MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

OPERA MINORE

A A A

QUADERNI DEL 1943 CAPITOLO 208


18 dicembre 1943

   3° mistero glorioso. 

   Dice Maria:
   «Quando lo Spirito del Signore scese ad investire della sua Potenza i dodici riuniti nel Cenacolo, si effuse anche su me. Ma se per tutti fu una conoscenza che li rese cogniti della Terza Persona e dei divini suoi doni, per me non fu che un più vivo ritrovamento. Per tutti fu fiamma, per me fu bacio.
   Egli, l’eterno Paraclito, m’era già Sposo da trentaquattro anni ed il suo Fuoco m’aveva talmente posseduta e penetrata da fare del mio candore un corpo di Madre. Anche dopo lo sponsale divino Egli m’aveva lasciata ricolma di Sé, né poteva aggiungere Perfezione a Perfezione poiché Dio non può aumentare Se stesso, essendo perfettissimo e insuperabile nella sua misura ed essendosi donato a me senza limitazione, per fare della mia carne di donna un che di tanto santo da poter essere abitacolo al Divino che scendeva ad incarnarsi in me.
   Ma ora che l’opera della sua donazione a me e della mia a Lui s’era compiuta ed il Figlio nostro era tornato al Cielo dopo avere tutto compiuto, Egli tornava a darmi il suo bacio di grazie.
   Oh! Dio quanto vi insegna di riconoscenza! Egli, il mio Signore, non mancava di esser riconoscente alla sua Serva che era stata strumento a suo servizio e, mentre ero io che ad ogni pulsare del cuore ripetevo: "Santo, santo, santo e benedetto, Tu, Signore eccelso", Egli lasciava il Cielo una seconda volta per rinnovare il suo abbraccio di Sposo e fra l’ardore e la voce della spartita Fiamma promettermi il terzo congiungimento senza fine nella beata dimora del Cielo.
   Ed il Cielo fu più che mai, allora, la mia mèta perché, quando s’è gustato e rigustato l’Amore, sole e terra, creature e cose, scompaiono agli occhi nostri, e non resta che una vista, un sapore, un desiderio: quello di Dio. Quello di avere Dio non per attimi ma in un eterno presente.»

   
   
4° mistero glorioso.

   Dice Maria:
   «Un’altra perla per i miei prediletti. Veramente volevo parlarne a giorni, ma mi piego ad un desiderio perché sono la Mamma. Per Natale avrete anche questa mia parola.
   Come mi fu estasi la nascita del Figlio, e dal rapimento in Dio tornai presente alla Terra col mio Bambino fra le braccia, così la mia morte fu un rapimento in Dio.
   Fidando nella promessa avuta fra lo splendore divino del mattino di Pentecoste io mi pensavo che l’avvicinarsi del momento del ritorno ultimo dell’Amore per rapirmi a Sé dovesse segnalarsi con un aumento di fuoco. Né feci errore.
   Io, per mio conto, più la vita passava più1 aumentavo il desiderio di fondermi all’eterna Carità. Mi vi spronava il desiderio del Figlio mio e la persuasione che mai tanto avrei fatto per gli uomini come quando fossi stata orante per essi sui gradini del trono di Dio. E con moto sempre più acceso ed accelerato, con tutte le forze dell’anima gridavo: "Vieni, Signore, Gesù, vieni, vieni eterno Amore!".
   L’Eucarestia, che era per me come rugiada data ad un fiore assetato - era vita - ora non era più sufficiente all’incontenibile ansia del cuore. Non mi bastava più ricevere in me la mia divina Creatura e portarla nelle sacre Specie come l’avevo portata nella carne verginale. Tutta me stessa voleva il Dio Uno e Trino, e non sotto i veli dal mio Gesù scelti a nascondere l’ineffabile mistero ma quale era ed è e sarà nel centro del Cielo.
   Lo stesso mio Figlio nei suoi trasporti eucaristici mi ardeva con baci di desiderio infinito, e ogni volta che a me veniva con la potenza del suo amore quasi svelleva l’anima mia nel primo impeto, e poi rimaneva con tenerezza infinita a chiamarmi: "Mamma!", ed io lo sentivo ansioso di avermi con Sé.
   Non desideravo più altro. Neppure il desiderio di tutelare la Chiesa nascente era in me. Tutto annullato nel desiderio di possedere Dio per la persuasione di tutto potere quando si possiede Dio.
   Maria, giungi a questo totale amore. Tutto perda valore e ansia ai tuoi occhi. Mira solo a Dio. Quando sarai ricca di questa povertà di desiderio, che è immisurabile ricchezza, Dio si chinerà sul tuo spirito a baciarlo e tu ascenderai col tuo spirito al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo, per conoscerli ed amarli per la beata eternità e per possedere le loro ricchezze di grazie, di cui disporre per gli scopi e gli esseri che sono nel tuo pensiero. Non si è mai tanto attivi per i fratelli come quando non si è più tra i fratelli ma siamo luci ricongiunte alla Luce.
   L’avvicinarsi dell’Amore eterno ebbe il segno che pensavo. Tutto perse luce e colore, voce e presenza, sotto al Fulgore e alla Voce che dai Cieli aperti si abbassava su me per cogliere l’anima mia.
   Si dice: "Maria avrebbe giubilato d’essere assistita dal Figlio suo". Ma il mio dolce Gesù era ben presente col Padre quando l’Amore mi dette il terzo bacio della vita, quel bacio così talmente divino che in esso l’anima spirò, raccolta come goccia di rugiada bevuta dal sole dal centro di un giglio, ed io ascesi con il mio spirito osannante in mezzo ai miei Tre, che adoravo e adoro, come perla in un castone di fuoco, seguita dalla teoria degli spiriti angelici venuti al mio eterno natale e attesa sulle soglie dei Cieli dallo Sposo terreno, dai Re e dai Patriarchi della mia stirpe, dai primi santi e dai primi martiri, e il Cielo si chiuse sulla gioia di avere la sua Regina la cui carne, unica fra tutte le carni mortali, conosceva la beatitudine della glorificazione.»


