MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

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Pubblicato il 03/12/2018

Quinto giorno di Novena all'Immacolata Concezione con riferimenti valtortiani.

'Oggi sono più che mai Regina in Cielo e porto con me l’anima tua'   

   Cari amici e amiche in Cristo nostro Signore, mi è lieto parteciparvi questa bella Novena in onore dell'Immacolata Concezione, condivisa da Padre Giulio Maria Scozzaro, alla quale, dopo la parte dedicata a ciascun giorno, abbiamo aggiunto un capitolo valtortiano pertinente.
   Sosteniamola con fede vera e sperimentiamo la Potenza commista all'infinita Dolcezza, che solo nella Vergine SS trovano una celestiale, inarrivabile e rassicurante simbiosi, che non spaventa, ma avvicina ed invita a fruire dei Meriti del Redentore attraverso i Veli candidissimi e mitissimi della Corredentrice Eterna nostra.

Ave Maria!

   L'introduzione e la preghiera iniziale si ripetono ogni giorno)

   1. Introduzione

   Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

   Vieni Santo Spirito, riempi il cuore dei tuoi fedeli e accendi in noi il fuoco del Tuo amore.

   V. Manda il Tuo Spirito, Signore, e tutto sarà ricreato.

   R. E rinnoverai la faccia della terra.

   Preghiamo.

   O Dio, che con il dono dello Spirito Santo guidi i fedeli alla piena luce della verità, donaci di gustare nel medesimo tuo Spirito la vera sapienza e di godere sempre del suo conforto. Per Cristo Nostro Signore. Amen.

   2. Preghiera iniziale

   Vergine purissima, concepita senza peccato, tutta bella e senza macchia dal primo istante, Ti venero oggi sotto il titolo di Immacolata Concezione. Il Tuo Divino Figlio mi ha insegnato, attraverso la sua stima, rispetto e sottomissione a Te, quali onori e omaggi io Ti dovrei prestare. Tu sei il rifugio sicuro dei peccatori pentiti e per questo ricorro a Te, attraverso questa novena. Sei la Madre di Misericordia cui presento le mie miserie e Ti chiedo di aiutarmi, poiché, dopo Gesù, sei tutta la mia speranza.
   
Con la Tua intercessione materna, Madonna piena di bontà e potere presso il Signore, Ti supplico di farmi ottenere ... (indicare la Grazia spirituale o materiale). Se ciò che Ti chiedo non è per la gloria di Dio ed il bene della mia anima, fammi avere quello che sia più conforme a entrambi. Amen!

5° GIORNO

   SALVACI, O MARIA!

   O Vergine, bella come la luna, delizia del Cielo, nel cui volto guardano i beati e si specchiano gli Angeli, fa che noi, tuoi figli, Ti assomigliamo, e che le nostre anime ricevano un raggio della tua bellezza che non tramonta con gli anni, ma che rifulge nell’eternità.
   O Maria, Sole del Cielo, risveglia la vita dovunque è la morte e rischiara gli spiriti dove sono le tenebre. Rispecchiandoti nel volto dei tuoi figli, concedi a noi un riflesso del tuo lume e del tuo fervore.
   Salvaci, o Maria, bella come la luna, fulgida come il sole, forte come un esercito schierato, sorretto non dall’odio, ma dalla fiamma dell’amore. Amen.

   7 Ave Maria

 

Dai Quaderni di Maria Valtorta, 8 dicembre 1943

 

   Lo stesso 8 dicembre alle 6 ant.

 

   Dice Maria
   «Quando nell’ira del Venerdì santo mi incontrai col Figlio mio ad un crocevia che menava al Golgota, nessuna parola usci dalle nostre labbra fuorché: "Mamma!", "Figlio!". 
   
Intorno a noi stava la Bestemmia, la Ferocia, lo Scherno e la Curiosità. Inutile, davanti a queste quattro Furie, esporre il cuore con i suoi palpiti più santi. Si sarebbero precipitate su esso a ferirlo più ancora, perché quando l’uomo tocca la perfezione del Male è capace non solo del delitto verso i corpi ma anche verso il pensiero e il sentimento del suo simile.
   
