MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

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Pubblicato il 04/10/2019

Novena alla Madonna del Rosario di Pompei con riferimenti alle Opere di M. Valtorta: Ottavo giorno

Novena alla Madonna del Rosario di Pompei 

   O Santa Caterina da Siena, mia protettrice e maestra, assistimi e degnati di unirti a me in questa novena alla Regina del Rosario, che ha posto il trono delle sue grazie nella Valle di Pompei; per la tua intercessione fa' che io ottenga la desiderata grazia. Amen.

   .... O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.

   Gloria e Salve Regina

1. O Vergine Immacolata, Regina del Rosario, in questi tempi di morta fede e di empietà trionfante hai voluto piantare il tuo seggio di Regina e di Madre sull'antica terra di Pompei. Da quel luogo dov'erano adorati idoli e demoni, Tu oggi, come Madre della divina grazia, spargi i tesori delle celesti misericordie. Da quel trono, o Vergine pietosa, rivolgi, o Madre, sopra di me gli occhi tuoi ed abbi pietà: ho tanto bisogno del tuo soccorso. Mostrati a me come a tanti altri vera Madre di misericordia: "Monstra te esse Matrem"; mentre con tutto il cuore Ti saluto e Ti invoco mia Sovrana e Regina.
   Salve, o Regina...


2. Ai piedi del tuo trono, gloriosa Signora, l'anima mia Ti venera tra gemiti ed affanni… In queste angustie ed agitazioni in cui mi trovo, alzo confidente gli occhi a Te, che Ti sei degnata di eleggere per dimora le campagne di poveri e abbandonati contadini. Là Tu come Regina delle Vittorie levasti la tua voce potente per chiamare d'ogni parte d'Italia e del mondo i devoti tuoi figli ad erigerti un tempio. Muoviti a pietà: Tu che sei l'aiuto dei cristiani, liberami da queste tribolazioni in cui verso, Tu che sei la vita nostra, trionfa della morte che minaccia l'anima mia in questi pericoli in cui si trova esposta; ridonami la pace, la tranquillità, l'amore, la salute.
   Salve, o Regina...


3. Il sentire che tanti sono stati da Te beneficati perché ricorsi a Te con fede, m'infonde coraggio d'invocarti a mio soccorso. Tu promettesti a San Domenico che chi vuole le grazie con il tuo Rosario le ottiene; ed io con il Rosario in mano Ti chiamo, o Madre, all'osservanza delle tue materne promesse. Tu stessa operi continui prodigi per chiamare i tuoi figli ad onorarti nel tempio di Pompei. Tu vuoi tergere le nostre lacrime, vuoi lenire i nostri affanni! Con il cuore sulle labbra con viva fede Ti chiamo e T'invoco: Madre mia, Madre cara, Madre bella, Madre dolcissima, aiutami! Madre e Regina del Santo Rosario di Pompei, non tardare ancora a stendermi la mano tua potente per salvarmi: il ritardo, mi porterebbe alla rovina.
Salve, o Regina...


4. A chi dovrò ricorrere, se non a Te che sei sollievo dei miserabili, conforto degli abbandonati, consolazione degli afflitti? Lo confesso, sono indegno di ricevere grazie. Ma Tu sei Speranza di chi dispera, grande Mediatrice tra l'uomo e Dio, potente nostra Avvocata presso il trono dell'Altissimo, Rifugio dei peccatori! Di' una parola in mio favore al tuo Figliolo: egli ti esaudirà. Chiedigli, Madre, questa grazia di cui tanto ho bisogno... Tu puoi ottenermela: Tu, Speranza mia, mia Consolazione, mia Dolcezza, Vita mia. Così spero e così sia.
   Salve, o Regina...


5. Vergine e Regina del Santo Rosario, Figlia del Padre Celeste, Madre del Figlio divino, Sposa dello Spirito Santo, Tu che tutto puoi presso la Santissima Trinità, impetra questa grazia a me necessaria, purché non sia di ostacolo alla mia salvezza eterna…; Te la domando per la tua Immacolata Concezione, per la tua divina Maternità, per i tuoi gaudii, per i tuoi dolori, per i tuoi trionfi: Te la domando per il Cuore del tuo Gesù, per quei nove mesi che lo portasti in seno, per la sua morte di croce, per il suo Nome santissimo, per il suo Preziosissimo Sangue. Te la domando per il Cuore tuo dolcissimo, nel Nome tuo glorioso, o Maria, Stella del mare, Signora potente, Madre di dolore, Porta del Paradiso, Madre di ogni grazia. In Te confido, da Te tutto spero. Tu mi hai da salvare. Amen.
   Salve, o Regina....

