MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

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Pubblicato il 12/04/2019

Sesto giorno della Novena a Santa Bernadette Soubirous con riferimenti alle Opere di Maria Valtorta

     

SESTO GIORNO 

    ABBANDONO ALLA VOLONTA' DI DIO

   'Quando si obbedisce non si sbaglia mai, obbedite sempre con gioia'.

   'Costi quel che costi è necessario che parli di mia Madre del Cielo'. (S. Bernadette S.)

    Bernadette è forte e coraggiosa. Nell’adempiere i compiti che la Madonna le affida è precisa, scrupolosa, determinata. Li compie alla perfezione, fino in fondo, senza badare a se stessa e alle possibili incresciose conseguenze. Vuole fare contenta la Madonna e adempiere così pienamente alla Volontà di Dio. Nella sua fragilità non ha alcun timore delle autorità civili e religiose, ma le affronta con calma, garbo e autorevolezza. Alla fine sarà lei a imporsi con la forza della verità. 

   Preghiera:  

   O Santa Bernadette, che fosti strumento docile alla Volontà di Dio, espressa per mezzo di Maria, insegnaci ad obbedire fedelmente a Dio, e a sottometterci generosamente a tutto ciò che chiede.

   Padre nostro, 7 Ave Maria, Gloria, Magnificat

 

   Dal Libro di Azaria, 5 gennaio 1947

 

Ss. Nome di Gesù
   Introito: Salmo 8, 2; Filippesi 2, 10-11.
   Orazione: O Dio, che hai costituito il tuo unigenito Figlio Salvatore del genere umano ed hai voluto che fosse chiamato Gesù, concedici propizio di godere nel cielo la vista di colui del quale in terra veneriamo il santo Nome.
   Lettura: Atti 4, 8-12.
   Graduale: Salmo 106 (105), 47; 145 (144), 21; Isaia 63, 16.
   Tratto: Salmo 80 (79), 20; 145 (144), 1.21; Cantico dei cantici 1, 2; 2, 14.
   Vangelo: Luca 2, 21.
   Offertorio: Salmo 86 (85), 5.12.
   Segreta: La tua benedizione, che dà vita ad ogni creatura, santifichi, te ne preghiamo o Dio clementissimo, questo nostro sacrificio che ti offriamo a gloria del Nome del tuo Figlio, nostro Signor Gesù Cristo, affinché alla tua maestà sia di gradita lode e a noi sia di proficua salute.
   Comunione: Salmo 86 (85), 9-10.
   Dopocomunione: O Dio onnipotente ed eterno che ci hai creati e redenti, riguarda benigno i nostri voti e degnati accogliere con volto sereno e benevolo il sacrificio dell'ostia di salute, che abbiamo offerto alla tua maestà in onore del tuo Figlio, Signor nostro Gesù Cristo, affinché per la tua grazia, in noi infusa, ci rallegriamo di vedere scritti in cielo i nostri nomi sotto il glorioso nome di Gesù, titolo di eterna predestinazione.
 

   Vigilia dell'Epifania
   Introito: Salmo 93 (92), 1; Sapienza 18, 14-15.
   Orazione: O Dio onnipotente ed eterno, dirigi le nostre azioni secondo il tuo beneplacito, affinché nel nome del tuo diletto Figlio meritiamo di abbondare in opere buone.
   Graduale: Salmo 45 (44), 2-3; 93 (92), 1.
   Vangelo: Matteo 2, 19-23.
   Offertorio: Salmo 93 (92), 1-2.
   Segreta: Concedi, te ne preghiamo o Dio onnipotente, che l'offerta presentata agli occhi della tua maestà e ci ottenga la grazia di una pia devozione e ci assicuri il premio della lieta eternità.
   Comunione: Matteo 2, 20.
   Dopocomunione: Per la virtù di questo mistero, o Signore, siano tolti i nostri vizi e realizzati i nostri giusti desideri.
  

