MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

OPERA MINORE

A A A

QUADERNI DEL 1943 CAPITOLO 44


1 luglio 1943

   Dice Gesù:
   «Che un’anima provi tentazioni non deve stupire. La tentazione è anzi più violenta quanto più la
creatura è avanzata nella mia Via. Satana è invidioso e astuto. Quindi spiega la sua intelligenza dove occorre più sforzo per strappare un’anima al Cielo. Un uomo di mondo, che vive per la carne non c’è bisogno di tentarlo. Satana sa che egli lavora già di suo per uccidere la sua anima e lo lascia fare. Ma un’anima che vuole essere di Dio attira tutto il suo livore.
   Ma le anime non devono tremare, non devono accasciarsi. Essere tentato non è un male. È male cedere alla tentazione.
   Vi sono le grandi tentazioni. Davanti ad esse le anime rette si mettono subito in difesa. Ma vi sono le piccole tentazioni che possono farvi cadere senza che ve ne accorgiate. Sono le armi raffinate del Nemico. Le usa quando vede che l’anima è guardinga e attenta per le grandi. Allora trascura i grandi mezzi e ricorre a questi, così sottili che entrano in voi da qualunque parte.
   Perché permetto questo? Dove sarebbe il merito se non ci fosse lotta? Potreste dirvi miei se non beveste al mio calice?
   Cosa credete? Che il mio calice sia stato soltanto quello del dolore? No creature che mi amate. Cristo - Egli ve lo dice per darvi coraggio - ha provato prima di voi la tentazione.
C   redete voi che fu solo quella del deserto? No. Allora Satana fu vinto con grandi mezzi opposti ai suoi grandi tentativi. Ma in verità vi dico che Io, il Cristo, fui tentato altre volte. Il Vangelo non lo dice. Ma come dice il Prediletto: "Se si avessero a narrare tutti i miracoli fatti da Gesù, la terra non basterebbe a contenere i libri".
   Riflettete, discepoli cari. Quante volte Satana non avrà tentato il Figlio dell’uomo per persuaderlo a desistere dalla sua evangelizzazione? Cosa conoscete voi delle stanchezze della carne affaticata nel continuo pellegrinare, nel continuo evangelizzare, e delle stanchezze dell’anima, che si vedeva e sentiva circondata da nemici e da anime che lo seguivano per curiosità o per speranza di un utile umano? Quante volte, nei momenti di solitudine, il Tentatore mi circuiva coll’accasciamento! E nella notte del Getsemani, non ci pensate con quale raffinatezza egli ha cercato di vincere l’ultima battaglia fra il Salvatore dell’umano genere a l’inferno?
   Non è dato a mente umana conoscere e penetrare nel segreto di quella lotta fra il divino e il demoniaco. Solo Io che l’ho vissuta la conosco e perciò vi dico che Io sono dove è chi soffre per il Bene. Io sono dove è un mio continuatore. Io sono dove è un piccolo Cristo. Io sono dove il sacrificio si consuma.
E vi dico, anime che espiate per tutti, vi dico: Non temete. Fino alla fine Io sono con voi. Io, il Cristo, ho vinto il mondo, la morte e il demonio a prezzo del mio Sangue. Ma do a voi, anime vittime, il mio Sangue contro il veleno di Lucifero.»

