MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

OPERA MAGGIORE

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VOLUME I CAPITOLO 43



XLIII. A conclusione della vita nascosta

   10 giugno 1944

 1 Dice Maria:
   «Prima di consegnare questi quaderni unisco la mia benedizione. 
   Ora, solo che lo vogliate fare con un poco di pazienza, potete avere una collana completa della vita intima del mio Gesù. Dall'Annunciazione al momento che esce da Nazareth per la predicazione, avete non solo i dettati ma anche l'illustrazione dei fatti che accompagnarono la vita famigliare di Gesù.
   L'infanzia, la fanciullezza, l'adolescenza e la gioventù del Figlio mio hanno solo brevi tratti nel quadro vasto della sua vita descritto dai Vangeli. In essi Egli è il Maestro. Qui è l'Uomo. È il Dio che si umilia per amore dell'uomo.

 2 E che pure opera miracoli anche nell'annichilimento di una vita comune. Li opera in me, che sento portata alla perfezione la mia anima a contatto col Figlio che mi cresce in seno.

   Li opera nella casa di Zaccaria santificando il Battista, aiutando il travaglio di Elisabetta, rendendo parola e fede a Zaccaria. Li opera in Giuseppe, aprendogli lo spirito alla luce di una verità talmente eccelsa che egli non la poteva da solo comprendere, nonostante fosse un giusto. 

 4 È, dopo di me, il più letificato da questa pioggia di divini benefizi è Giuseppe. 
   Osserva quanto cammino fa, spirituale cammino, da quando viene nella mia casa sino al momento della fuga in Egitto. All'inizio non era che un uomo giusto del suo tempo. Poi, per fasi successive, diviene il giusto del tempo cristiano. Acquista la fede nel Cristo e si abbandona a questa fede sicura, tanto che dalla frase detta all'inizio del viaggio da Nazareth a Betlem: "Come faremo?", frase in cui vi è tutto l'uomo che si disvela coi suoi timori umani e le sue umane preoccupazioni, passa alla speranza.

   Nella grotta, avanti la nascita, dice: "Domani andrà meglio". Gesù che si avvicina lo fortifica già con questa speranza, che fra i doni di Dio è uno dei più belli. E da questa speranza, quando il contatto con Gesù lo santifica, passa all'ardimento. Si è sempre lasciato dirigere da me, per il rispetto venerabondo che per me nutriva. Ora dirige lui, e le cose materiali e quelle superiori, e decide, da capo della Famiglia, quanto vi è da decidere. Non solo, ma nell'ora penosa della fuga, dopo che mesi di unione col Figlio divino lo hanno saturato di santità, è lui che conforta il mio penare e mi dice: "Anche non dovessimo avere più niente, avremo sempre tutto perché avremo Lui."

 4 Li opera, il mio Gesù, i suoi miracoli di grazia nei pastori. L'Angelo va là dove è il pastore che il fugace incontro con me predispone alla Grazia, e lo porta alla Grazia perché Essa lo salvi in eterno. 
   Li opera là dove passa, esiliato o tornato alla sua piccola patria di Nazareth. Perché, dove Egli era, la santità si espandeva come olio su un lino e fragranza di fiori nell'aria, e chi n'era tocco, se non era un demonio, ne usciva ansioso di santità.

   Dove è quest'ansia è radice di vita eterna, perché chi vuole esser buono raggiunge la bontà, e la bontà porta al Regno di Dio.

 5 Voi ora avete, vista per punti che vi riflettono momenti diversi, la santa Umanità del Figlio mio. Dalla sua alba al suo tramonto. E, se il Padre M. lo crede, può farne una ordinata riunione dei punti, in modo da formarne un complesso senza lacune. Questo, se trova sia utile farlo. 
   Avremmo potuto dare tutto insieme. Ma la Provvidenza giudicò essere bene fare così. Per te, anima mia. In ogni dettato ti abbiamo dato la medicina per le ferite che ti dovevano esser inflitte. Te l'abbiamo data in anticipo per prepararti. Sembra, durante la gragnola, che nulla faccia riparo. Ma non è così. La tempesta fa affiorare l'umanità che dorme sepolta sotto le acque spirituali, ma porta a galla anche le gemme di una dottrina soprannaturale che sono cadute nel vostro cuore e che attendono proprio quell'ora di tempesta per riaffiorare e dirvi: "Ci siamo anche noi. Ricordateci". 
  Vi è inoltre, anima mia, una ragione di bontà oltre che di Provvidenza. Come avresti potuto, nell'attuale accasciamento, vedere e udire certe visioni e certi dettati? Ti avrebbero ferito sino a renderti incapace della tua missione di "portavoce". Li abbiamo perciò dati prima, evitando di frantumarti il cuore, perché in Noi è bontà, con visioni e parole troppo consone al tuo soffrire e perciò acutizzanti questo sino allo spasimo.