Ci guardammo. Gesù, che aveva già parlato alle donne pietose incitandole a piangere sui peccati del mondo, non mi guardò che fissamente, attraverso il velo del sudore, del pianto, della polvere, del sangue, che facevano crosta alle sue palpebre.
   Sapeva che io pregavo per il mondo a che avrei voluto piegare il Cielo in suo soccorso alleviandogli non il supplizio, poiché questo doveva esser compiuto per decreto eterno, ma la durata di esso. Lo avrei voluto piegare a costo di un mio martirio di tutta la vita. Ma non potevo. Era l’ora della Giustizia.  
   Sapeva che lo amavo come non mai. Ed io sapevo che mi amava e che più del velo della Veronica pietosa e di ogni altro soccorso gli sarebbe stato di sollievo il bacio della sua Mamma. Ma anche questa tortura ci voleva per redimere le colpe del disamore.
   
I nostri sguardi si incontrarono, si allacciarono, si divisero lacerando i cuori nostri. E poi la calca travolse e sospinse la Vittima verso il suo altare e lo nascose all’altra vittima che già era sull’altare del sacrificio e che ero io, Madre dolorosa.
   Quando vi vedo così duri, ostinati nel peccato, e penso che il nostro duplice strazio infinito non è valso a farvi buoni, penso quale strazio più grande occorreva per neutralizzare il veleno di Satana in voi e non lo trovo, perché strazio più grande del nostro non c’è.
   
Ho tenuto, dal momento della mia Immacolata Concezione, il capo di Satana sotto il mio calcagno di senza colpa. Ma esso ha, non avendo potuto corrompere il mio corpo e la mia anima con il suo veleno, schizzato esso veleno come acido infernale sul mio Cuore materno e, se esso è immacolato per grazia di Dio, è addolorato come più non potrebbe per opera di Satana, che lo ha trafitto a morte per opera dei figli dell’uomo uccisori del Figlio mio dall’ora del Getsemani alla fine del mondo.
   
La Madre ti dice, creatura che mi sei cara, che nella beatitudine del Cielo salgono a ferirmi come frecce le offese che fate al Figlio mio ed ognuna riapre la ferita del Venerdì santo. Più delle stelle nei firmamenti di Dio sono le ferite che porta  il mio Cuore per voi. E della Madre che vi ha dato la sua vita non avete pietà. 
   Tornerò a parlarti oggi perché ti voglio tenere tutto il giorno con me. Oggi sono più che mai Regina in Cielo e porto con me l’anima tua.
  Sei una bambina che poco sa della Mamma. Ma quando saprai tante cose e mi conoscerai non come stella lontana di cui solo si vede un raggio e si sa il nome non solo come ente ideale e idealizzato, ma come realtà viva e amorosa, con il mio cuore di Madre di Dio e di Mamma di Gesù, di Donna che capisce i dolori della donna perché i più atroci non le furono risparmiati e non ha che ricordare i suoi per capire gli altrui, allora mi amerai come ami il Figlio mio: ossia con tutta te stessa.»

 

   Lo stesso giorno alle 12. 
   
