MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

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Pubblicato il 31/12/2018

Terzo giorno di Triduo a Maria SS Madre di Dio con riferimenti alle Opere minori di Maria Valtorta

   Madre di Dio (in greco Θεοτ?κος; in latino Deipara o Dei genetrix) è un titolo che è stato dato a Maria nel 431 dal Concilio di Efeso attraverso la proclamazione di un dogma ed è una conseguenza della dottrina cristologica affermata dal concilio. Secondo il concilio Gesù Cristo, pur essendo sia Dio che uomo – come già diceva in precedenza il concilio di Nicea (325), è un’unica persona. Le due nature, divina e umana, sono inseparabili e perciò Maria può essere legittimamente chiamata Madre di Dio. La solennità di Maria S.ma Madre di Dio è la prima festa mariana comparsa nella Chiesa occidentale. 
   Il Servo di Dio Paolo VI, volle, a partire dal 1967, che il 1° gennaio diventasse anche la Giornata Mondiale della Pace ; in questa occasione il Sommo Pontefice invia ai Capi delle Nazioni un messaggio che invita alla riflessione sul tema della Pace.

Terzo giorno: PREGHIERA ALLA MADRE DI DIO (di Santa Faustina Kowalska)

   O dolce Madre del Signore, 
su Te modello la mia vita,
tu sei per me un'aurora radiosa,
estasiata m'immergo tutta in Te.
   O Madre, o Vergine Immacolata,
in Te si riflette per me il raggio di Dio.
   Tu m' insegni ad amare il Signore nelle tempeste,
Tu sei il mio scudo e la mia difesa dai nemici.

   Sette Ave, 1 Gloria, 1 Salve Regina, 1 Magnificat

Dalle 'Lezioni sull'Epistola di Paolo ai romani', n.16 del 13 febbraio 1948 (Ai Romani c. 5 v. 5.)

