MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

OPERA MINORE

A A A

QUADERNI DEL 1943 CAPITOLO 181


20 novembre 1943

   Isaia Cap. 22 v. 11-14-18
   
   Dice Gesù:
   «Troppe volte non "rivolgete gli sguardi" a Colui che è la vostra Provvidenza. Mettete le frange, spesso inutili, ad una cosa, e poi vi dite: "Questa cosa l’abbiamo fatta noi".
   No. Non ne siete gli autori, anzi spesso ne siete i distruttori perché neutralizzate i frutti che da una opera vengono, quando non distruggete l’opera stessa con le vostre mani e le vostre menti distruttrici.
   Dio vi dà tanto, vi dà tutto quanto vi è utile e necessario per la carne ed il sangue, e per la mente e lo spirito. Voi a questo tutto, specie a quel tutto che è volto alla mente e allo spirito, scavate un "lago". Oh! si! Un lago. Ma è lago in cui le acque limpide di Dio stagnano e si corrompono perché messe al contatto di tante altre cose e scoperte a tutte le invasioni.
   Così del sapere, moltiplicato a dismisura, ma non elevato verso Dio, avete fatto un pericolo per voi, così della religione che avete voluto infronzolire di tante inutilità, analizzare con lente umana, profanare volendola spiegare senza riferimento a Dio, avvilire rendendola formula e non forma di vita.
   È sempre lo stesso rimprovero che vi devo fare. Vi siete creduti pari o anche superiori a Dio. E siete caduti in opere non da figli di Dio ma unicamente da animali ragionevoli, i superragionevoli della terra, ma umanamente ragionevoli. Ed è già molto quando siete ragionevoli e vi rispettate al punto di dirvi: "Vediamo di agire pensando al domani". il più delle volte pensate unicamente all’oggi e a fare dell’oggi una baldoria per la vostra carne superamata da voi.
   Neppure quando siete fra i tormenti di un castigo uscite da questa vostra euforia malsana. Ma anzi tanto più volete godere e vivere da bruti solo intenti a saziare fame e senso. E fra un godimento e l’altro irridete Dio nel quale più non credete, salvo poi imprecarlo o implorarlo nel momento che soffrite. E perché? Cosa vi attendete? Non è così che si ottiene aiuto da Dio. Io sono per chi è onesto e fedele. Anche se debole lo perdono e soccorro. Non sono per gli schernitori e i rinnegatori che sanno prendersi la loro parte e dare  ai miei figli solo dolore e tormento.
   E tu, primo fra i miei figli1, fortifica il tuo cuore appoggiando la bocca alla mistica fonte del mio petto squarciato. Come sei il mio araldo, e più che araldo il mio Vicario sulla terra, colui che rappresenta l’Agnello, e dell’Agnello hai cuore e parola, così sarai un novello Cristo nel dolore e nella sorte.
   Quanto dolore è già nel calice che si avvicina! E non ti giova l’averne già tanto bevuto e l’esser vissuto da giusto! Non ti giova perché il dolore lo riempie sempre più quanto più tu ne bevi, perché esso dolore è distillato e munto dalla Forza a noi nemica, la quale non potendo mordere il Cristo morde le carni delle sue creature. E quale creatura più creatura mia di te, che sei mite e giusto, che sei evangelico come il mio Giovanni?
   Come il Prediletto, affìssati nel Cielo fino a farti rapire dall’ardore della contemplazione, perché l’ora del dolore è sempre più vicina ed hai bisogno di esser saturo di contemplazione per poter subire la passione senza piegare.
   Rimani "Luce del mondo" in mia vece, anche se le tenebre ti monteranno addosso per schiacciarti. Anche cadendo tieni alzata la mia Croce che è Luce. Anche morendo fa’ udire la Voce che parla dal Cielo attraverso te, mio Servo esemplare.
   Hai pianto e non è giovato che tu conoscessi il segreto di Fatima. Le tue cure al mondo si sono rivolte contro di te come quelle che si usano ad un ossesso. Ma non importa. Mia Madre è con te ed io con Lei.
Noi siamo presso le grandi "voci" e le piccole "voci" che parlano in nome mio e che consumano se stessi perché la Voce del Cristo suoni ancora in questa terra brulicante di demoni. Siate benedetti, grandi e piccoli portatori della Parola. Noi vinceremo contro Satana. Io ve lo dico. E nell’ora della vittoria la mia stessa Luce sarà la vostra luce che vi farà splendenti come nuovi soli
   
   
   Oh! Padre2, che dolci sensazioni ieri e oggi.
  Ieri mattina ho avuto le carezze di Maria Ss. Proprio carezze, non modi di dire. Lavoravo e pensavo. Naturalmente al Cielo. Mi dicevo che verrà bene il giorno in cui sarò lassù non più orfana, sola e amata così più o meno bene come sono ora. Ho avuto sul capo, sulle gote, le carezze della Madonnina. Le lacrime, pensando a come sono ora senza parenti, mi cadevano sul lavoro e invocavo un conforto e il conforto è venuto sotto forma di carezze. Non è la mano forte e grande di Gesù e il suo attirarmi da amico, per non dire da innamorato. È stata una carezza morbida, lieve, materna, di una mano piccolina e leggera. Sulla testa e sulle gote. Un tocco inconfondibile e il cui ricordo è la mia delizia.
   Questa mattina poi, verso l’alba, mentre ero nel dormiveglia e pregavo - il rosario dicevo - ho detto: "Oh! Mammina di Gesù, che posso fare per te?".
E Lei mi ha detto: "Amami". Basta. Non mi ha detto altro. Ma come lo ha detto! È la prima volta che odo la parola della Madonna santa. È tutt’oggi che penso a quell’ "Amami" detto così dolce come fosse di una mamma curva sul letto della figlia e che le sussurra fra i capelli, fra un bacio e l’altro, il suo più caro desiderio di madre.
   C’è voluta la Madonna a farmi gustare questo che non ho mai avuto nella mia vita di figlia!... Quello che provo non è descrivibile altro che con una parola: "Estasi!".

 

   1 È il Papa, come appare dalle parole che seguono.

   2 Padre Migliorini.