MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

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Pubblicato il 16/06/2019

Festa della Santissima Trinità con riferimenti alle Opere minori di Maria Valtorta

      

Dal Libro di Azaria, 16 giugno 1946

   Prima domenica dopo Pentecoste e festa della Ss. Trinità   

   Festa della Ss. Trinità
   Introito: Tobia 12, 6; Salmo 8, 2.
   Orazione: O Dio onnipotente ed eterno, che desti ai tuoi servi di conoscere, mediante la professione della vera fede, la gloria dell'eterna Trinità, e di adorare l'Unità nella potenza della sua maestà, concedici, te ne preghiamo, di essere dalla fermezza della stessa fede protetti contro ogni avversità.
   Epistola: Romani 11, 33-36.
   Graduale: Daniele 3, 52.55-56.
   Vangelo: Matteo 28, 18-20.
   Offertorio: Tobia 12, 6.
   Segreta: Per l'invocazione del tuo nome, santifica, te ne preghiamo o Signore Dio nostro, l'ostia di questa offerta, e per mezzo di essa trasformaci in tuo perenne omaggio.
   Comunione: Tobia 12, 6.
   Dopocomunione: Ci giovi alla salute dell'anima e del corpo, o Signore Dio nostro, la comunione di questo sacramento, e la confessione dell'eterna e santa Trinità e dell'individua sua Unità.

   Prima domenica dopo Pentecoste
   Introito: Salmo 13 (12), 1.6.
   Orazione: O Dio, fortezza di chi spera in te, ascolta propizio le nostre suppliche e, dacché nulla può senza di te l'umana debolezza, concedici l'aiuto della tua grazia, affinché, nell'adempimento dei tuoi precetti, possiamo piacere a te con la volontà e con le azioni.
   Epistola: 1 Giovanni 4, 8-21.
   Graduale: Salmo 5, 2; 41 (40), 2.5
   Vangelo: Luca 6, 36-42.
   Offertorio: Salmo 5, 3-4.
   Segreta: Te ne preghiamo, o Signore, accogli placato le nostre ostie a te offerte e fa' che ci fruttino il tuo perpetuo soccorso.
   Comunione: Salmo 9, 2-3.
   Dopocomunione: Fa', o Signore, che, ricolmi di tanti doni, ne riceviamo i salutari effetti e mai cessiamo dalla tua lode.
  