   
   5° mistero glorioso. 

   Dice Maria:
   «La mia umiltà non poteva farmi permettere di pensare a tanta gloria a me riserbata in Cielo. Nel mio pensiero era la certezza che la mia umana carne, fatta santa dall’avere portato iddio, non avrebbe conosciuto la corruzione, poiché Dio è Vita e quando di Sé satura un essere è come aroma preservatore da morte. Io non solo ero stata fusa con Lui in casto e fecondo abbraccio, ma m’ero saturata nelle più riposte latebre dalle emanazioni della Divinità nascosta nel mio seno e intenta a velarsi di carni mortali.
   Ma che la bontà dell’Eterno avesse riserbato alla sua Ancella il gaudio di risentire sulle membra il tocco della mano del Figlio mio, il suo abbraccio, il suo bacio, e riudire con le mie orecchie la sua voce, vedere col mio occhio il suo volto riprovare la gioia di carezzarlo, no, questo non pensavo mi fosse subito concesso, né lo desideravo. Mi bastava che queste beatitudini fossero concesse allo spirito mio e di questo sarebbe stata già piena la mia felicità di beata.
   Ma a testimonianza del suo pensiero creativo riguardo all’uomo, Dio mi volle in Cielo con anima a corpo. Io sono la testimonianza certa di ciò che Dio aveva pensato e voluto per l’uomo: una vita innocente e ignara di colpe, un placido passaggio da questa vita alla Vita completa in cui, come uno che passa la soglia di una casa per entrare in una reggia, l’essere completo sarebbe passato dal sole del terrestre paradiso al Sole del Paradiso celeste, aumentando la perfezione del suo io, nella carne e nello spirito, della Luce piena che è nei Cieli.
   Davanti ai Patriarchi e ai Santi, davanti agli Angeli ed ai Martiri, Dio pose Me assunta alla gloria del Cielo e disse: "Ecco l’opera perfetta del Creatore ecco ciò che io creai a mia immagine e somiglianza, frutto di un capolavoro divino e creativo, meraviglia dell’Universo che vede chiuso, in un solo essere, il divino nello spirito immortale come Dio e come Lui spirituale, intelligente, virtuoso, e l’animale nella più perfetta carne alla quale ogni altro vivente nei tre regni del Creato si inchina. Ecco la testimonianza del mio amore per l’uomo, per il quale creai l’organismo perfetto e la beata sorte di una eterna vita nel mio Regno. Ecco la testimonianza del mio perdono per l’uomo, al quale, in forza di un trino amore, ho concesso riabilitazione agli occhi miei. Questa è la mistica pietra di paragone, questa è l’anello di congiunzione fra l’uomo e Dio, questa è Quella che riporta i tempi ai giorni primi e dà al mio occhio divino la gioia di contemplare l’Eva che io creai quale la creai ed or fatta più bella poiché è la Madre del mio Figlio e la Martire del Perdono. Per il suo Cuore, che non conobbe macchia, io apro i tesori del Cielo e per il suo capo, che non conobbe superbia, del mio Fulgore faccio corona e l’incorono, poiché m’è Santa, perché sia vostra Regina".
   Maria, in Cielo non sono lacrime. Ma per il gioioso pianto che avrebbero avuto gli spiriti se ad essi fosse concesso il pianto - umore che stilla premuto da un’emozione - vi fu uno2 sfavillare di luci, un trascolorare di splendore in più vividi splendori, un ardere di incendi caritativi in un più ardente fuoco, un insuperato e indescrivibile suonar di armonie, alle quali si uni la voce del Figlio mio in laude a Dio Padre e alla Serva di Dio in eterno beata.
   Maria, era nel mio pensiero di finire questa mia illustrazione dei misteri del santo mio rosario - perché, senza che tu te ne accorgessi, di tutti te ne parlai e specie sui candidi del gaudio e sui fulgidi della gloria, poiché per quelli porpurei non vi è che un unico nome: Dolore, e sono tutti un unico dolore - dopo il Natale. Ma voi che mi amate avete tante pene e capite che, solo dimenticando la Terra per il Cielo, esse pene, divengono sopportabili al cuore vostro. Ed io vi svelo le luci del Cielo.
   La mistica collana è compiuta. Ve la dono per il Natale del Figlio mio e con essa la mia benedizione e la mia carezza.
   Siate buoni e amatemi. Io sono con voi.»

 

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