MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

OPERA MINORE

A A A

QUADERNI DEL 1943 CAPITOLO 13


31 maggio 1943

   Immediatamente dopo la S. Comunione.

   Dice Gesù:
   «Sai perché ti impressioni anche di una inezia e non vorresti commetterla? Perché Io sono in te.
   Dove sono Io non vi può sussistere nulla che abbia neppure le più lontane parentele coll’impuro. La sensibilità di un’anima data a Me è tale che la più esigua ragnatela di male le è pesante, insopportabile, ripugnante più di un mare di fango a chi non è con Me.
   Ma questo non per merito dell’anima. Unicamente perché là sono Io. Il merito dell’anima, se mai c’è, è uno solo: quello della sua buona volontà di tenermi e tenersi in Me. Ricordalo e non ti gloriare di quello che non è tuo ma è mio. Umiltà sempre se Io devo agire.
   Agli occhi del mondo tu sei candida come neve alpina. Ma agli occhi miei sei ancora bigia per la polvere che ti ricopre. Come è formata la polvere? Di particelle così minuscole che ad occhio nudo non si vedono. Ma tante messe insieme fanno uno strato grigio che offusca e sporca le cose. Non occorre avere addosso i massi per morire di soffocazione o per apparire brutti. Anche un mucchio di polvere può uccidere per asfissia e abbruttisce sempre.
   I massi sono i peccati mortali. La polvere i peccati veniali. Anche le imperfezioni sono polvere; più fina, ma sempre polvere. E bisogna levarla perché se si accumula, per quanto ogni sua molecola sia impalpabile, insignificante, finisce per asfissiare l’animo a renderlo sporco. Il mondo non la vede. Io sì. Vi sono cose candide, all’apparenza, ma che non lo sono. Vi sono cose pure, all’apparenza, ma che non lo sono. Non per loro volontà, ma perché altre volontà le hanno macchiate e corrotte. Finché vi è vita vi è pericolo. È la stessa vita che è pericolo.
   Guarda la neve. Come è bianca! S’è formata alta, nel mio cielo. Guarda il giglio. Come è perlaceo! La sua seta l’ho creata Io. Ma se tu guardi neve e giglio con un microscopio vedi quanti germi impuri si sono mescolati, nel cadere attraverso gli spazi, prima di posarsi sulla terra, nel più candido fiocco di neve; vedi quante microscopiche scaglie di polvere deturpano la seta angelica del giglio testé schiuso. E per la neve e il giglio, come cose inanimate, non v’è colpa se ciò avviene.
   Ma per l’anima ragionevole sì. Essa può vigilare a provvedere. Come? Usando l’amore. L’amore è il microscopio dell’anima. Più uno ama Me e vede le cose attraverso di Me, e più vede le macchioline della sua coscienza. Queste non mi allontanano perché Io so come siete fatti. Ma non mi allontanano se l’anima le subisce come inevitabili ma non le provoca e anzi cerca subito di mondarsi. Ricordalo sempre.
   Io resto. Anzi tu devi cercare di avermi1 più spesso, anche sacramentalmente. Non c’è che il mio Sangue che lavi il bigio della tua anima e la renda degna del Re, di Me. Hai visto quando Io non ti venivo portato cosa è successo... Solo la mia potenza, operando un miracolo continuo, ha potuto portarti avanti lo stesso, mantenerti la vita dello spirito sotto la polvere che si accumulava e che non veniva mondata dal mio Sangue.
   Ma non bisogna pretendere e osare troppo! Io ti ho salvata per scopi miei che non vanno giudicati a neppure scrutati. Ora tutto torna nella regola perché il miracolo è l’eccezione. E tu devi pascerti di Me per essere sempre più degna di Me, mettendoci di tuo: infinito amore,tutto quello che puoi spremere da tutto il tuo essere fino a rimanere esausta, infinita volontà di bene, infinita attenzione, infinita umiltà,riconoscendo il tuo niente e il mio Tutto, e infinita volontà di purezza. Su questa mi basta questo, per ora, e la separo dalla volontà in generale di proposito, come volontà eccelsa.
   Siamo in tempo di allarmi2 e se non vigilate il nemico vi colpisce. Ma che sono le bombe e gli attacchi nemici, che uccidono solo il corpo, rispetto alle insidie del Nemico che vuole uccidere la vostra anima? Quell’anima che Io ho ricomprata a prezzo di un Dolore e di un Sangue che non hanno prezzo! Monta sul mio monte, afferrati alla mia Croce e vigila per te, su te, su molti.    E prega.
   Io ti amo e l’ilarità che senti in te è la prova del mio amore e che tu mi accontenti abbastanza. Quando Io sono in pace con un cuore, do pace a gioia. Questo è il segno.
Riguardo al futuro... Cosa vuoi sapere, povera anima?! Non sei lontana dalla verità, e stamane l’hai sfiorata... Ma avresti il coraggio di conoscerla piena? Ringrazia la mia misericordia che, per ora, te la nasconde in buona parte. Prega.
   La Pentecoste è vicina.
   Riguardo al Padre3 digli: "Colui che vive in carità e in purezza è già su un calvario e mi piace. Sta a Me dare, nel modo che voglio, a ognuno la croce che gli spetta".
   Vai. Ti do la mia pace.»

