottili e rosei. Due rose sono puntate all’orlo della veste, sopra i piedini, due magnifiche rose che sembrano d’oro lavorato a filigrana. Un lungo velo, di una leggerezza che pure è compatta, la copre dal capo ai piedi. Alle mani congiunte è appoggiato un lungo rosario che sembra di perle legate in oro. Il rosario mi è parso completo: 15 poste.
   Dimenticavo dirle che, quando la luce si è fatta nella spaccatura della roccia, il ciuffo di rami del rosaio, che stava ai piedi e lungo la parete destra dello spacco, si agitò come se un vento piegasse i suoi rami spinosi e le sue superstiti foglie accartocciate dal gelo e di un color verde rosso, come arrugginito.
Maria sorride senza parlare nel nimbo della sua luce d’oro che la fa parere ancor più nivea nella veste e nel colore delle mani, del collo e del purissimo volto di poco più che fanciulla. Le si darebbero non più di vent’anni, e anche di quelli ben portati.
   Maria scende verso l’apertura dello spacco, fin sul limite di esso. Vedo il suo passo lievemente ondeggiante, come già lo vidi nelle altre volte che la vidi camminare: il passo caratteristico di chi è uso ai sandali senza nessun rialzo di tacco. Giunta al limite dell’apertura, proprio sopra il rosaio, si ferma.
   Maria si fa il segno della croce. Mi insegna a fare il segno della croce. C’è da vergognarsi pensando come lo si fa noi! L’angelo della visione del Paradiso mi ha insegnato a dire: "Ave, Maria"7. Maria mi insegna a dire: "in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo".
   Ella separa le mani unite in preghiera, appoggia la sinistra sul cuore e con la destra, libera della corona, si tocca la fronte guardando al cielo, il petto, le spalle, e poi curva il capo, al "così sia", riunendo le mani come prima, e sorride di nuovo. Prima, nel segnarsi, non era né seria né sorridente: era assorta in Dio. Il gesto è molto ampio e lento. Neppur lontano parente dei nostri che sembrano... scacciamosche e che sono mutilati nelle parole. 
   Poi inizia a sgranare la sua corona. Lentamente, dicendo a voce alta, curvando fortemente il capo come per un inchino, il "Gloria Patri". Mentre io dico le "Ave" e i "Pater", sorride e tace.    Il vento muove ogni tanto l’estremità della sua cintura di seta. Un lieve vento.
   Infine Ella apre le braccia e le protende verso il suolo, curvando il capo e la snella persona in un lieve inchino di umiltà, e dice con la sua inimitabile voce soavissima: "io sono l’immacolata Concezione", e nel dirlo risolleva la testa e riunisce le mani una nuova volta, guardando il cielo con l’occhio umido di soprannaturale emozione.
   Non dice altro. Ma il suo gesto, il suo sorriso, il suo sguardo, mi fanno capire che Ella è "l’ancella di Dio"8si reputa sempre tale (questo coll’abbassare le braccia e il capo umilmente), lo è per grazia di Dio e non per suo merito proprio (ecco il significato del suo gesto iniziale) e lo è per il Signore a cui va data lode per averla donata al mondo come primo perdono alla umanità colpevole (ecco il significato della seconda parte del gesto in cui è lode, gratitudine e raccoglimento modesto). 
   A dirlo non è nulla. Ma a vederlo, quante cose insegnava quel gesto soltanto! Poi si raccoglie come in interna preghiera con lo sguardo rapito in Dio che Ella vede, e si dissolve così, tornando al suo Paradiso, lasciando in me la luce, la musica, il profumo del suo candore e la spiritualità della sua preghiera.
   Ho scritto vincendo gli impacci che il Tentatore e la mia umanità creavano. Ed ora mi metto quieta col mio rosario fra le mani cercando imitare Maria, la Mamma-Maestra che è venuta per insegnarmi a pregare e a dar lode al Signore per tutto quanto Egli fa di noi.
   Nostra Signora di Lourdes, insegnami a pregare e proteggimi contro il demonio e me stessa. Così sia.

 

   1 Si riferisce ad alcune postille che la scrittrice ha inserito nell’episodio del 3 febbraio, da noi indicato nella pagina precedente.

   2 Deve trattarsi dei fascicoli dattiloscritti da Padre Migliorini, copiati dai quaderni autografi di Maria Valtorta ai quali noi direttamente attingiamo.