   Dice Gesù:
   «Alle vostre capacità intellettuali molto limitate, alla vostra spiritualità embrionale, non è concesso conoscere il mistero della natura di Dio. Ma agli spirituali, fra la massa dei cosiddetti spirituali, il mistero si rende più conoscibile. Agli amanti del Figlio, a coloro che sono veramente segnati del mio Sangue, il mistero si svela con maggiore chiarezza perché il mio Sangue è Scienza e la mia predilezione è Scuola.
Oggi1 è grande festa in Cielo perché tutto il Cielo canta oggi il Sanctus all’Agnello il cui Sangue fu versato per la Redenzione umana. Tu sei una delle poche, troppo poche creature che venerino il mio Sangue come va venerato. Ma a coloro che lo venerano, da quando esso fu sparso, quel Sangue parla con parole di vita eterna e di scienza soprasensibile. Se il mio Sangue fosse più amato e venerato, più invocato e creduto, molto del male che vi porta all’abisso sarebbe scongiurato.
   Parlò, questo Sangue, quando ancor non era sotto figura dell’agnello mosaico, sotto il velo delle profetiche parole nel segno del Taupreservatore; parlò, dopo che fu sparso, nella bocca degli apostoli; grida il suo potere nell’Apocalisse; invita col suo chiamare dalle bocche dei mistici. Ma non è amato. Non è ricordato. Non è invocato. Non è venerato. Tante feste ha la mia Chiesa. Ma una festa solennissima per il mio Sangue manca. E nel mio Sangue è la salvezza!
   Oggi, festa del mio Sangue, ti illumino un mistero. Di’: "Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo", poiché è di Noi che ti voglio parlare. Alla vostra pesantezza umana sono occorse figure per pensare al Padre e allo Spirito, esseri incorporei di infinita bellezza, ma che voi non concepite coi vostri sensi umani. Tanto che difficilmente ad Essi vi volgete, con tutta la pienezza del pensiero, per invocarli come invocate Me che pensate come Uomo-Dio. Non comprendete perciò neppure lontanamente l’incomparabile mistero della nostra Trinità.
   Per pensare a Dio non bisogna portare paragoni con esseri creati. Dio non si paragona. Egli è. Nell’essere c’è tutto. Ma l’essere non ha corpo, e l’Essere eterno non ha corpo.
   Guarda: Dio è luce. Ecco l’unica cosa che può ancora rappresentare Iddio senza essere in antitesi con la sua spirituale Essenza. La luce è, eppure è incorporea. Tu la vedi ma non la puoi toccare. Essa è.
   La nostra Trinità è luce. Un’illimitata luce. Sorgente a Se stessa, vivente di Se stessa, operante in Se stessa. L’universo non è tanto grande quanto Essa è infinita. La sua essenza empie i Cieli, scorre sul Creato, domina sugli antri infernali. Non vi penetra - sarebbe finito l’Inferno - ma li schiaccia col suo rutilare che è beatifico nel Cielo, confortatore sulla terra, terrorifico nell’Inferno. Tutto è trino in Noi. Le forme, gli effetti, i poteri.
   Dio è luce. Una luce vastissima, maestosa e pacata, è data dal Padre. Cerchio infinito che abbraccia tutta la Creazione, dall’attimo in cui fu detto: "Sia la luce", fino ai secoli dei secoli, poiché Dio, che era in eterno, abbraccia la Creazione, da quando essa è, continuerà ad abbracciare, quanto, nell’ultima forma, l’eterna, dopo il Giudizio, rimarrà del Creato. Abbraccerà coloro che sono eterni con Lui nel Cielo.
   Dentro al cerchio eternale del Padre è un secondo cerchio, generato dal Padre, diversamente operante eppure non contrariamente operante, perché l’Essenza è una. Esso è il Figlio. La sua luce, più vibrante, non dà soltanto la vita ai corpi, ma dà la Vita alle anime, che l’avevano perduta, mediante il suo Sacrificio. È un dilagare di raggi potenti e soavi che nutrono la vostra umanità e ammaestrano la vostra mente.
   All’interno del secondo cerchio, prodotto dai due operare dei primi cerchi, è un terzo cerchio dalla luce ancora più vibrante e accesa. È lo Spirito Santo. È l’Amore prodotto dai rapporti del Padre col Figlio, tramite fra i Due, e conseguenza dei Due, meraviglia delle meraviglie.
   Il Pensiero creò la Parola e il Pensiero e la Parola si amano. L’Amore è il Paraclito. Esso opera sullo spirito vostro, sulla vostra anima, sulla vostra carne. Poiché consacra tutto il tempio, creato dal Padre e redento dal Figlio, della vostra persona, creata a immagine e somiglianza di Dio Uno e Trino. Lo Spirito Santo è crisma sulla creazione, fatta dal Padre, della vostra persona, è grazia per fruire del Sacrificio del Figlio, è Scienza e Luce per comprendere la Parola di Dio.
   Luce più ristretta, non perché sia limitata rispetto agli altri, ma perché è lo spirito dello spirito di Dio, e perché, nella sua condensazione, è potentissima come è potentissima nei suoi effetti.
   Per questo Io dissi: "Quando verrà il Paraclito vi istruirà". Neppure Io, che sono il Pensiero del Padre divenuto Parola, posso farvi capire quanto può, con un solo balenare, farvi capire lo Spirito Santo.
   Se davanti al Figlio ogni ginocchio si deve curvare, davanti al Paraclito si deve inchinare ogni spirito, perché lo Spirito dà vita allo spirito. È l’Amore che ha creato l’Universo, che ha istruito i primi Servi di Dio, che ha spinto il Padre a dare i Comandamenti, che ha illuminato i Profeti, che ha concepito con Maria il Redentore, che ha messo Me sulla Croce, che ha sostenuto i Martiri, che ha retto la Chiesa, che opera i prodigi della grazia.
   Fuoco bianco, insostenibile alla vista e alla natura umana, concentra in Sé il Padre e il Figlio ed è la Gemma incomprensibile, inguardabile, della nostra eterna Bellezza. Fissa nell’abisso del Cielo, attrae a Sé tutti gli spiriti della mia Chiesa trionfante e aspira a Sé coloro che sanno vivere di spirito nella Chiesa militante.
   La nostra Trinità, la nostra triplice ed una natura si fissa in un unico splendore in quel punto da cui si genera tutto quanto è, in un eterno essere.
   Di’: "Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo"