   Dice il Divinissimo Autore:
   «Ti ho fatto contemplare le due Nature di Gesù, Figliuolo di Dio e dell’Uomo, e come la natura divina, annichilendosi, limitandosi nei brevi confini di una carne umana - essa: infinita - non si sia per questo avvilita, ma anzi abbia divinizzato la natura umana ricreando il novello Adamo, nel novello paradiso terrestre dove tutto è bello e buono - bello a vedersi, buono a gustarsi - dove sono forti e incontaminati da abbracci serpentini l’albero della Vita, ossia della Grazia, e quello della Scienza del Bene e del Male, al quale però non viene tesa avida la mano per cogliere il frutto e divenire “dèi”, secondo la promessa fallace, ma al cui sussurro sapienziale viene porto puro orecchio per apprendere il Bene e fuggire il Male, pregando con compas­sione per gli incauti che non ascoltano il sussurro delle fronde mosse dal vento buono di Dio ma lo zufolare, presso le radici, del Tentatore.
   Due voci. Ma come diverse! L’una viene dalle cime che spaziano nella purezza dell’aere e sono luminose di sole. L’altra viene dal basso, dalla terra, dalla penombra. La voce di Dio: Luce e Sapienza e Verità. La voce di Satana: Tenebra, Fango, Menzogna.
   L’Eva prima porse orecchio e abbassò lo sguardo alla voce della tenebra, fango e menzogna. L’Eva seconda - il secondo paradiso terrestre dove Dio si è compiaciuto di conversare con l’Innocenza nel fresco della sera, ossia nella pace di uno spirito che ignora le febbri, il caldo della lussuria - porse orecchio alla voce di Luce, Sapienza, Verità.
   O novello terrestre paradiso di Dio! O bello, vago, puro giardino di delizie, dove tutto ciò che è, è dono di Dio, con venerabonda cura d’amore conservato bello e puro per essere aperto a riposo all’Eterno, offerto alla Carità perché sia sua Dimora, giardino irrorato dalla Fonte purissima fertilizzante la terra (gli uomini) che alla sua Acqua - Gesù - si volgono, luogo di delizie dal fiume di grazia che in quattro rami si divide, in quattro braccia: la prima di adorazione all’Eterno; la seconda di amore al prossimo; la terza di pietà per i prodighi o gli smarriti fuor dai confini paterni, i separati dalla Vite benedetta e dalla Vita; la quarta di misericordia per tutte le miserie dei viventi e dei già vivi.
   Da Te, o Maria, o Vergine, per un capovolgimento dei fattori fu tratto l’Uomo, il Cristo, senza che fecondazione di seme umano fosse necessaria a far fertile il tuo grembo. Tu sola Generante. Da Te sola concepisti e donasti la Luce alla luce. La Grazia, in Te già piena, in un tripudio d’ardori incontenibili penetrò il tuo seno, e il Verbo prese carne per abitare fra gli uomini e dare loro la Vita.
   L’Eva prima, per voler essere “come dio”, perse ciò che fa dell’uomo animale il figlio di Dio. Tu, senza golosità di alcuna maniera, per voler essere soltanto serva, divina fosti per sponsali d’amore divino e per divina Maternità.
   A Te che ti sentivi la più piccola e povera fra tutte le donne, e giusto trovavi il dolore che ti fu sollecito compagno nella vita, a Te che giusto trovavi il dover subire le conseguenze del Peccato con le fatiche, le sofferenze, la morte, o Vergine bella, umile, casta, paziente, ubbidiente, amorosa, Eva nuova, per volere di Dio Immacolata, per volere tuo fedele alla Grazia, Dio decretò: “Tu non morrai, non può morire Colei che ha dato alla Terra la Vita”. Ma anzi, per aver dato il Frutto del tuo seno, per averlo dato onde fosse colto, e preso, e mangiato, e spremuto, Pane, Vino, Sangue, Redentore, si apriranno i tuoi occhi, e sarai come Dio, avendo la conoscenza del Bene e del Male, per amare e insegnare ad amare, mirabile Maestra, il primo, e per combattere con le tue armi il secondo.
   Per Te l’Adamo nuovo. Per Te l’Ordine ricostruito. Per Te la Grazia agli uomini. Per Te la Redenzione. Per Te il Cristo e, per Te e il Cristo, Io, lo Spirito Santo.
   Io ti ho resa feconda e sembra così che Tu agli uomini abbia dato soltanto il Verbo fatto Carne. Ma Colui che vede e sa, dice che Tu hai dato - in una maternità sopraeccelsa, nella quale la tua carne non è neppur argilla a modellarvi la divina Forma - hai dato agli uomini lo Spirito Santo.
   Quello Spirito Santo senza il quale gli uomini sono impotenti ad amare, comprendere, vivere l’amore.
   Quello Spirito Santo senza il quale non è conoscenza di Dio.
   Quello Spirito Santo senza il quale non è figliolanza in Dio.
   Quello Spirito Santo suscitatore degli eroismi dei santi.
   Quello Spirito Santo teologo divino dei teologi umani.
   Quello Spirito Santo che avvalora le preghiere dei mortali gridando “Padre” in nome loro.
   Quello Spirito Santo munifico datore di doni che perfezionano e completano le virtù soprannaturali, fertilizzando lo spirito, rendendolo attivo, docile, pronto a vivere la vera vita del cristiano, ossia del figlio di Dio.
   Ecco, questo Spirito dello Spirito di Dio, la superessenza del Divino Amore, ve lo [ha] dato il Cristo, e ve lo ha dato per Maria, Madre del Cristo e Madre vostra, non in un senso simbolico ma reale, perché è madre colei che dà la vita, e Maria vi ha dato la Vita e conseguentemente lo Spirito Santo, ossia Colui che mantiene la Vita in voi e, più ancora, fa di voi dei portatori di Cristo, più: degli altri “Cristi”, secondo la frase di Paolo: “Non sono più io che vivo: è Cristo che vive in me”.
   Il minore si offusca davanti al maggiore, ne viene assorbito, e il maggiore soverchia e splende annullando il minore, non per sopraffazione ma per elevazione a un grado più alto, assorbendo, assimilando la pochezza alla Pienezza, la debolezza alla Forza, la limitatezza all’Infinito.
   Un re che traesse seco sul trono un povero fanciullo nudo, trovato per via, e l’amasse al punto di farlo suo erede e lo facesse acclamare dalle folle tenendolo sotto il suo manto regale, e non potessero le folle schernirlo, questo piccolo povero fanciullo, perché non lo vedono, vedendo solo il re nella sua maestà, il piccolo fanciullo stringendosi beato al re buonissimo sino a scomparire nei paludamenti regali, felice di sparire così, sarebbe il simbolo più esatto di questa condizione del cristiano divenuto altro Cristo.
   Non diversamente Maria, incinta di Dio, sentì sé, creatura, annullata dal Tutto chiuso nel suo seno. Non Lei, ma Colui che era in Lei, Lei vedeva, Lei portava, Lei dava alla venerazione degli uomini.
   Anche voi, cristiani, lo Spirito feconda del Cristo, e se la volontà vostra seconda la volontà dell’Amore, il Cristo prende vita in voi, e voi uni con Lui divenite, onde “una sol cosa” voi siete col Padre, col Figlio e con lo Spirito che li unisce, così come è chiesto da Gesù nell’orazione dell’Ultima Cena, perché coi Tre, che Uno sono, facciate eterna dimora e godiate dell’amore, e poi della gloria di Dio e della pace gaudiosa che è il premio di coloro che accolsero la Luce e la Parola e vissero nella Carità e Verità, nascendo a Dio e da Dio, e dando testimonianza al Cristo vivente in loro con una vita perfetta, secondo il comando e l’esempio di Gesù.»