MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

OPERA MINORE

A A A

QUADERNI DEL 1943 CAPITOLO 9


21 maggio 1943

   Ripenso all’ultimo colloquio fra lei1 e me e al suo desiderio che io dica se mi sono accorta di aver fatto un po’ di bene alle anime.
   Sì. Per bontà di Dio, sì. Per merito mio è, per lo meno, molto incerto, salvo qualche caso che è sicuro perché in quei casi ho pagato io, di persona.
   Fino al 1923 ho cercato di portare al bene le anime, ma ad un bene puramente umano. Mi sono mostrata retta, seria, passabilmente buona, per portare altri ad esserlo ugualmente. Ma non guardavo a fini soprannaturali. Era un’opera, dirò così: di bonifica puramente limitata ad un codice di morale umana. Esulava dal mio modo di agire l’idea di fare cosa grata a Dio, di far cosa utile alle anime. Ubbidivo al mio istinto, naturalmente retto, compiacendomi anche di essere citata a modello. Questo mi ha salvata, molto probabilmente, da passi falsi. Era, forse, il frutto naturale di tante pure preghiere fatte nell’infanzia e poi nell’adolescenza, in collegio, che mi ottenevano di rimanerebuona almeno secondo il concetto umano e di portare così altri ad esserlo.
   Poi, fatta la luce in me, compresi che bisognava elevare la bontà dal piano naturale ad un piano soprannaturale, preoccupandosi non dell’utile che può venire in questa vita dall’esser buoni, ma dall’utile che ne verrà nella vita eterna. Compresi che bisogna esser buoni e portare altri ad esserlo, non per nostra gioia ma per "fare cortesia" a Gesù.
   Ecco. Trovata questa verità trovai tutto, e tutto cambiò. Imperniato tutto il mio modo di esistere sull’amore, anche il mio modo di operare cambiò metodo e aspirazione. Perciò dal 1923 lasciai cadere sempre più in basso e nell’ombra il mio io umano, con tutte le sue umane sensazioni, idee, opere, ecc. ecc., e senza mai più riflettere a quello che poteva, umanamente, produrmi il seguire la via di Dio, mi occupai solo di quella via per cui incanalai me stessa e... aspirai dietro a me stessa molti altri.
   La prima creatura portata a Dio con la parola e con la preghiera - glie l’ho già detto2 - fu una vecchierella di 70 anni passati, e poi, su, su, con un modo o con l’altro, ho pescato altri pesciolini mettendoli nel vivaio del Signore. Purtroppo ne ho anche avuti di così... vivaci che una volta pescati se la sono anche svignata di nuovo, preferendo la melma fangosa e l’acqua putrida e stagnante all’onda pura, cristallina, beatificante della divina peschiera.
   Ma le diserzioni di alcuni, le mie sconfitte, non mi hanno sgomentata. Ho continuato lo stesso a parlare di Dio anche quando ero convinta di parlare ad un cuore impenetrabile. Ho continuato a pregare e ad agire noncurante delle ironie, degli sgarbi, delle delusioni. Qualche cosa resterà bene in quei cuori! Non le pare?
   E Dio farà il resto. Le sconfitte servono a mostrarmi che io senza aiuto di Dio sono men che zero. Le vittorie servono a mostrarmi che la benignità di Dio è così paterna e grande che è sempre pronta ad ascoltarci, quando chiediamo cose giuste e ad aiutarci quando ci diamo da fare in suo onore.
   Le ho detto3 di quella bambina, salvata dalla morte. E non mi ripeto. A voce le ho detto che non uno di quelli che io ho raccomandato al Signore, fra i combattenti, è perito. Le posso anche aggiungere che molte delle cose che chiedo per conto di altri le ottengo. È anzi ben difficile che non le ottenga. Gesù è così buono che non mi nega nulla di quello che io chiedo per i miei fratelli. Se mai è più restìo con me, per cose che io chiedo per me stessa.
   Ma forse dipende che io prego più per gli altri che per me e anche dal fatto che per me non ricorro a certi mezzi... draconiani che mettono il buon Gesù nell’impossibilità di negarmi una cosa. Forse anche dipende che io... so dire "grazie" a Gesù quando mi concede un favore. Sono così pochi che sanno dire a Lui quel “grazie” che non si nega neppure allo spazzino che ci pulisce il marciapiede!... Si tratta il buon Dio come un servo obbligato ad accontentarci... e il buon Dio desidera tanto di sentirsi dire: "Grazie, Padre!.
   Delle mie ragazze posso dire che ho messo in loro una traccia che non morrà, anche se per ora, in una almeno, pare traccia distrutta. Nei miei amici lo stesso e lo stesso in mie antiche ascoltatrici di quando tenevo le conferenze.
   Sì, posso dire, senza false modestie, che non sono passata inutilmente sulla terra. Come posso dire che ho visto e vedo piovere nelle mie mani le grazie che chiedo. Dolce pioggia che io spargo sui cuori, lieta se per essa, ottenuta anche a prezzo di sangue, un’anima si volge a Dio e sempre più a Lui si stringe. Sono così contenta quando sento dire da uno per il quale pregai: "Ho ottenuto la grazia!". Contenta perché penso che in quell’ora, quell’uno, è col cuore contento e perciò è buono, contenta perché sempre più mi convinco come Gesù mi ama.
   C’è una mia Suora, ora Provinciale a Roma, che dice apertamente che si è accorta che quel che io chiedo ottengo e che conta perciò su me. Oh! ma la povera Maria ottiene tutto perché ha saputo fare come Gesù: mettersi in croce. E poi fidare, fidare, in Gesù, con una fiducia molto più grande di quella che ebbi in mio padre.
   Molti non ottengono perché non sanno volgersi a Dio come a un vero Padre, Fratello e Sposo, e gli parlano in punta di forchetta. Sembrano i discorsi ampollosi delle antiche tragedie o degli ambasciatori: "Sire, in questo fausto giorno... Coll’animo ai vostri piedi vi umiliamo ecc. ecc.". Oh! no! Non è il mio stile. Io col sorriso, con le lacrime, con la semplicità, l’insistenza, la sicurezza, parlo a Gesù finché Egli sorride... e quando sorride la grazia è certa.
   E non è da dire che chieda poco. Sono una questuante mai contenta! Ma il Signore è così felice di farla da Re che sparge i suoi tesori! Delle volte è tale la pioggia di grazie che ottengo, che ne rimango sbalordita, commossa, estasiata.
   Forse non dovrei dire così, per umiltà. Ma guardo a Maria mia Madre, l’Umile per eccellenza... e io Maria, di una piccolezza di formica rispetto a Lei, la imito cantando il Magnificat, perché anche in me il Signore, non guardando la piccolezza della sua serva, ha fatto grandi cose!

 

   1 Padre Migliorini.

   2 Nella “Autobiografia”, pag. 243.

   3 Nella “Autobiografia”, pag. 402-403.