   Dice ancora:
   «Non ho inteso, dicendo: dieci giusti2, di alludere che sarà salvo il luogo dove dieci giusti saranno. Ma si può capire senza errore che se dieci anime giuste generose si riuniranno in preghiera, con fine santo, a chiedere pietà per un luogo Io non respingerò la loro preghiera. Non ho detto che Io ascolterò le preghiere fatte da più persone in mio Nome? Le mie parole e le mie promesse non vengono meno.
   Ma saranno costanti nella fede, nel sacrificio, nella purezza spirituale e nella purezza d’intenzione le persone che si riunissero ora per pregare a questo scopo?
   Se ci saranno e saranno come devono essere: veri sacerdoti (sono sacerdoti coloro che pregano per i fratelli e si immolano) Io li benedirò e darò quello che si chiede in mio Nome.»
   Scrivo stamane mentre aspetto lei3 perché ieri ero troppo sfinita per fare aggiunte.
   Descrivere la Cosa che ho visto non si può. La parola manca. Mentre Gesù parlava io vedevo, ma non posso ridire, in maniera che un altro veda, quanto la mia mente ha visto. Potrei di questo fare la figura, anche essendo un asinello nel disegno. Basterebbe fare tre cerchi concentrici con un punto al mezzo. Ma non direbbe nulla. Mancherebbe la Luce e mancherebbe l’intuizione dei rapporti fra i tre cerchi e ilpunto che li accentra. Perciò diverrebbe un segno morto, mentre è tanto vivo, operante, beatifico.
   Certo, anche campassi mille anni, non dimenticherò più la bellezza di questa vista intellettuale. Essa mi sarà aiuto, conforto, forza, difesa, tutto, in tutte le circostanze. Ed essa è calamita ultrapotente che mi attira a sé a mi dà un’ansia indescrivibile di raggiungerla. Mi pare di vivere sotto il sole. Ma che dico il sole?
   Il sole è un astro spento e freddo rispetto al Fuoco divino incastonato nella profondità dell’Empireo, così lontano e così vicino...
   Sì. Ho l’impressione della sua smisurata lontananza, attraverso la quale scorre tutto l’Universo che si bagna e vive della sua Luce, e nello stesso tempo sento che ogni essere, il mio specialmente per bontà di Dio che mi ha permesso di avere questa gioia, che non ha paragoni, è vicino a questo Punto di Vita che è Dio e sotto il suo raggio che lo tiene raccolto, riparato, vitale, come una campana di vetro sopra una delicatissima pianta. (E con questo banale paragone sciupo tutto ma non trovo di meglio).
   Insomma mi sento sotto l’Occhio di Dio. Ed è una sensazione di gioia, di calore, di forza, di pace infinita, indescrivibile, letificante. Vivere così, sotto l’incomprensibile Gemma (come ha detto giusto il mio Maestro!) della Bellezza divina, Gemma che riunisce in un unico insostenibile Splendore le Tre Persone divine e ne fa un’Unità di Luce Divina, è una tale beatitudine per cui si annulla tutto il sofferto e quello che avrò a soffrire...
   Ora capisco veramente cosa voglia dire: Paradiso. Vuol dire vivere vedendo sempre quel Sole Uno e Trino.
   

   1 1° luglio, festa del Prez.mo Sangue.

   2 Vedi la nota 4 di pag. 29.

   3 Padre Migliorini.