   Dice Azaria:
   «Le S. Messe di oggi: Domenica celebrativa del S. Nome di Gesù e Vigilia dell'Epifania, sono il poema dell'ubbidienza, di questa grande virtù che, dopo le tre virtù teologali, andrebbe amata e seguita alla perfezione, e che all'opposto passa quasi inosservata, o osservata male e amata meno ancora. Eppure essa è uno dei cardini dell'Increato e del Creato, ed è indispensabile cardine per sorreggere l'edifizio della santità. Contempliamola insieme, anima mia, e vedrai che essa è, dovunque è, cosa buona.
   Ubbidienza nell'Increato: il Verbo ubbidisce al desiderio del Padre. Sempre. Non si rifiuta mai di essere Colui per la cui Parola i voleri del Padre si fanno. Del Verbo Divino si sanno le perfette ubbidienze. Brillano, a voi mortali, dalle prime parole della Genesi: "Dio disse: 'Sia fatta la luce'". Ecco che subito il Verbo espresse il comando che il Padre aveva pensato, e la luce fu. Fu la luce, e il Verbo prese presso gli uomini Carne dichiarandosi più volte "Luce", e Luce è detto dalla bocca ispirata di Giovanni Apostolo:
   "In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Questo era in principio presso Dio. Tutte le cose sono state fatte per mezzo di Lui, e senza di Lui nessuna delle cose create è stata fatta. In Lui era la Vita e la Vita era la Luce degli uomini. E la Luce splendé nelle tenebre, ma le tenebre non la compresero. Ci fu un uomo mandato da Dio. Il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone, perattestare la Luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la Luce, ma venne per rendere testimonianza alla Luce. Era la veraLuce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo".
   Questa pagina serafica del serafico che aveva conosciuto Dio, e non soltanto Dio-Uomo, Salvatore e Maestro, ma Dio, l'Inconoscibile, e ne aveva compreso la Natura, è veramente un canto, il canto della verità sulla Natura del Verbo e mette ali all'anima di chi lo sa ascoltare, ali per salire a contemplare il Verbo che si fece Uomo per dare la Vita e la Luce agli uomini.
   Il Verbo ha voluto a sua caratteristica il nome di "Luce". Ha quasi battezzato Sé stesso di questo nome che è stato detto da Lui nel primo suo atto di ubbidienza al Padre: "La Luce sia!".
   Il Verbo ha sempre ubbidito. Il Padre gli disse: "Tu sarai Uomo perché Tu solo puoi istruire l'Umanità". Il Verbo disse: "Sarò Uomo. La tua Volontà sia fatta". Il Padre disse: "Tu morrai perché solo il tuo Sacrificio potrà redimere l'Umanità". Il Verbo disse: "Io morrò. La tua Volontà sia fatta". Il Padre disse: "E morrai sulla Croce perché per redimere il mondo non mi è sufficiente il sacrificio della tua vita fra i dolori della morte per malattia". Il Verbo disse: "E morirò sulla Croce. La tua Volontà sia fatta".
   Passarono i secoli, e il Verbo, venuta la sua ora, si incarnò nel Seno della Vergine e nacque come tutti i nati d'uomo1: piccino, debole, incapace di parlare e di camminare, e crebbe lentamente come tutti i figli degli uomini, ubbidendo anche in questo al Padre che lo voleva soggetto alle leggi comuni per preservarlo dalle insidie di Satana e degli uomini, guatanti feroci in attesa del temuto Messia, e per prevenire le future obbiezioni dei negatori e degli eretici sulla vera Umanità del Figlio di Dio.
   Crebbe in sapienza e grazia, ubbidendo. Si fece uomo e operaio, ubbidendo. A Dio Padre, e ai parenti. Giunto al 30° anno divenne il Maestro per istruire l'Umanità, ubbidendo. Passati tre anni e tre mesi, e giunta l'ora del morire, e di morte di Croce, ubbidì ripetendo: "La tua Volontà sia fatta".
   E ubbidire sinché l'ubbidienza è soltanto di pensiero è facile ancora. Dire: "Tu farai..." e rispondere: "Io farò", avendo davanti anni fra l'ordine e l'esecuzione del medesimo - nel caso di Cristo: secoli - è ancora facile. Ma ripetere: "Sia fatta la tua Volontà" quando la Vittima ha già davanti tutti gli strumenti della Passione ed è l'ora di abbracciarli per compiere la volontà di Dio, è molto più difficile. Tutto ripugna alla creatura umana: il dolore, le offese, la morte. Nel caso di Cristo, anche il peso dei peccati degli uomini che si accalcavano su Lui, Redentore prossimo alla Redenzione. Ma Gesù ubbidì dicendo: "Sia fatta la tua Volontà" e morì sulla Croce dopo aver tutto sofferto e consumato. Questa l'ubbidienza nell'Increato.