   3 Al termine del secondo dettato del 25 gennaio, pag. 74.

   4 Quello da noi indicato sotto la data del 4 febbraio.

   5 quegli è nostra correzione da quei 

   6 Nella visione del 10 gennaio, pag. 28.

   7 Nella stessa visione del 10 gennaio, pag. 30.

   8 Luca 1, 38

 

Dai Quaderni, 28 dicembre 1947.

Maria Ss., che ha colmato di Sé questo mese di dicembre — sempre presente, Lei sola dall'8 in poi, Tutta Bella, Giglio di Paradiso, nella sua forma di Immacolata, Luce indescrivibile che è Carne e ha la immateriale… no, non immateriale perché è vero corpo… dirò che ha la bellezza ideale, trasfigurata dei corpi glorificati — Maria Ss. scende oggi, giorno dei S. Innocenti, dalla sua nicchia di luce (la luce che emana dal suo corpo beato) e diviene Maria di Nazaret, la pura, bella, soave, materna, umile Maria che visse in Palestina 20 secoli or sono.
   Viene a fianco del mio letto, biancovestita, un lieve velo di lino, tessuto rado, sui capelli biondi, divisi al sommo del capo, così come la vidi molte e molte volte nelle visioni… È dolce, ma lievemente mesta. Però mi dice, posando le mani bellissime sulla sponda del mio lettino:
   «Sto qui. Perché tu mi possa contemplare, studiare nei tratti, ben da vicino, ancora una volta, e perché tu possa capire in che è la differenza fra quella che ero sulla Terra e quella che sono ora in Cielo.
   A Lourdes, a Fatima, nelle apparizioni in genere, appaio come sono ora in Cielo, e il mio aspetto ha già l'indescrivibile bellezza luminosa dei corpi glorificati. Quella bellezza che i veggenti di quelle apparizioni non afferrano mai tutta, in tutti i particolari. Nota che sanno dire l'abito che porto, la corona che sgrano, la rupe o l'albero su cui mi poso, i gesti che faccio, l'espressione del volto, ma sono sempre indecisi, e involontariamente non sono mai veritieri, nel saper dire il mio volto, il colore degli occhi e capelli, né della pelle. Si sforzano di farlo. Ma non riescono, non possono farlo.
   Nessuna delle anime veggenti mi ha vista tanto come tu mi hai vista, nella veste di Fanciulla, Sposa, Madre sulla Terra, nella veste di Regina del Cielo. E tu ogni volta ti dici: "È sempre Lei. Ma come è diversa quando è la gloriosa Regina del Cielo, assunta in corpo ed anima fra gli angeli, da quella che è quando è l'umile Maria di Nazaret".
   Guardami bene, figlia, e placa il tuo dolore. Guardami. Son Maria di Nazaret?»
   La osservo attentamente, così vicina come è al mio volto. Ne studio l'epidermide di un caldo pallore di magnolia soffuso di un tenue rosa sulle guance, le labbra giustamente tumide e porporine, il naso sottile, diritto, gli occhi perfetti di taglio e così limpidi nel colore di cielo sotto la fronte alta e liscia, l'ovale perfetto, di fanciulla… Non so perché il suo volto mi fa sempre pensare ad una candida fiamma o al boccio di un giglio prossimo ad aprirsi, tanto le curve sono dolci nel loro ovale… Guardo i bei capelli di un biondo mite, fini, soffici, lievemente ondulati. Penso che se invece di essere stretti in trecce pesanti, che li stirano sul capo, fossero sciolti, le onde sarebbero più profonde… E soprattutto mi perdo a sentire il tenue calore del suo corpo che mi respira vicino, e il suo profumo… il suo caratteristico profumo, l'odore di Maria… l'odore della Vergine…
   Maria legge il mio desiderio di abbandonarmi sul suo omero materno per aver sollievo in tante pene di ogni specie, e mi attira. Sto così… non so quanto. Poi mi lascia, dice: "Scrivi che ti ho presa sul cuore". Scrivo queste ultime cinque righe.
   Ora dice: "E guardami ora". Si trasfigura, alzandosi dal suolo, scostandosi dal letto, poggiata su una nuvola d'argento, circonfusa della sua luce candidissima. Il corpo splende, splende la veste che da bianca si fa "luce bianca", splende il volto, si affina come se la luce lo spiritualizzasse, splende lo sguardo rapito. La luce è così viva che il cilestrino delle pupille si fa "raggio", e l'oro delle chiome quasi più non si distingue per tale, sembra scuro rispetto alla luce che emana il Corpo della Madre di Dio glorificato.