   PREGHIAMO...

   O Dio, il tuo unico Figlio ci ha acquistato con la sua vita, morte e risurrezione i beni della salvezza eterna: concedi anche a noi che, venerando questi misteri del Santo Rosario della Vergine Maria, imitiamo ciò che contengono e otteniamo ciò che promettono. Per Cristo Nostro Signore. Amen.

   ORAZIONE a S. Domenico e a S. Caterina da Siena per ottenere 
le grazie dalla S. Vergine di Pompei

   O Santo sacerdote di Dio e glorioso Patriarca San Domenico, che fosti l'amico, il figliuolo prediletto e il confidente della celeste Regina, e tanti prodigi operasti per virtù del S. Rosario; e tu, Santa Caterina da Siena, figliuola primaria di quest'ordine del Rosario e potente mediatrice presso il trono di Maria e presso il Cuore di Gesù, da cui avesti cambiato il cuore: voi, Santi miei cari, guardate le mie necessità e abbiate pietà dello stato in cui mi trovo. Voi aveste in terra il cuore aperto ad ogni altrui miseria e la mano potente a sovvenirla, ora in Cielo non è venuta meno né la vostra carità, né la vostra potenza. Pregate per me la madre del Rosario ed il Figliuolo Divino, giacchè ho gran fiducia che per mezzo vostro ho da conseguire la grazia che tanto desidero. Amen.

3 Gloria e 1 Salve Regina conclusivo

Recitare, se possibile, il Rosario di almeno 5 poste delle 15 tradizionali.

 

Dai Quaderni di Maria Valtorta, mattina del 13 maggio 1944

 (ore 18 del 12-5. Metto la data del 13 perché così vuole Gesù).

