MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

OPERA MINORE

A A A

QUADERNI DEL 1943 CAPITOLO 12


28 maggio 1943

   Mattina del 28 maggio, venerdì.

   Dice Gesù: 
   «Questa è una lezione tutta per te. Io sono il tuo Maestro e tu lo riconosci. Questo tuo riconoscimento mi dà gioia. Ma voglio che tu riconosca tutta la profondità di quello che faccio in te. Molte cose ti ho insegnato e molte ancora te ne insegnerò perché sei ancora molto lontana dall’essere come Io ti vorrei.
   Una delle ultime cose insegnate è stata la potenza del silenzio. Te l’ho fatta capire mostrandoti1 Ma che taccio davanti ai miei accusatori di ora e di un tempo, davanti a Pilato, e ai Pilati, che non mi accusano e, umanamente, non mi vogliono male, ma che non mi difendono per paura. Ho visto che tu hai capito quella lezione e che eri desiderosa di imitarmi, pure riconoscendo che da te sola non ci saresti mai riuscita.
   Questo tuo desiderio a questa tua umiltà mi hanno indotto ad operare. Io opero sempre quando vedo la disposizione di uno ad essere operato. Non sono soltanto Maestro; sono anche Medico e so, come medico, che nessuna visita e nessuna diagnosi sono sufficienti a guarire se il malato si rifiuta di assoggettarsi al medico. Non è la parola che salva: è l’opera. Allora Io ti ho operato stringendoti al mio Cuore.
   Ama il mio Cuore, Maria, perché è desso quello che ti ha sanato da uno dei tuoi principali difetti: quello della veemenza, della resistenza, della mancanza di pieghevolezza alle cose di ogni ora. Noiose, urtanti, ingiuste, è vero. Ma che occorre far divenire utili, giuste, amate, pensando alla vita eterna dove le ritroverete. Stretta sul mio Cuore, e tu sai in che mattina, esso ti ha non soltanto parlato2, ma ti ha purificato con le sue fiamme. Onde la tua umanità si è mutata, perdendo molto dell’umanità - potrei dire: della ferinità - vostra a acquistando molto dell’umanità mia.
   Altre cose opererò in te, se ti vedrò sempre volonterosa e umile, come altre ne ho operate per renderti più gradita al Padre nostro. Di molte ti sei accorta d’essere guarita e da Chi. Di altre non te ne sei accorta tanto la mia mano è stata lieve.
   Ma pensa questo, per non sbagliare, quando ti guardi con stupore vedendo che le tue braccia mettono penne mutandosi in ali: tutto il bene che vedi essere nato dove prima erano erbacce e bronchi di male è mio, te l’ho donato Io. Da te non avresti potuto nulla nonostante il tuo buon volere.
   Di quest’ultima cosa operata in te per cui sei diventata la mia imitatrice nel silenzio che è prudenza, che è carità, che è sacrificio, a che mi piace più di un incenso, me ne hai dato lode proclamando che Io avevo fatto la grazia. Questo riconoscimento mi spinge ad operare di più.
   Sono Maestro a Medico, ma sono anche Padre. E se non fossi l’Uomo-Dio vorrei dire: sono Madre per voi tutti perché come una madre Io vi porto, vi nutro, vi curo, vi istruisco, piango su voi, di voi mi glorio. L’amore di un padre è già diverso. L’amore di una madre è l’amore degli amori, dopo quello di Dio. È per questo che sulla croce vi ho dati alla Mamma mia. Non vi ho affidati al Padre, dal quale, morendo, vi riscattavo. Vi ho dati alla Mamma perché eravate informi o appena nati e vi era bisogno di un seno di Mamma per voi.
   Siate, sii per me una figlia che riconosce le cure date alla sua puerizia spirituale. Osserva i nati di donna: poche luci nel pensiero rudimentale di un neonato, ma tu lo vedi sorridere e accarezzare la mammella da cui gli viene il latte. Osserva i nati delle bestie: amano il grembo materno che li nutre, amano l’ala che li copre.
   Tu, donna figlia di donna, tu, creatura fatta a somiglianza di Dio, non essere inferiore ai nati degli animali. Riconosci sempre il seno mio che ti alleva, nutre e istruisce, e amalo di un amore che mi compensa e mi spinge a sempre più curarmi di te. Non ti stancare di amare. Tu sai che voglio dire. Non ti stancare di amare se non vuoi che Io mi stanchi di operare.
   Va’ in pace, ora. Ricorda, ascolta e ama. Sai cosa voglio dire. Così mi farai contento. Sono Gesù, il Gesù che è il Salvatore.»

 

   1 Nella “Autobiografia” sono svelate o adombrate le manifestazioni che la scrittrice aveva già avuto sulla passione del Signore. 
   
   2 Il primo dettato è del 23 aprile ed è scritto sul quaderno n. 2. L’intrecciarsi delle date da un quaderno all’altro ci dimostra che Maria Valtorta non scrisse sempre di continuo sullo stesso quaderno fino ad esaurirne le pagine, ma si servì a volte di più quaderni alternativamente, forse per consentire al solerte suo direttore spirituale, il P. Romualdo M. Migliorini o.s.m., l’immediata trascrizione dattilografata di quanto ella riceveva (vedi pag 107).

Ci siamo proposti, con il presente volume, di pubblicare gli undici quaderni autografi dell’anno 1943 nel loro ordine progressivo di pagine e non di date.