   Abbassa gli occhi su me, mi sorride. Chiede: "Sono io?".
   "Sì".
   "Ma sono uguale alla donna che fu Madre di Gesù?".
   "Sì… e no" rispondo coraggiosamente. Perché ci vuol coraggio a fare certi confronti e certe confessioni.
 "  Eppure sono io. Lo vedi. Così sono in Cielo. Così apparii a Lourdes e Fatima. Là dove meglio i veggenti mi hanno vista, essendo 'degli innocenti' come te, figlia mia. Più innocente è la creatura e più mi vede qual sono, ed esattamente mi descrive per quanto può come creatura, e mi fa scolpire somigliante per quanto può esserlo un simulacro".
   Torna da me, umana… Mi chiede: "Si placa il tuo tormento?". Piango. Mi carezza… Io piango perché da quando ho letto che al Cornacchiola Bruno1 (ora ne so il nome) apparve scura di capelli e di tipo orientale, credo di essere nell'inganno nel dire che è bionda Maria. Eppure lo è. Di un biondo pallido anche, quasi paglia, quasi oro zecchino. Lo vedo bene. È qui, la sua testa a meno di trenta centimetri dai miei occhi!
   Mi carezza per consolarmi e dice:
 «O Maria, non temere. L'ombra della grotta e del manto ha molto contribuito all'errore. E non era necessario che a un peccatore mi svelassi perfettamente così come agli innocenti2 Bernarda, Lucia, Giacinta, Francesco, e al piccolo Giovanni del mio Gesù.
   Ma, ascolta bene, ma a te che sei Serva di Maria, dico che l'artefice che mi ha scolpita in modo che io non mi riconosco, bene avrebbe fatto a ricordare le statue di Lourdes e di Fatima, là dove io sono resa così come può l'uomo rendere l'effigie della Madre di Dio… E soprattutto avrebbe dovuto ispirarsi al volto con cui sono ritratta nell'Annunciata di Firenze3, quel volto dal quale, se l'uomo e il tempo non ne avessero alterato l'effigie, ogni uomo potrebbe conoscere come ero quando lo Spirito dello Spirito di Dio, di Dio mi fece incinta. Il fumo dei ceri e il tempo hanno offuscato i colori, e l'uomo ha sciupato… Ma ancor si vede come era la Fanciulla di Dio, la Fidanzata a Giuseppe in quella mia primavera d'anni, in quella fiorita primavera nazzarena.
   Guardami e dimentica il dolore, la paura, tutto. Ricordati4: "Vidi l'Agnello che stava sul monte Sion e con Lui 144.000 persone che avevano sulla fronte scritto il suo Nome e quello del Padre… e cantavano un nuovo cantico che nessuno poteva imparare se non quei 144.000 riscattati dalla Terra… primizie a Dio e all'Agnello, né fu trovata menzogna sulla loro bocca". Ti sembra non poter appartenere a questa schiera perché non sei un'innocente? È detto ancora che l'angelo del Signore segna del segno di Dio 144.000 servi del Signore che vengono in bianche vesti all'eterno osanna dopo essere passati dalla grande tribolazione. Quale tu l'hai. Ma ecco, io ti imprimo quel segno sulla fronte, io, Regina degli Angeli e Madre di Dio, con un bacio.
   Sta' in pace. Il Signore Uno e Trino ed io asciughiamo, dalla Terra, ogni tuo pianto.»
   Mi abbandono di nuovo al materno abbraccio.
           


   Cornacchiola Bruno, del quale la scrittrice tratterà in data 31 dicembre 1947, commentando un opuscolo sull'apparizione della Vergine alla periferia di Roma, in località "Tre Fontane".
            
   2 innocenti, che sono la veggente di Lourdes (già al 9 gennaio e all'8 dicembre 1946) e i tre pastorelli di Fatima (già al 13 maggio 1946).
            
   3 Annunciata di Firenze è il celebre affresco, ritenuto di mano angelica, che si trova nella Basilica della Ss. Annunziata di Firenze. Nel chiostro annesso riposano dal 1973 i Resti mortali della scrittrice.
            
   4 Ricordati quanto è scritto in Apocalisse 14, 1-5. Segue ancora un rimando ad Apocalisse 7, 9-17.