   Osservazione che mi fa Gesù mentre rileggo il dettato del 20 febbraio1 in relazione alla Passione di Gesù e ai dolori di Maria (fascicolo 2 P. pag. 27 riga 11 e 12):
   «Hai dimenticato una parola e naturalmente non è stata copiata, e ciò porta un controsenso con quanto poi è detto da te nella visione del Venerdì Santo2: l'incontro di Giovanni con Maria nella casa del Cenacolo.
   Metti le cose a posto così: "E fa la spola fra la casa di Caifa e il Pretorio, la casa di Caifa e la reggia di Erode, e da capo la casa di Caifa e il Pretorio". È per questo che Giovanni può dire: "… ho fatto tutto il possibile perché mi vedesse… ho cercato di ricorrere a chi è potente per ottenere pietà…".
   È un'inezia in realtà. Ma viviamo fra farisei più attenti a cogliere in fallo di quanto non stessero attenti i farisei del mio tempo. Perciò bisogna essere attentissimi a nostra volta.
   I soliti farisei faranno una acida osservazione: "Perché il Maestro non ha richiamato prima di ora il portavoce sul suo errore?". Per mostrarvi una volta di più – rispondo – che voi siete tanto relativi che anche se siete "portavoce" o direttori di un portavoce non notate le sviste che svisano i fatti. Leggete, meditate, copiate e lasciate l'errore causato da un'omissione di una parola che porta uno spostamento della situazione.
   Correggi e fa' correggere. Almeno nei quaderni originali e completi. Guarda che la parola "Caifa" è omessa sin dal tuo manoscritto. Eri tanto spossata quel giorno, e per la lunga sofferenza della visione avuta ("Sepoltura di Gesù e desolazione di Maria") e per il bombardamento subìto, che eri tarda a seguire il dettato. Né hai sentito e notato poi l'errore. Non è nulla di male. Non lede nessuna verità sacra. Ma è bene essere esatti anche nelle verità secondarie.
   I summenzionati farisei faranno anche un'altra osservazione circa il dettato di ieri. Ho detto: "Avevi ragione. È troppo forte per te. Bisogna mitigare il decreto". Sento già il coro scandalizzato di questi dottori del cavillo: "Ma come? Dio non lo sapeva che questo era troppo forte? Costei bestemmia facendo accusa a Dio di essere non perfetto nell'intelligere e applicare".
   Rispondo, e una volta per tutte, con le parole da Me dette3 venti secoli or sono: "… Se non fossero abbreviati i giorni del tormento finale, non si salverebbe anima alcuna; ma saranno accorciati in grazia degli eletti". Se ciò può avvenire per tutti i credenti dell'ultima ora – misericordia larga quanto è larga la Terra per salvare il maggior numero di anime dalla disperazione di orrore – non potrà esser usata per questa "piccola" che per un volere divino anticipa in sé ciò che sarà lo spirituale tormento dei buoni nei giorni ultimi?
   Ecco, Io la difendo. Io pure avrei dovuto portare la croce da solo. Tale era il decreto. Ma era troppo per la mia debolezza. E l'uomo mi concesse un aiuto4. E non lo dovrà avere costei che porta per voi tutti una croce di espiazione così grande che l'uccide?
   Che l'uccida, sia. È olocausto. Ma che me la faccia impazzire nel suo spirito che ella mi ha affidato, no. La sua prima parte di prova l'ha subita ed è rimasta fedele. Io solo so quali battaglie ha dovuto combattere. Il Tentatore le ha promesso la gioia. Ha stretto più forte a sé il dolore perché la gioia era il Male e lei ha voluto seguire il Bene. Il sapore del frutto del Bene è amarissimo a carne umana. Solo nell'altra vita diviene miele paradisiaco.
   Aver respinto Satana ha voluto dire per lei attirare l'odio centuplicato dello stesso. Lasciarla in sua balìa totale voleva dire perdere questo cuore. Dio non è inesorabile. E per grazia degli eletti modifica il suo decreto.
   Anche Io ho avuto l'angelo5 nel Getsemani. Non era contemplato. Ma le preghiere di mia Madre me lo ottennero. Costei che ora riceve ogni giorno un raggio di sole, una goccia di conforto, un attimo di aria pura perché non venga a morte prima che la sua missione sia compiuta, ha avuto mia Madre per sua Avvocata e altre anime elette della Terra e del Cielo che hanno pregato per lei. Ha avuto la mia Misericordia che si è eretta regina contro la Giustizia del Padre e ha detto: "Ho pietà. Abbi pietà Tu pure". Ché se Io sono il Primo, in Cielo e in Terra, che ho rispetto per i decreti del Padre Eterno, sono anche Colui al quale dal Padre è deferito ogni giudizio6 e che perciò posso dire al Padre mio e vostro: "Padre, pietà di questa mia creatura!".
   Né crediate che ella sia nelle rose, ora. Dopo un mese di rigore spietato, conosce adesso la tregua di un'ora. Ma a voi che, scandalizzati, vi pare che si dia troppo importanza ad un breve fatto, non venga mai di provare ciò che ella patisce tuttora e patirà per ancor lungo tempo. Non uno di voi, dottori intransigenti, rimarrebbe fedele come questa seppe restare. Essa soffre anche per voi, aride torri di dura selce all'esterno, piene di molle creta nell'interno, per voi. Per voi che, come sempre, imponete7 gravi pesi agli altri ma non volete per voi neppure esser gravati del peso di una piuma.
   Lasciali mormorare, Maria. Io ai miei mormoratori ho sempre opposto il silenzio. Un silenzio che si è fatto sempre più alto quanto più le mormorazioni sono divenute calunnie e le calunnie accuse e le accuse condanne e le condanne bestemmie. Sulla croce fu silenzio anche di sguardi… Guardavo solo il Cielo per vedere di incontrare lo sguardo di Dio, e mia Madre per rinfrescarmi l'anima alla sua purezza.
 Sei sulla croce, e vi resti. Taci e cerca solamente Dio e Maria.»


   (Nota mia).
   Di questo dettato Gesù mi fa mettere la data del 13, ossia domani. Ma me lo detta alle 18 del venerdì 12. E subito dopo finito – ma subito, subito, mio Dio che battaglia!, ne sono esterrefatta! – mi riprende quell'ondata di disperazione che mi dà lampi di pazzia. Provo a dire il Rosario. Ma sento il demonio che sghignazza e mi deride. Oh! Padre Eterno! Pietà!
   Sono i momenti in cui Satana mi vuole persuadere che io sono una falsa, una pazza, una che inganno tutti. Mi vuol persuadere che non è vero nulla, che io sono dannata… Urlerei se fossi sola per avere uno sfogo. Ma sono in casa d'altri8, e chi può capire?… Sono i momenti in cui mi pare un sogno di mente malata Dio, Gesù, Maria e le loro "voci" e le loro carezze… Eppure io le ho sentite! Mi pare ancora di avere sul palmo l'impressione della ferita del palmo di Gesù! Eppure quelle "voci" io le ho sentite. Possibile che io sia pazza? Solo per questo pazza? Tutte le altre cose – corrispondenze, conti, disposizioni della vita – le compio con facilità e ordine. E allora?
   Perché mi può tormentare così questo orrendo demonio? Annullare anche la certezza di quanto ho udito e sentito! Non basta il non sentire e udire di queste ore? Anche perdere la sicurezza di aver avuto devo provare?
   O Signore! O Maria! Pietà di me!