   Dice Azaria:
   «Ho l'ordine di spiegarti le due S. Messe di questa gloriosa domenica. Contempliamo dunque insieme queste due S. Messe.
   Abbiamo già contemplato e onorato il Padre che splende nelle opere del Figlio Redentore, che fu tale perché Dio Padre lo permise per atto di immisurabile bontà. Abbiamo già contemplato e onorato il Figlio nel vertice della sua perfezione di Uomo Dio che muore, e risorge, e risale al Padre dopo aver tutto compiuto. Abbiamo già contemplato e onorato lo Spirito Santo dall'inizio delle sue opere sino alla sua perfetta e completa epifania pentecostale.
   Oggi contempliamo e adoriamo le Tre adorabili Persone riunite, per iniziare con questo atto la preparazione a comprendere con frutto la venuta del Verbo sulla Terra e le sue sante parole.
  L'anno liturgico non ha inizio oggi. Lo sai e lo so. Esso ha inizio con l'Avvento. Ma come per preparare la venuta del Signore ci furono secoli di preparazione in cui furono maestri a questa preparazione i patriarchi e i profeti, così ora io voglio che tu consideri le molte domeniche che vanno da dopo Pentecoste all'Avvento come preparazione all'inizio dell'anno liturgico.
   Sono domeniche di Sapienza. Veramente lo Spirito Santo le pervade tutte e vi fa da Maestro per preparare gli uomini alla S. Venuta del Messia, di modo che quando Egli sia commemorato Infante lo sia con un robusto amore attivo e non soltanto con un superficiale, sentimentale e inutile affetto per il Pargolo.
   Nel Pargolo già è il futuro Redentore che morirà coperto di piaghe sulla Croce dopo aver faticato nell'evangelizzare e subìto mortificazioni e disagi. Conoscendo il Cristo per ciò che è realmente, si giunge a comprendere il Natale per ciò che è realmente.
   Dio è eternità, perciò è continuità. Non vi sono fratture nelle sue opere. Una genera l'altra, come i Tre procedono l'Uno dall'Altro. La Triade ha impresso il suo sigillo e somiglianza sulle sue azioni. Perciò esse sono uniformi e multiformi, ma non mai scisse o interrotte. Infinita ed eterna, e inestinguibile catena d'amore, perché tutto è amore ciò che Dio opera, che procede per anni e per secoli senza interruzione. Così anche l'anno liturgico è una catena di cui una parte genera l'altra, e non vi è termine perché ognuna ha ragione d'essere per preparare all'altra.
   Glorifichiamo il Signore per questo magnifico procedere dei Suoi tempi che si riflette nel piccolo tempo dell'anno liturgico. E procediamo nella conoscenza di esso dopo il doveroso omaggio alla Triade perfetta.
   Il santo patriarca esclama, e la liturgia fa sue le parole del Giusto: "Benedite il Dio del Cielo e dategli lode dinanzi ai viventi perché Egli ha usato con voi misericordia". La frase iniziale si muta, nella specificazione liturgica, in: "Ss. Trinità e indivisibile Unità" e più oltre in specificazioni delle Tre Persone, a ribadire il dogma sublime non mai abbastanza contemplato, meditato, amato, dell'Unità e Trinità di Dio. Ma l'essenza dell'invito è questa: Proclamate coraggiosamente, anche di fronte ai nemici di Dio o a coloro che pur non combattendolo sono freddi o apatici verso la Divinità, o la credono un mito venuto dalla necessità dell'uomo di credere a qualcosa, che Dio è, ed è operoso perché è, ed è tutto misericordia nelle sue opere.
   Questa predicazione umile e santa è concessa ad ogni credente. Non c'è ignoranza, per profonda che sia, che interdica ad un vero credente di predicare Dio e la sua misericordia. Non sono soltanto le parole dotte né le opere altisonanti che predicano Dio. È - e penetra più profondamente anche in chi non conosce e non vuole conoscere Dio - la fede semplice, incrollabile, serena anche nel dolore, la professione, con le opere tutte pace, tutte speranza, carità e rassegnazione, che Dio è misericorde e che da Lui non può venire che del bene.
