MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

OPERA MINORE

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QUADERNI DEL 1943 CAPITOLO 109


2 settembre 1943

   Dice Gesù: 
  «L’uva è tanto più dolce quanto più è matura, e tanto più è matura quanto più sole piglia. Il padrone della vigna non coglie la sua uva per farne del vino se non è ben maturata, e perché maturi sfronda e pota di modo che il sole possa scendere e circolare fra grappolo e grappolo e fare, dei chicchi aspri e verdi, tante perle di zucchero liquido.
   Se l’uva rimanesse come è nell’aprile, ossia quando la vite è bella con le sue foglie nuove e i suoi grappolini in fiore, o anche come è in giugno, già tutta piena di tralci flessibili e di grappoli formati, non servirebbe a nulla fuorché a una gioia dell’occhio. Invece nell’autunno, dopo tanto sole e tante potature, essa è bella in un’altra maniera e, oltre che bella, utile all’uomo.
   Io sono il sole e voi, anime mie, siete la vigna dove si deve formare il vino eterno. Io sono il sole e sono anche il vignaiolo. Io vi circondo e inondo dei miei raggi e vi mortifico perché voi diate tralci carichi di frutti veri e non vani viticci che non servono a niente.
   Bisogna lasciare che il sole e il vignaiolo lavorino a loro completo piacere l’anima vostra. Bisogna, Maria mia, imitare molto, molto, molto il grappolo che non ha voci di proteste né atti di resistenza per il sole e per il padrone della vigna ma anzi si lascia scoprire per ricevere i raggi caldi, si lascia medicare coi liquidi adatti, si lascia sistemare senza reazione alcuna. E così si fa sempre più grosso e dolce, un vero prodigio di succhi e di bellezza.
   Anche l’anima deve tanto più desiderare il sole e l’opera dell’eterno Vignaiolo quanto più si avvicina per essa l’ora della divina vendemmia. Non è destinato al mistico tino il grappolo restio e malato che non ha voluto divenire maturo, sano e dolce, e che si è nascosto per non esser curato. Ma invece diviene degno della mia Vendemmia il grappolo che non ha avuto paura di cesoie e di medicine e che docilmente si è sacrificato, nei suoi gusti, per Me.
   Io sono il Vendemmiatore e tu il mio grappolo. La vendemmia si avvicina.
   Aumenta i tuoi sforzi per assorbire quanto più puoi di Me. Io diverrò in te liquore di vita eterna. Aumenta le tue generosità per assecondare l’opera del tuo amoroso Vignaiolo. Egli, il tuo Gesù, non vuole altro che fare di te un grappolo degno d’esser posato ai piedi del trono di Dio.
   Dolce cosa avere a Maestro Gesù, Maria, ma cosa che diviene perfetta quando del Maestro si assimila tutto l’insegnamento