   Dopo la Comunione in Onore del Cuore Immacolato

   Dice Maria:
   «Voglio che tu comprenda meglio le mie Allegrezze. Dirai più volentieri la Corona francescana.9
   Nella prima non fui contenta per la gloria e la gioia mia, ma perché era venuto il tempo della redenzione dell'uomo e del perdono di Dio all'uomo.
   La seconda mi fece felice non per la lode a me data dalla cugina, ma per aver dato inizio alla redenzione santificando il Battista col portargli il mio Gesù, Redentore vostro.
   La beatitudine della terza non fu unicamente per esser divenuta, senza dolore o macchia alla mia verginità, madre, e nemmeno per la grazia di poter baciare Iddio, mio Figlio. Ma perché la Terra aveva ormai il Salvatore.
   Ciò che mi fece lieta per la quarta volta si fu che nei tre Magi io vidi tutti coloro che da ogni parte del mondo e in ogni epoca della Terra, da quel momento, sarebbero venuti verso la Luce, verso il mio Signore, e l'avrebbero proclamato loro Re e loro Salvatore e Dio.
   L'allegrezza del quinto fatto viene non già unicamente per il mio amore di Madre che cessa di soffrire poiché il Figlio smarrito è ritrovato. Sarebbe stato egoismo. Ma era inesprimibile gioia udendo echeggiare per la prima volta la "Buona Novella" e comprendendo che essa, con anticipo di qualche anno, cadeva in qualche cuore e vi germogliava in pianta eterna. Godevo per questi pre-ammaestrati.
   La sesta allegrezza fu ancor più grande amore per voi, creature redente. Il Risorto mi diceva che i Cieli erano aperti e già abitati dai santi del Signore che da secoli attendevano quell'ora, e che in essi Cieli erano pronti i seggi dei dieci e diecimila salvati. E per me, Madre vostra, sapere pronta la vostra dimora mi era letizia di profondità incalcolabile.
   Infine la settima allegrezza non fu per la mia gloria. Ma perché, fatta dalla bontà di Dio Regina dei Cieli, io potevo da Regina occuparmi di voi, miei amati, ed eletta come ero a sedere alla destra di Dio potevo direttamente, e con supplica potente, parlare, pregare, ottenere per voi.
   Nessuna allegrezza fu per me sola. L'egoismo, anche più giusto e santo, distrugge l'amore. Ogni allegrezza a me venne per amore perfetto e fu spinta ad un ancor più perfetto amore.
   Ora sono beata. Più di così non lo potrei essere perché sono circondata dall'abbraccio trino di Dio. Ma ancora uso della mia beatitudine per l'amore di voi. Anche qua applico la legge10: amo Dio con tutta me stessa e il prossimo come me stessa. Me stessa non perché Maria, ma perché Maria ha trovato grazia presso il Signore ed è amata da Lui; perciò è creatura santa in Lui e di Lui, parte11 di Lui.
   Oh! la mia Teologia! Non ha che una parola di chiave: "Amore". Sono Regina dei Cieli perché ho compreso come nessuna fra le creature questa Teologia.
   Ama. Sarai salva. Ama. Ama con la parola o col silenzio. Ama con l'azione o l'immobilità. Ama col fervore o nella sofferenza dell'aridità. Ama nella gioia e nel dolore. Ama nella vittoria e nella debolezza. Ama nella tentazione e nella libertà dal Nemico. Ama sempre.
   Vi sia un punto in te, il più profondo, che in mezzo a tutto un essere ferito, percosso, agonizzante, inebetito dal dolore, spossato dagli assalti del demonio, nauseato dagli eventi della vita, sbattuto come nave in procella, sa rimanere quieto e vivo nell'amore. Un punto in te che abbia questa unica missione: amare, e la esplichi per la mente, il cuore, la carne. E quel punto sia il santuario tuo. Là vi sia l'altare dalla lampada sempre accesa, dai fiori sempre freschi, dalla lode sempre sonante.
 Sia che tu pianga o rida, che tu speri o dubiti, che tu sia esaudita o no, la parte più santa del tuo spirito, quella che vive in quel punto sacrato al culto di Dio, sappia sempre dire12: "Gloria tibi, Domine. Gloria! Laudamus Te! Benedicimus Te! Adoramus Te! Glorificamus Te! Quoniam Tu solus Sanctus; Tu solus Dominus; Tu solus Altissimus. Cum Angelis et Archangelis, cum Thronis et Dominationibus, cumque omni militia caelestis exercitus, himnum gloriae tuae canimus, sine fine dicentes: Sanctus, Sanctus, Sanctus!".
   Prima della Elevazione viene la lode. Prima della Consumazione viene la lode. Sappi dire la tua Messa. Ogni vittima è sacerdote. Ma non si è sacerdoti se non si sa celebrare la Messa. In tutte le sue parti.
   Guarda il mio Gesù. Prima di essere elevato e consumato ha dato lode al Padre13. E sapeva già quello che l'attendeva.
   Canti il tuo cuore, o Maria. Canti anche se le lacrime piovono dagli occhi tuoi. Il canto copra il tuo gemito e le voci di Satana che ti vuole persuadere a diffidare di te per impedirti di seguire la tua missione; che ti vuol persuadere che Dio non ti ascolta per impedirti di pregare; che ti vuol persuadere che sei perduta per perderti.
   No. Non lo sei. Persevera. Vale più un giorno, un'ora di fedeltà in questo momento, che non i dieci anni passati nel dolore fisico e nella penitenza, ma con la pace nel cuore e Dio sensibile al tuo fianco. Persevera. "Chi persevererà sino alla fine sarà salvo". Lo dice Gesù14mio e tuo. E io te lo dico. Soffri con pace. Presto verrò.»
 