   Nel Creato. Gli elementi, che erano confusi nel caos, ubbidirono ordinandosi. Ricordate qui le parole della Genesi, per non dire che il portavoce sente malamente: "Dio creò il cielo e la terra, e la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell'abisso, e lo Spirito di Dio si librava sulle acque e Dio disse: 'Sia fatta la Luce'". Aria, acqua, fuoco, luce, erano dunque fatti, ma non erano separati e ordinati. Dio comandò loro di separarsi e di ordinarsi, secondo la legge che Egli dava loro, ed essi ubbidirono e ubbidiscono da migliaia di anni, facendo il giorno e la notte, i mari e le terre, e lavorando, il fuoco, nelle vene del globo, a preparare i minerali dei quali l'uomo necessita.
   Ubbidienza nel Creato: Dio, dopo aver fatto il cielo, ossia gli strati dell'atmosfera, li sparse d'astri comandando loro di seguire una certa via immutabile, e gli astri ubbidirono. Dio, dopo aver fatto la Terra, ossia dopo aver reso compatta e ordinata la materia, prima sparsa e confusa di polvere e di acque, creò le piante e gli animali della Terra e delle acque, e comandò loro di fruttificare e moltiplicare, ed animali e pianteubbidirono.
   Poi venne l'uomo, la creatura-re del creato, e Dio diede all'uomo comando di ubbidienza. E l'ubbidienza dell'uomo avrebbe mantenuto la Terra allo stato di un Paradiso terrestre nel quale morte, fame, guerre, sventure, malattie, fatiche, sarebbero state ignorate; un giocondo soggiorno di pace e amore nell'amicizia di Dio sarebbe stata la vita dell'uomo sino al suo passaggio alla Dimora celeste, nel modo che lo fu per Maria Ss., che non morì, ma si addormì nel Signore e si svegliò sul suo Seno, bella e glorificata col suo spirito perfetto e con le sue carni senza colpa.
   E Satana non volle questa gioia dell'uomo, questa gioia di poco inferiore a quella degli angeli e con, a compenso della differenza fra gli angeli e gli uomini, la gioia dei figli avuti senza concupiscenza, che è sempre dolore, e senza dolore, frutto della concupiscenza. E l'uomo secondò il desiderio di Lucifero e disubbidì, portando a sé e ai suoi discendenti tutte le conseguenze della disubbidienza che non è mai buona e che crea sempre delle rovine.
   Da allora, da quando lo spirito dell'uomo si è inquinato con la disubbidienza, caratteristica di Satana, soltanto gli amanti di Dio sanno ubbidire e, su questo cardine che è lo spirito di ubbidienza, santificarsi.
   L'ubbidienza, che sembra inferiore alle tre teologali virtù2, soltanto perché non è nominata neppure nelle quattro virtù cardinali, è in realtà presente in tutte, inscindibile da tutte le virtù. Essa è come il sostegno su cui esse si appoggiano per crescere in voi.
   Medita. Come potete avere la Fede? Ubbidendo a Dio che vi dice e propone di credere nelle sue verità e misteri, e ubbidendo a ciò che vi dice la S. Chiesa: Voce delle voci di Dio.
   Come potete avere la Speranza? Anche qui ubbidendo a Dio il quale vi infonde questa virtù dicendovi che dovete sperare in Lui che vi darà gli aiuti e le misericordie sue per giungere alla Vita eterna e al suo possesso.
   Come potete avere la Carità? Ubbidendo al precetto dell'amore verso Dio e verso il prossimo.
   Come potete avere la Prudenza? Stando ubbidienti ai precetti di Dio e ai suoi consigli che hanno lo scopo di indirizzare ogni azione dell'uomo al suo giusto fine.
   E come la Giustizia? Ubbidendo alla Legge della morale soprannaturale, la quale vi insegna a non fare agli altri ciò che non si vorrebbe fatto a sé stessi.
   E come la Fortezza? Ubbidendo eroicamente a Dio che sapete più grande di tutte le cose create, e per il Quale dovete essere disposti a tutto patire per conservarvi fedeli a Lui e possederlo per l'eternità; ubbidendo eroicamente con la sua promessa nel cuore: "Io sarò con voi nelle ore delle prove". Perché questo è ciò che promettono tutte le parole della Verità che bisogna saper capire nel loro spirito. Fare, e non temere. Dio è con gli ubbidienti al suo volere. I persecutori restano quaggiù. Oltre vita non vi raggiungono, o ubbidienti di Dio. E un giorno verrà in cui vi rivedranno e stupiranno vedendovi fra i benedetti.