   E ora parlo io.
   Stamane, aprendo a caso il Vangelo, mi si è aperto prima sul capitolo: "Insegnamenti di Gesù. S. Matteo cap. 5", poi al 1° capitolo di S. Luca. Infine al 21° capitolo di S. Luca e precisamente dal versetto 8 al versetto 24. Giungendo al v. 20 ho avuto una scossa che si è ripetuta più forte al v. 24. Gliene ho accennato stamane.
   Come attraverso4 dei veli o delle lontananze ho capito che lì c’è un riferimento a noi tutti. Ma non ho visto chiaramente. Sono però rimasta sotto la penosa impressione che perdura come goccia di amaritudine in mezzo alla dolcezza che mi sommerge.
   Mi raccomando di tenere tutto per sé quanto le dico a le scrivo. Creda che mi costa tanto dover dire e far conoscere certe cose. Mi sembra così impossibile che mi succedano! E pensare che è una Volontà così prepotente che non dà pace finché non le si è dato retta.
   Stamane ho dovuto smettere a metà il ringraziamento della Comunione perché non capivo più niente tanto le altre parole suonavano forti e imponevano di essere scritte. Dopo, finalmente, ho potuto pregare. Ma prima ho dovuto smettere. E dopo sono rimasta con l’eco di quelle parole nel cuore, che vado meditando. Di mio non avrei potuto aggiungere nulla fuorché questo schiarimento.

 

   1 Segue un al che omettiamo.
   
   2 I segnali di allarme per le incursioni aeree della guerra.
   
   3 Si tratta del P. Romualdo M. Migliorini, al quale la scrittrice si rivolge più sotto e molto spesso nei suoi scritti. Nato a Volegno (Lucca) nel 1884, entrò nell’Ordine dei Servi di Maria nel 1900 e fu ordinato sacerdote net 1908. Fino al 1911 esercitò il sacro ministero in Italia, poi fu parroco in Canada, quindi passò nelle missioni del Sud-Africa dove divenne superiore regolare e prefetto apostolico. Rientrato in Italia net 1939, fu priore del Convento di S. Andrea in Viareggio, dove si dedicò ad un apostolato infaticabile soprattutto durante e dopo il passaggio della guerra. Verso il 1942 si recò a far visita all’inferma Maria Valtorta e ne divenne direttore spirituale e testimone degli scritti, che con zelo trascriveva a macchina azzardandone la prima diffusione. Ma net 1946 dovette ritirarsi a Roma, dove confidò al confratello P. Corrado M. Berti l’esistenza di Maria Valtorta. Sempre più sofferente, si spense a Carsòli (L’Aquila) nel 1952.
   
   
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