   (Nota mia).
   Sono immersa nel dolore. Entro nei sopori accompagnata da quello e quando ne esco lo trovo lì, a darmi il suo incubo subito: "Dio non ti ama. Sei dannata. Sei una mentitrice. Una pazza. Una eretica".
   È un vero incubo. Mi leva ogni conforto. Offusca persino la luce materiale del sole e la vista di quel bello naturale che in altri stati d'animo mi avrebbe rallegrato. Mi rende incapace a qualsiasi occupazione. Mi annulla la quiete che mi dava il pregare e la gioia del pregare. Parlo e sento quel pensiero. Scrivo e mi si agita nel cervello. Leggo e soverchia le parole. È lì, sempre lì…
   Appena torno in me, la prima sensazione è quella di questo pensiero. Non ho ancora aperto occhi, bocca, mosso le mani, ma esso è già in moto a trivellarmi il cuore e la mente. Cessa appena di parlare il Maestro o la Mamma, ed esso riprende il suo lavoro di tarlo che caria instancabile dove si è annidato.
   Bisogna provare per capire cosa è…
           


   il dettato del 20 febbraio è nel capitolo 613 dell'opera "L'Evangelo come mi è stato rivelato": vi è stata apportata la correzione indicata qui. L'annotazione tra parentesi si riferisce ad uno dei fascicoli dattiloscritti dei quali abbiamo trattato in nota al 4 e al 22 febbraio.
            
   2 visione del Venerdì Santo (7 aprile) che forma il capitolo 607 dell'opera maggiore.
            
   3 dette in Matteo 24, 22Marco 13, 20.
            
   4 un aiuto, cioè l'uomo di Cirene: Matteo 27, 32Marco 15, 21Luca 23, 26.
            
   5 l'angelo, che è in Luca 22, 43.
            
   6 è deferito ogni giudizio, come è detto in Giovanni 5, 22.
               
   7 imponete… come è detto in Matteo 23, 4Luca 11, 46.
            
   8 in casa d'altri, cioè dei coniugi Giovannetti a Sant'Andrea di Còmpito, come abbiamo spiegato nella nota sullo sfollamento sotto la data del 24 aprile.
            
   9 la Corona francescana è una pratica di devozione a Maria Ss., della quale contempla sette "allegrezze". La prima riguarda l'incarnazione del Verbo dopo l'annuncio dell'Arcangelo. Le altre risultano con chiarezza dal testo del presente "dettato", compresa lasesta, che riguarda un fatto (l'apparizione di Gesù Risorto alla Madre) non attestato nei Vangeli, ma ritenuto plausibile e riportato nell'opera maggiore di Maria Valtorta, come abbiamo annotato in calce allo scritto del 24 aprile 1943.
            
   10 la legge, quella di Levitico 19, 18Deuteronomio 6, 5.
            
   11 parte non come "porzione", ma come "partecipazione".
            
   12 dire, con espressioni latine prese dal "Gloria" e dal "Prefazio" del Messale allora vigente.
            
   13 ha dato lode al Padre, come in Giovanni 14-17.
            
   14 Lo dice Gesù in Matteo 10, 22; 24, 13.