MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza, nei secoli dei secoli'.

OPERA MAGGIORE

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VOLUME V CAPITOLO 304



CCCIV. Con Giovanni di Endor, Sintica a Marziam. Maria è Madre e Maestra.

 1 «Maestro! Maestro! Maestro! ». I tre gridi di Giovanni di Endor, che uscendo dalla sua cameretta per andare alla vasca a lavarsi si trova di fronte Gesù che viene, svegliano Marziam che corre fuori dalla stanza di Maria con la sola tunichella sbracciata e corta, ancora scalzo, tutt’occhi e bocca per vedere e gridare: «C’è Gesù! », e tutto gambe per correre e arrampicarsi fra le sue braccia. E svegliano anche Sintica, che dorme nell’ex laboratorio di Giuseppe e che ne appare dopo qualche momento già vestita, ma con le trecce morate ancora semisfatte e ciondoloni sulle spalle.
   Gesù, con ancor fra le braccia il bambino, saluta Giovanni e Sintica e li esorta ad entrare nella casa perché il tramontano è molto forte. Ed entra Lui per primo, portando il seminudo Marziam, che batte i denti nonostante il suo entusiasmo, presso il focolare già acceso, dove Maria si affretta a scaldare del latte e poi le vesti del bambino perché non pigli un malanno.
   Gli altri due non parlano, ma sembrano la personificazione della gioia estatica. Gesù, che è seduto col bambino in grembo mentre la Vergine svelta svelta lo imbacucca nelle vesti riscaldate, alza il viso e sorride loro dicendo: «Ve lo avevo promesso che sarei venuto. E oggi o domani viene anche Simone Zelote. È andato per mio incarico altrove. Ma presto verrà e staremo insieme molti giorni ».

 2 La toletta di Marziam è finita e il colore torna sulle guancine morelle di freddo. Gesù lo fa scendere dai suoi ginocchi e si alza in piedi passando nella stanzetta accanto, seguito da tutti. Ultima viene Maria col bambino per mano. E lo rimprovera dolcemente così: «Che ti dovrei fare, ora io? Hai disubbidito. Ti avevo detto: “Stà a letto finchè io torno”, e tu sei venuto prima… ».
   «Mi sono svegliato per i gridi di Giovanni… », si scusa Marziam.
   «Dovevi saper ubbidire proprio allora. Stare a letto finchè si dorme non è ubbidienza e non c’è nessun merito a farlo. Dovevi saperlo fare quando c’era merito, perché esigeva volontà. Ti avrei portato io Gesù. Lo avresti avuto tutto per te e senza rischiare di prendere un malanno».
   «Non sapevo che faceva tanto freddo ».
   «Ma lo sapevo io. Mi dà dolore vederti disubbidiente ».
   «No, Mamma. Dà più dolore a me vederti così… Se non era per Gesù non mi alzavo neanche se mi dimenticavi a letto senza mangiare, Mamma bella, Mamma mia!… Dammi un bacio, Mammina. Lo sai che sono un povero bambino!… ».
   Maria se lo prende in braccio e lo bacia, fermando così le lacrime sul visetto e riportandovi il sorriso con la promessa: «Non ti disubbidirò mai, mai, mai più ».

 3 Gesù intanto parla coi due discepoli. Si informa dei loro progressi nella Sapienza e, poiché essi dicono che tutto si illumina in loro per la parola di Maria, Egli dice: «Lo so. La soprannaturalmente luminosa Sapienza di Dio diviene comprensiva luce anche ai più duri di cuore se detta da Lei. Ma voi non siete duri di cuore e perciò beneficiate al completo del suo insegnamento ».
   «Ora ci sei Tu, Figlio. La maestra torna scolara ».
   «Oh! no! Tu continui ad essere maestra. Io ti ascolterò come essi. Sono solo “il Figlio” in questi giorni. Nulla più. Tu sarai la Madre e Maestra dei cristiani. Lo sei da ora: Io, il tuo Primogenito e primo allievo, questi, e con essi Simone quando verrà, gli altri… Vedi, Madre? Il mondo è qui. Il mondo di domani nel piccolo israelita puro che neppure si accorgerà di divenire “il cristiano”; il mondo, il vecchio mondo d’Israele nello Zelote; l’umanità in Giovanni, i gentili in Sintica. E vengono tutti a te, santa Nutrice che dài latte di Sapienza e vita al mondo e ai secoli. Quante bocche hanno desiderato attaccarsi al tuo capezzolo! E quante lo faranno in futuro! Te hanno sospirato i Patriarchi e i Profeti, perché dal tuo seno fecondo sarebbe venuto il Nutri-mento dell’uomo. E te cercheranno i “miei” per essere perdonati, istruiti, difesi, amati, come tanti Marziam. E beati quelli che lo faranno! Perché non sarà possibile perseverare in Cristo se non si fortifica la grazia col tuo aiuto, Madre piena di Grazia».
   Maria sembra una rosa nella sua veste oscura, tanto le si accende il viso per la lode del Figlio. Una splendida rosa in ben umile veste, di grossa lana marrone scura…

 4 Bussano ed entrano in gruppo Maria d’Alfeo, Giacomo e Giuda, carichi, questi ultimi, di brocche d’acqua e di fascine. La gioia di vedersi è reciproca. E aumenta quando sanno che presto verrà lo Zelote. L’affetto dei figli di Alfeo per lui è palese, anche senza la frase che Giuda dice in risposta all’osservazione di sua madre che nota questa loro gioia: «Mamma, proprio in questa casa, e in una sera ben triste per noi, egli ci ha dato affetto di padre e ce lo mantiene. Non lo possiamo dimenticare. Per noi è “il padre”. Noi per lui “i figli”. Quali quei figli che non giubilino nel rivedere un padre buono? ».
   Maria d’Alfeo riflette e sospira… Poi, molto pratica anche delle sue pene, chiede: «E dove lo mettete a dormire? Non avete posto. Mandatelo da me».
   «No, Maria. Egli vivrà sotto il mio tetto. Ma è presto fatto. Sintica dormirà con mia Madre, Io con Marziam, Simone nel laboratorio. Anzi, sarà meglio preparare subito. andiamo».
   E gli uomini escono nell’orto con Sintica, mentre le due Marie vanno in cucina alle loro faccende.