   Quante creature, che non sanno di scienza, che sono isolate dalla malattia, che sono povere, desolate nella miseria fisica o di denaro, non superano in potenza convincente ogni predicatore, soltanto per la pace che emanano nelle loro opere e parole, e nella semplice frase, messa a corollario di ogni loro parola, opposta ad ogni insinuazione di chi conosce male Iddio: "Se Dio vuole che io sia così, certo è giusto. Sia fatta la sua Volontà. Certo Egli vuole il mio bene. Io non ne dubito. In Lui ho riposta ogni mia speranza. Come mi ha liberato dal peccato, per il sacrificio di Gesù, così mi darà ogni grazia che veramente mi necessita, e io lodo la sua Provvidenza".
   E se anche nell'interno del cuore il credente, oppresso dalle croci, geme: "Fino a quando? Mi dimenticherai per sempre? Quando volgerai su me il tuo volto?", non è già con ira che questo lamento sale a Dio, ma con l'amoroso affanno di figlio al Padre, così come lo ebbe il Cristo nelle ore più dolorose. Non è rimprovero, ma speranza in questo grido. Non è ribellione per il ritardo, ma attesa, serena attesa nella certezza che un momento verrà in cui cesserà il dolore e la fede sarà premiata.
   Sentiamo le due orazioni. Cosa è che ci dà di adorare e di ottenere? La vera fede.
   La fede, per essere vera, deve essere coraggiosa. Eroicamente coraggiosa contro tutte le cose che sono create a deriderla, ad osteggiarla, ad abbatterla. Il mondo, la carne, oltre Satana, costituiscono i nemici della fede contro i quali occorre essere eroicamente coraggiosi.
   La bontà di Dio è tale che concede la gloria del martirio non solo ai martiri veri e propri, periti nel loro sangue per la Fede, ma anche a quelli che, contro tutto e tutti, sanno rimanere fedeli, integralmente fedeli al Signore.
   Quanti combattimenti sono mossi alla Fede! Quante astute manovre usa Satana per sminuirla, per coprirla di ridicolo, per mostrarla impossibile a seguirsi! Ma ecco dove si vede la giustizia delle tre virtù teologali. La Fede, sorretta dalla Speranza, e soprattutto dalla Carità, non crolla per nessuna ragione, e vince. La fede è conoscenza che viene dall'amore. Più forte è l'amore, più forte è la fede, perché l'amore fa conoscere Dio.
   Ecco dunque veritiere le parole dell'Orazione della S. Messa in onore della Ss. Trinità: "O Dio che desti ai tuoi servi di conoscere, mediante la professione della vera fede, la gloria dell'Eterna Trinità e di adorare l'Unità nella potenza della sua maestà...".
   È un mistero l'Unità e Trinità di Dio. Nessuno, per santo che sia, lo può penetrare. Neppure quelli ai quali fu rivelato in parte, ché tutto non può esser detto a chi è ancora mortale, possono dire di averlo conosciuto. È un così abbagliante mistero che l'uomo non può affissarcisi per conoscerlo integralmente. Superiore ad ogni altro mistero. L'Incomprensibile mistero perché il Sublimissimo mistero. Perciò solo la fede eroica, sorretta da un forte amore, può portare, se non dentro, alle soglie di esso, e concedere di sentire, dirò così, il divino murmure dell'Unità Trina, celata al di là del muro abbacinante del suo Fuoco. Più forte è l'amore - e ti ricordo che al grado d'amore al quale giunge la creatura corrisponde un corrispondente grado di amore di Dio moltiplicato per la sua potenza, perché Dio ama darsi a chi lo cerca senza misura, Lui che si dona con la misericordia e provvidenza anche ai figli che non lo cercano - e più forte è la conoscenza, perché più ridotta la distanza, perché più unita l'anima al Dio che scende - poiché ella non può salire sino all'abisso di altezza dove la Trinità arde - al Dio che si concede per essere conosciuto il più possibile, ardendo di esser tutto conosciuto, tutto posseduto dal figlio quando, alla sua fede, al suo amore, al suo eroismo, sarà dato il premio del Paradiso.
   Questo che ti dico è giusto prologo alle parole dell'altra orazione di questa prima Domenica dopo Pentecoste. "Nulla può l'umana debolezza senza di Te". Ma è mai più debole l'uomo che vive con Dio in sé? Con la sua Trinità nel cuore? Con la sua conoscenza di Dio, col suo amore per Dio, e col suo amore di Dio a lui, creatura, a farlo forte, capace di operare ciò che Dio vuole, di essere calmo per la speranza, sicuro nella fede? No, non può. Perché l'unione delimita la debolezza, e la fusione l'annulla. Non è più la creatura, ma Dio che vive nell'uomo e opera.