   Non siamo crudeli, Maria. E agiamo sempre in modo che voi da Noi abbiate conforto, non sgomento e accresciuto dolore. Ci basta che di Noi vi fidiate. Ci basta che diciate con Giuseppe: "Se mi resta Gesù, tutto mi resta" perché Noi si venga coi doni celesti a consolare il vostro spirito. 

 6 Non ti prometto doni e consolazioni umane. Ti prometto le stesse consolazioni che ebbe Giuseppe: soprannaturali. Perché, lo sappiano tutti. I doni dei Magi, nell'usura che stringe alla gola un povero fuggiasco, dileguarono rapidi come il baleno per l'acquisto di un tetto e di quel minimo di masserizie necessarie alla vita, di quel cibo che era pur necessario e che solo da quel cespite venne, sinché non trovammo lavoro.
  La comunità ebraica si è sempre molto aiutata. Ma la comunità raccolta in Egitto era quasi tutta composta di profughi perseguitati, poveri perciò come noi, che venivamo ad aggiungerci a loro. E un poco di quella ricchezza, che volevamo tenere per Gesù, per il nostro Gesù adulto, salvatasi dalle spese della sistemazione in Egitto, fu provvida per il ritorno e appena sufficiente a riorganizzare casa e laboratorio a Nazareth al nostro ritorno. Perché gli evi cambiano, ma l'avidità umana è sempre uguale, e dell'altrui bisogno se ne serve per succhiare la sua parte in maniera esosa.
   No. L'aver con noi Gesù non ci procurò beni materiali. Molti di voi pretendono questo quando appena appena sono un poco uniti a Gesù. Dimenticano che Egli ha detto: "Cercate le cose dello spirito". Tutto il resto è un sovrappiù. Dio provvede anche il cibo. Agli uomini come agli uccelli. Perché sa che di cibo avete bisogno sinché la carne è armatura intorno alla vostra anima. Ma chiedete prima la sua Grazia. Chiedete prima per lo spirito vostro. Il resto vi sarà dato per giunta. 
   Giuseppe dall'unione con Gesù ebbe, umanamente parlando, affanni, fatiche, persecuzioni, fame. Altro non ebbe. Ma, poiché tendeva a Gesù solo, tutto questo si cambiò in spirituale pace, in sovrannaturale letizia. Io vorrei portarvi al punto in cui era lo sposo mio quando diceva: "Anche non dovessimo avere più niente, avremo sempre tutto, perché abbiamo Gesù ".

 7 Lo so, il cuore si spezza. Lo so, la mente si offusca. Lo so, la vita si consuma. Ma, Maria!... Sei di Gesù? Vuoi esserlo? Dove, come è morto Gesù? Bambina a me cara, piangi, ma persevera nella fortezza. Il martirio non è nella forma del tormento. È nella costanza in cui il martire lo sopporta. Perciò è martirio un'arma come una pena morale, quando è sopportata per uno scopo uguale. Tu sopporti per amore del mio Figlio. Quanto fai per i fratelli è sempre amore per Gesù che li vuole salvi. Perciò il tuo è martirio. Persevera in esso. Non volere fare da te. Basta - perché la stretta è troppo forte perché tu possa avere ancora tanta forza da guidarti da te e dominare anche la tua umanità impedendole di piangere - basta che tu lasci che il dolore ti torturi senza ribellarti. Basta che tu dica a Gesù: "Aiutami!" Quello che non puoi fare tu, Egli lo farà in te. Sta' in Lui. Sempre in Lui. Non volerne uscire. Se tu non vuoi non ne esci, e anche se il dolore, tanto è forte, ti impedisce di vedere dove sei, tu sarai sempre in Gesù.
   Io ti benedico. Di' con me: "Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto". Sia sempre il tuo grido. Sinché lo dirai in Cielo. La grazia del Signore sia sempre in te»