MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

OPERA MINORE

A A A

QUADERNI DEL 1943 CAPITOLO 182


21 novembre 1943

   Isaia Cap. 38, v. 5-7-15-16-17-18-19.

   Dice Gesù:
   «Voi uomini, che riconquistate la salute dopo malattia di morte, non pensate, quando ci pensate, che a ringraziarmi per la ricuperata sanità fisica. Non riflettete mai che quella prova io ve l’ho data per farvi riflettere che una fine vi attende oltre la quale vi è un inizio, così come il sole calando a sera segna, in fondo, che ha inizio il ciclo per cui verrà una nuova aurora. Ma la vostra aurora nell’al di là non è inizio a giorno di poche ore. È inizio a un giorno eterno.
   Su questo1 vuole farvi riflettere la malattia e a questo fine dovreste rivolgere la ricuperata salute. A provvedere a dare a ciò che non muore un giorno di pace.
   Se sapeste riflettere a questo, quante prede perderebbe l’inferno! Ma di solito fate mal uso della salute che vi concedo e degli anni che aggiungo alla vostra esistenza per questo scopo. Nella malattia vi impazientite2, vi sconfortate, cessate molte volte di pregare dicendo: "È inutile che lo faccia. Tanto è stato Dio a mandarmela, e a che pro gli chiedo di togliermela?" Guariti, non avete un pensiero per Colui che la sanità vi ha reso. Con la vostra incongruenza e con la vostra ingratitudine irrispettosa fate a Dio colpa di mandarvi le malattie, ma non gli fate merito di levarvele.
   Se pensate che Egli dà il male, perché non pensate che deve potere dare il bene? È anzi il contrario, figli. Il male, quale che sia, ha per 99 parti origine da voi stessi e il bene ha un’unica fonte: Dio. Dio che ispira e illumina chi vi cura, Dio che vi allunga le giornate per dare tempo ai medicamenti di agire e aumenta le resistenze per dare al corpo la possibilità di reagire, Dio che con volontà istantanea vi può far sorgere risanati, contro ogni speranza e fuori da ogni altro aiuto, per un suo imperscrutabile motivo.
   Ma prima di giubilare per la gioia d’esser guariti, dovreste giubilare per la possibilità che Dio vi concede di riparare agli errori antecedenti alla malattia e lavorare per meritare la vita che non muore.
   Io opero per liberare l’anima vostra dalla perdizione e col mio amore cancello i vostri peccati sempre sperando in voi. Voi... che fate voi?Rendete amore per l’amore che ricevete e divenite "vivi".
   Esser "vivi" non vuol dire esser di questo mondo: vuol dire essere nel Signore. Vuol dire possedere la Grazia e avere diritto al Cielo. Vivo non è chi respira, mangia e dorme con l’anima morta: costui è spoglia già putrefacente prossima a cadere, come fico infracidito sul ramo, nella fossa il cui fondo è l’inferno. Vivo è chi, anche se agonizzante nella carne, possiede la "Vita", ed anzi a misura che cessa di qua la vitalità si approssima e cresce in lui la "Vita vera".
   Vivo è colui che, mentre spira, già arpeggia le lodi che canterà eterne al Signore e, mentre le tenebre scendono sulle sue pupille, vede sempre più nitido, con gli occhi dello spirito, il volto del Padre.

   Vivo è colui che risanato da malattia umana si sente riscatto del suo Signore e a Lui dedica ogni suo moto.
   
Vivo è chi conosce la Verità e sopra tutte le gioie umane e le umane ricchezze vuole questa Gioia e questa Ricchezza: la Verità. E per tutti i suoi giorni si dedica a possederla, perché la conoscenza di essa ha messo in lui la sete santa di conquistarla


   Lo stesso giorno 21 - 11 (più tardi)

   Dice Gesù:
  «Questo, Maria, è per te. E per le anime innamorate come te. Luca, narrando il convito in casa di Simone, racconta cosa3 la redenta innamorata usasse per mostrarmi il suo amore. Le lacrime, i capelli, il profumo.
   Simone si scandalizza perché ella mi toccava. Ma poteva scandalizzarsi uno che era scandalo e spruzzava il suo interno fosco su tutto ciò che vedeva. Un puro nulla vedeva atto a scandalo.
   Non l’acqua ma le lacrime, stille del cuore, umore non inquinato da germi impuri ma filtrato dall’amore e dal pentimento, reso degno di Dio e giudicato prezioso da Dio perché segno di uno spirito che ha compreso la Verità. Non i lini ma i capelli, seta viva di cui la donna si fa una seduzione e un culto, e che la rigenerata dalla Grazia umilia a farsi asciugatoio delle piante del suo Salvatore. il profumo: uno degli4 strumenti insegnati da Satana alla donna e che la donna tornata a Dio distrugge per farne balsamo al suo Signore.
   Io vedevo e tacevo, e non una di quelle lacrime calde e contrite, non una di quelle carezze di ciocche che non ponevano a contatto la carne già impura con la5 Carne che non aveva conosciuto macchia, ma ponevano fra l’una a l’altra un velo che non poteva essere sdegnato da Dio, e non una di quelle gocce di nardo, meno, molto meno profumate dell’amore di chi le spargeva, passavano innumerate. Ed ognuna, poiché ognuna era professione d’amore e confessione di errore, aveva6 perdono e benedizione.
   E mentre la meraviglia sdegnosa del Fariseo, al quale molto avrei avuto da rimproverare, mortificava la pentita con le parole di una scandalizzata e insincera riflessione per questa sua volontaria, coraggiosa, umile professione di pentimento e d’amore io le davo la completa assoluzione di tutto il passato.
   Era lavato dal suo pianto. Le sue tenebre erano vinte dalla Luce dell’amore e il suo gelo vinto. Maria era l’amata per la sua generosità e fiducia. il suo cuore le era stato strumento di male, ma nel suo stesso cuore aveva trovato la via del Bene. E il cuore le era stato maestro per conquistare un posto nella Vita e nel Cuore del Maestro.
   L’ho molto amata perché ha molto amato; mi ha molto amato perché tutto le ho perdonato. Tutto, Maria. Io tutto perdono a chi mi ama con tutto se stesso

 

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