   Tu sai come si mantiene l'unione. Nulla ti faccia indebolire la stretta del tuo amore a Dio. Nulla. Non le gioie e non le pene. Non queste pene che la tua conoscenza di Dio ti dice non volute da Dio, non approvate da Colui che è Amore e Bontà.
   Anima mia, come una colomba stanca e ferita tu stai nel cavo che ti è nido. Stai in Dio. Non parli, non ti muovi. Ti affissi. Questo solo. Non puoi fare altro, oppressa come sei dal dolore che viene dagli uomini, tramortita dalla loro anticarità e assorbita dal Dio che ti si mostra per consolarti, per dirti: "Io ti sono tutto". Ma non occorrono parole per essere capita da Colui che ti ama. Parla il tuo amore col suo palpito fedele. Ed è sufficiente.
   Dimentica il mondo, ìsolati nel tuo silenzio d'amore. Taci, perché è inutile, sterile, perniciosa ogni parola. Sta' nella tua giustizia. Sta' nella tua ubbidienza. Non vi è nessuno più grande di Dio. Segui dunque i suoi comandi e nulla più.
   Sentilo Paolo come ti parla, anima ferita dall'umanità che ti circonda. Paolo, la grande "voce", ti assicura che le imperscrutabili vie di Dio e i suoi giudizi, incomprensibili agli uomini, sono giusti e buoni, ricchi di sapienza e scienza Divine.
   Non Lui sbaglia, ma coloro che si pretendono da più di Dio e, con le opere, se non con le parole, mostrano di reputarsi degni di consigliare Iddio. E parlano mentre l'occhio di Dio li misura, e non pensano che tutto è prova, e non temono di essere puniti per aver fallito la prova. E non tremano di mostrare di mancare all'amore, e di amarsi ma non di amare. Né Dio né la creatura. Perché amore è ubbidienza, e qui non c'è ubbidienza. Perché amore è azione, e qui non c'è azione. Non c'è carità.
   La carità è attiva. Attiva nel fare risplendere le glorie e misericordie di Dio, nel difendere gli innocenti, nel superare il timore degli uomini. E come? Temono gli uomini e non Iddio? E temono di non avere aiuto di Dio, se seguono il volere di Dio? Perché temono questo, se non perché non hanno carità?
   Non ricordano Giovanni? "Se uno dice: 'Io amo Dio' e odia il fratello è bugiardo". Perché chi non ama colui che vede e conosce, e del quale conosce l'innocenza e le azioni, come può amare Dio che non conosce? Non sanno più il comandamento? Chi ama Dio, ami anche il proprio fratello, è detto. Dove è il loro amore?
   Ti ripeto l'ordine della quarta Domenica dopo Pasqua. Se non si piegano alle parole del Signore, possono mai piegarsi alle tue? Taci perciò. Chiuditi in Dio. Egli guarirà la tua anima ferita. Nel silenzio Egli parlerà. Segregati. Vivi in Dio e di Dio. Lascia che il castigo si compia e non giudicare. Non giudicare. Dio li giudica già. Imita il Maestro per essere simile al Maestro, come dice il Vangelo. Imitalo in amore e umiltà.
   Vieni, vieni, povera anima che Satana ha trovato il modo di ferire per opera di chi ti doveva più di ogni altro proteggere. Vieni. Il Signore è la tua forza e la tua protezione, ed Egli è sopra te con la sua Trina potenza. Vieni. Esulta in Lui solo perché veramente i nemici dei fratelli sono i servi di Satana, che è Dolore, mentre Dio è Gioia, e non conviene affidarsi a chi è malvagio dolore.
   Esulta in Dio tuo Maestro e Salvatore. Esultanza tutta spirituale, perciò tutta santa. E a loro di', se insistono, soltanto questo: "Poiché avete detto 'peso del Signore' ciò che era dono, io mi ritiro come mi è stato detto. Ma ricordate che, come è detto in Geremia, voi siete il peso che schiacciate i servi di Dio e rendete pesante l'azione, e perciò Colui che non si sopraffà, vi getterà via. Ricordate che 'peso' sono le vostre parole, non quelle di Dio, le parole con le quali cambiate senso alle parole e ai decreti del Dio vivente. E ricordate che per me è già la Pace, perché già sento il rumore dei passi del messaggero della buona novella, di Colui che annunzia la Pace e seco la porta".
   Entra nella Sua pace. Sempre più entra. Non temere. Non tremare. Il silenzio non è per te. Il silenzio non è disamore o punizione per te. È pietà per te, vittima che ti consumi, e punizione per loro.
  Anima mia, il Signore è con te e la Madre ti copre del Suo Santo Manto, così come io delle mie ali».