   E come potete avere la Temperanza? Ancora per l'ubbidienza ai divieti santi di Dio e ai limiti messi a vostra salvezza per usare senza pericolo delle cose temporali.
   Voi vedete che l'Ubbidienza, virtù taciuta, è in tutte le virtù. In tutte.
   Ed ora che abbiamo fatto l'elogio dell'ubbidienza, meditiamo la S. Messa del Ss. Nome di Gesù.
   Gesù ubbidì anche nell'assumere il Nome che il Padre voleva portato da Lui. Non obbiettino gli uomini: "Certo che prese quel Nome, posto che era il Salvatore!". Diranno forse anche: "Salvatore lo avevano già chiamato i profeti". Gli uomini vogliono sempre sminuire le eroicità delle virtù dei santi, e perciò anche la perfetta eroicità del Santo dei Santi: Gesù, Figlio di Dio e di Maria.
   Molti nomi erano nella lingua di Israele che avrebbero potuto servire a significare chi era il figlio di Maria. Poteva chiamarsi Eliseo, Joab, Gionata, Malachia, Mattia e Matatia, Zaccheo e Zebedeo, Natanaele e Uria, e Gioachino anche, perché il Signore Iddio innalzò il suo Verbo e sulla Croce e sul mondo e su tutte le creature. E vi erano i nomi usati dai Profeti, sotto l'impulso dello Spirito Santo, per indicare il Verbo Incarnato. Perciò non è da dirsi che unicamente quel Nome Egli doveva assumere. Ma lo assunse perché così lo voleva il Padre suo. E Maria e Giuseppe, altri eroici ubbidienti, lo imposero al Bambino perché così "l'angelo lo aveva chiamato prima che Egli fosse concepito nel seno materno".
   Cosa voglia dire "Gesù" già te l'ho spiegato3, e con più ampia spiegazione di quella data comunemente dai dotti. Ma alla potenza e giustizia di questo Nome tu ora puoi unire anche la cognizione di quale virtù cela. La santa ubbidienza presa a sua fedele compagna nelle grandi e piccole cose, e anche nel prendere il Nome da portare in eterno come Dio-Uomo. Quel Nome davanti al quale si deve piegare ogni ginocchio in Terra, in Cielo, e nell'Inferno, ed ogni lingua deve confessare che il divino Signor Gesù Cristo è nella gloria del Padre. Quel Nome che è ammirabile più di ogni altro portato da creatura. Quel Nome che opera miracoli e libera dai demoni col solo nominarlo, perché è il Potente nome dell'Onnipotente. E che, e quanto onnipotente sia, e che miracoli operi ad averlo fra voi, tu più volte ne hai esperimentato la verità e misura.
   Dire "Gesù" è già dire preghiera e supplica che il Padre dei Cieli non respinge mai. Dire "Gesù" è vincere le forze avverse, quali che siano. Satana e i suoi neri ministri non possono tenere la preda se essa, o chi per essa, grida: "Gesù".
   Lodiamolo, io e te, questo Nome, e lodiamo Gesù di dirlo e di volerlo re nelle case per ristabilire pace e gioia, ordine e amore là dove Lucifero ha sconvolto. Lo dice il Principe degli Apostoli, fatto ormai vero apostolo e maestro dal battesimo pentecostale: "Sia noto a voi tutti e a tutto il popolo d'Israele come in nome di Gesù Cristo Nazareno,... in virtù di questo Nome costui è sano davanti a voi... Non c'è altra salvezza. E non c'è altro Nome sotto il Cielo... in virtù del quale possiamo salvarci".
   Il Nome dell'Ubbidiente sino alla morte, e morte di Croce, è il nome vittorioso su tutto e sempre. Anche oggi tu hai visto4 come in virtù dell'amore e del Nome di Gesù, colui che sai è sano davanti a chi prima lo sapeva malato. È liberato. Il Nome di Cristo tenga lontano da lui i ritorni del Male, che odia coloro che vogliono vivere nella Legge di Dio.
   Che odia. Come ha odiato Maria e Giuseppe, aizzando tutto quanto poteva nuocere loro e dare loro dolore perché essi erano ubbidienti al Signore.