   Dice Maria: 
   «Fu la pietà di Longino a permettermi di accostarmi alla Croce, alla quale ero giunta attraverso a
scorciatoie scoscese, portata più dall’amore che da forza mia propria. 
   Longino era un soldato retto che compieva il suo dovere ed esercitava il suo diritto con giustizia.
Era perciò già predisposto ai prodigi della Grazia. Io per quella sua pietà gli ottenni il dono delle stille del Costato ed esse gli furono battesimo di grazia, perché la sua anima aveva sete di Giustizia e Verità.
   Gli angeli avevano detto nell’alba natale di Gesù: "Pace in terra agli uomini di buona volontà". Nel tramonto del giorno mortale del Cristo, il Cristo stesso dava a quest’uomo di buona volontà la sua Pace. E Longino fu il primo figlio natomi dal travaglio della Croce, perché Disma fu l’ultimo redento per la parola di Gesù di Nazaret come Giovanni ne fu il primo, e potrei dire che egli, col suo cuore di giglio di diamante acceso dall’amore, fu la luce nata dalla Luce, e le Tenebre non poterono mai offuscarla.
   Io non avevo fatto che prendere questo "figlio di Cristo" (il Padre Migliorini sa cosa voglia dire in ebraico il suffisso: bar) dalle mani del Figlio mio dando inizio al ciclo della mia maternità spirituale con un fiore che già s’era sbocciato al Cielo; della mia maternità spirituale nata come rosa porpurea dalle palme inchiodate al tronco della Croce, così diversa dalla candida rosa di letizia di Cana, ma ugualmente data dall’amore del Cristo alla sua Mamma per gli uomini, e dall’amore del Cristo agli uomini per la sua Mamma che non avrebbe più avuto Figlio.
   Un miracolo d’amore segnò l’èra dell’evangelizzazione, un miracolo d’amore quella della redenzione, perché tutto quanto viene da Gesù mio è amore e tutto quanto viene da Maria è pure amore. il cuore della Mamma non differisce da quello del Figlio altro che nella Perfezione divina.
   Dall’alto della Croce erano scese lente le parole, spaziate nel tempo come battere d’ore ad un orologio celeste. Ed io le avevo tutte raccolte, anche quelle che a me meno si riferivano, perché anche un sospiro del Morente era raccolto, bevuto, aspirato, dal mio udito, dal mio occhio, dal mio cuore.
   "Donna, ecco tuo figlio". E generati dal mio dolore ho dato figli al Cielo da quel momento. Parto verginale come il mio primo, questo mistico parto di voi per Lui. Io vi do alla luce dei Cieli attraverso il mio Figlio e il mio dolore. E questo generare, che ebbe principio da quelle parole, se non ha ululi di carne squarciata, perché la mia carne era immune da colpa e dalla condanna del generare attraverso al dolore, il cuore squarciato ululò senza voce col singulto muto dello spirito, e posso dire che voi nascete attraverso il varco aperto dal mio dolore di Madre nel mio cuore di Vergine.
   Ma la parola-regina di quel crudele pomeriggio d’aprile era sempre una: "Mamma!". Conforto del Figlio solo a chiamarmi, poiché sapeva quanto l’amavo e come lo spirito mio ascendesse sulla sua Croce per baciare il mio santo Torturato. Sempre più sovente ripetuta e più straziantemente ripetuta mano a mano che lo spasimo cresceva come marea che monta.
   Il grande grido di cui parlano gli evangelisti fu questa parola. Aveva tutto detto e tutto compiuto, aveva affidato lo spirito al Padre suo ed invocato il Padre sul suo smisurato dolore. Ed il Padre non s’era mostrato a Questo nel quale fino a quell’ora si era compiaciuto e che ora, carico dei peccati di un mondo, era guardato con rigore da Dio. La Vittima chiamò la Madre. Con urlo di lacerante dolore che trafisse i Cieli, facendone piovere perdono, e che trafisse il mio cuore, facendone piovere sangue e pianto.
   Ho raccolto quel grido in cui per le contrazioni della morte, e di quella morte la parola naufragava in uno straziante lamento, ed ho portato in me quel suono come una spada di fuoco sino alla mattina pasquale, quando il Vincitore entrò, sfolgorante più del sole di quel sereno mattino, bello più di come mai l’avessi visto prima, perché la tomba m’aveva ingoiato un Uomo-Dio e mi restituiva un Dio-Uomo, perfetto nella sua virile maestà, giubilante per la prova compiuta. 
   "Mamma" anche allora. Ma, o figlia!, questo era il grido della sua gioia incontenibile, di cui Egli mi faceva partecipe stringendomi al Cuore e mondando l’assenzio dell’aceto e del fiele al bacio della Mamma sua.
   Non ti faccia stupore se nel giorno della mia festa di candore io ti ho parlato del mio dolore. Ad ogni dono di Dio per giustizia è contrapposto un dono del beneficato. Ogni elezione importa con sé doveri tremendi e soavi insieme, che divengono gaudio eterno quando la prova finisce.
   Al dono supremo del Concepimento senza macchia doveva da parte mia corrispondere quello d’essere Madre del Redentore, ossia Donna del Dolore. E lo strazio del Golgota è la corona apposta sulla gloria del mio Concepimento immacolato.»