   Che odia. Come ha odiato i tre Savi, tanto da tentare che il loro ossequio si mutasse in danno al Fanciullo Divino e a loro stessi, ricercati da Erode, deluso e irritato del loro sfuggirgli. Anche essi erano degli ubbidienti. Hanno ubbidito alle voci dell'alto. Sempre. Sia quando queste voci dicevano loro: "Partite per adorare il nato Re dei Giudei", sia quando esse dicevano: "Non ripassate da Erode". Hanno ubbidito e hanno meritato di piegare il ginocchio, primizie dei popoli tutti, davanti al Cristo, davanti al Figlio di Dio e di Maria: Gesù.
   Tutta ubbidienza è la vita di Cristo, e dei parenti e amici di Cristo. L'ubbidienza pavimenta la via del Signore, e su essa Egli è passato, con sua Madre e con Giuseppe, dai primi attimi della sua vita terrena. Anzi, Pargolo incapace, su essa lo hanno portato coloro che per volere di Dio rappresentavano per Lui e presso di Lui Iddio: il padre putativo e la Madre Vergine. E se la Madre sapeva, per la Grazia onde era piena, che non c'era da insegnare al Fanciullo le vie della Giustizia, Giuseppe, che non sapeva tutti i misteri che Maria serbava nel suo cuore - ricorda qui la spiegazione avuta nel libro dell'Infanzia5 di Gesù Signor Nostro - da giusto qual era volle insegnare al Fanciullo sin dai primi bagliori dell'intelligenza che ubbidire si deve agli ordini di Dio, anche se questi ordini vogliono dire esilio, maggior povertà, dolore. E Maria, Sposa umile e prudente, secondò lo sposo, facendosi simile a lui presso il Fanciullo che, a sviare Satana, andava trattato come ogni altro piccolo figlio di uomo.
   Che profondità di virtù in queste parole dette dopo le altre inerenti all'ubbidienza del nome da imporsi al Fanciullo! "E Giuseppe, alzatosi nella notte, prese il Bambino e la Madre e si ritirò in Egitto dove stette...", e nelle altre: "Ed egli, alzatosi, prese il Bambino e la Madre e tornò in terra di Israele... e avvertito in sogno si ritirò in Galilea...".
   Ubbidienza pronta e assoluta, tanto da non rispondere parola per discutere, tanto da neppur attendere il mattino per metterla in pratica. E ciò non solo la prima volta, quando il ritardo di un'ora poteva dire anche "morte" per il Bambino, ma anche la seconda volta, quando meno urgente era la partenza, quando, anzi, lasciare la città ospitale voleva dire perdere nuovamente i clienti, e perciò gli utili e quel minimo che col lavoro si era nuovamente rifatto. Giuseppe non sapeva cosa avrebbe trovato tornando in patria. Ma parte, perché Dio lo vuole, e va dove Dio lo vuole.
   Aveva dubitato una sola volta Giuseppe, e di una creatura. Mai di Dio. Ora, progredito nella virtù per la vicinanza di Maria, non dubiterebbe, non dubita, anzi, più neppure delle creature. Accetta tutto. E dice a sé stesso: "Mi fido dell'Altissimo. Egli conosce i cuori degli uomini e salverà me dalle insidie dei mentitori e degli empi". Riguardo alle voci del Cielo non ha mai dubitato e non dubita. E va.
   Imitate l'ubbidienza degli eletti e dei Prediletti che appare luminosa dalle due sante Messe di oggi e dalla ricorrenza di domani. Chi sa ubbidire regnerà. Perché se la carità è Dio, l'ubbidienza è segno di figliolanza da Dio.
   Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo».

 

   1 nacque come tutti i nati d'uomo è un'affermazione che si riferisce non al modo del concepimento e del parto, che non lesero la verginale integrità della Madre, ma alla condizione del Partorito, che come tutti fu "piccino, debole, incapace di parlare e di camminare, e crebbe lentamente…, ubbidendo…" 

  2 tre teologali virtù: fede, speranza, carità; quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza.

   3 te l'ho spiegato nella lezione sulla Messa della festa di Cristo Re (27 ottobre 1946). I nomi biblici elencati sopra esprimono, ciascuno nel proprio significato, un'azione di Dio: Dio aiuta, Dio è padre, Dio ha dato, inviato di Dio, dono di Dio, Dio si è ricordato, ecc. 

  4 oggi tu hai visto… si riferisce ad un fatto che è narrato nel volume I quaderni del 1945-1950 sotto la stessa data del 5 gennaio 1947.

   5 nel libro dell'Infanzia…, cioè nella prima parte dell'opera L'Evangelo come mi è stato rivelato, che in vari capitoli, e in special modo nel capitolo 37, illustra la figura di Giuseppe, padre putativo di Gesù.