MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

OPERA MINORE

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QUADERNI DEL 1943 CAPITOLO 104


28 agosto 1943

   Dice Gesù
   «Quando Io dico d’essere "l’eterno Immolato"1 non dico un concetto nuovo. Coloro che furono a Me più vicini: Pietro e Giovanni, hanno lo stesso concetto. Né possono averlo diverso tutti coloro che meditano sulle opere del Padre, del Figlio e dello Spirito.
   Talora a voi uomini fa stupore che Iddio, sapendo nella sua infinita Intelligenza tutte le cose, abbia proceduto a creare l’uomo, e quasi vi chiedete se Dio sapeva o non sapeva quanto l’uomo avrebbe commesso.
   Oh! lo sapeva! Nulla è ignoto al Dio Uno e Trino. Tutti gli avvenimenti dell’Universo: nascite e morti di pianeti, formarsi e disgregarsi di nebulose, vita o morte sugli astri lanciati nello spazio, cataclismi, deflagrazioni, sono conosciuti, in eterno, dall’Eterno. E ugualmente in eterno sono conosciuti tutti gli avvenimenti della Terra: uno dei milioni di mondi creati da Dio, quello che a voi è noto perché ne siete abitatori.
   E in eterno sono noti tutti gli avvenimenti dell’uomo, preso come abitante della Terra. Prima che Adamo fosse, Iddio sapeva che Adamo avrebbe peccato. E con lui avrebbe peccato, per millenni, la razza di Adamo. Non uno dei peccati degli uomini, non una delle virtù degli uomini, sono ignorati dalla Sapienza nostra sia nel momento in cui avvengono, sia da un tempo talmente anticipato che non ha paragone con nessun limite del vostro tempo, risalendo a ritroso nei secoli dei millenni sino al non essere del tempo: all’eternità.
   Spingi lo sguardo, o Maria, nell’eternità nostra. Immergiti in questo segno di Dio. È come se tu affissi lo sguardo verso un cielo tersissimo e pensi che oltre quell’azzurro, che ti pare limite, è altro, altro, altro spazio sconfinato, sempre più alto... Un vortice di etere, un gorgo d’azzurro che tanto più si fa fondo quanto più sali, né trovi confine ad esso. Il suo azzurro, che pure è, non è altro che il suo non essere, come sostanza consistente. Il suo azzurro è fatto di milioni incalcolabili di chilometri di etere nel quale danzano i mondi creati dal Padre mio.
   Lo stesso è la nostra eternità. È! Quando cominciò? Mai! Quando finirà? Mai! Quanto durerà? Sempre! Da quando dura? Da sempre!
   Mai. Sempre. Medita quale sconfinata potenza sta in queste due parolette applicate alla Perfezione. Non il vostro "sempre" legato alla breve vita vostra e che non dura neppure per quanto dura la vita. Non il vostro "mai" soggetto a così rapide smentite. Ma il nostro "sempre" e il nostro "mai" che non conoscono menomazioni di sorta e si rivestono della nostra Perfezione.
   Nulla è occulto a Dio. Nulla. E allora, vi chiedete voi, poveri uomini, perché Dio ha creato l’uomo?
   Oh! che inutile perché! Vorreste voi giudicare l’opera di Dio? Fare il processo alle sue azioni? Quando sarete nella gloria comprenderete tutti i perché misteriosi. Leggerete, con lo sguardo dello spirito libero, pagine che ora ignorate, che ora inutilmente volete sfogliare cadendo, per la vostra inutile superbia di formiche che vogliono perforare un monte di marmo, nei più perniciosi errori.
   Quanti misteri ha ancora l’Universo per voi! Siete immersi nel mistero. Mistero di Dio. Mistero dei perché di Dio. Mistero della seconda vita. Mistero di leggi cosmiche. Mistero di rapporti fra questo vostro pianeta e gli altri mondi. Mistero dei rapporti fra i viventi sulla terra e i già passati alla seconda vita.
   La vostra curiosità umana, il bisogno della vostra anima di ricongiungersi alle sue origini, vi dànno sante e non sante inquietudini.
   Sante, quando vi spingono a bene operare desiderando di approfondire il mistero e l’unione col soprannaturale per sentirvi meno esiliati fuor dal Regno dello spirito, e per rendervi sempre più capaci di capire le parole spirituali e di meritare la vita spirituale che raggiunge la perfezione nell’altra vita, nella mia beatitudine.
   Non sante, quando volete, scartando la bella e semplice Fede, imitare Adamo e conoscere ciò che non è utile per ora conoscere, violando il segreto, forzando celestiali porte, disturbando riposi paradisiaci, valicando barriere intoccabili.
   Ciò è male, figli miei. Credetelo. Lasciate al vostro Dio l’iniziativa di istruirvi sui misteri dell’al di là. Egli sa fino a che punto vi può introdurre nel segreto che sta oltre la morte. Fidatevi del vostro Padre e Maestro. Non vogliate irrispettosamente andare oltre al confine. Non vogliate volere più di ciò che vuole Dio. Rispettate.
   Questo vada per tutti coloro che non si accontentano di quanto ho detto e vogliono sapere di più. Ma credete voi che se fosse stato bene il saperlo, Io avrei2 smemorato i tre risuscitati del Vangelo? Eppure nessuno di essi disse ciò che è l’altra parte. Neppure Io, Verbo del Padre e Sapienza infinita, vi ho svelato il mistero della morte e con esso altri, la cui conoscenza non è necessaria alla vostra santificazione, ma anzi è nociva ad essa.
   Credere è più alto di conoscere. Credere è amare. Lo torno a dire3Credete dunque che se Dio vi ha creati è stato per impulso d’amore. Credetelo con amore per rispondere a tale amore.
   E con settemplice amore credete che Io, l’eterno Immolato, sono con giusta parola chiamato così perché, da prima che il tempo fosse, Io sono il destinato ad essere immolato per salvare voi.
   Non si è iniziato il mio olocausto con la mia vita corporale. No. Esso era prima che Io divenissi carne nel seno della Vergine. Non si è iniziato con la cacciata di Adamo. No. Esso era prima che Adamo peccasse. Non si è iniziato quando il Padre disse: "Facciamo l’uomo". No. Esso era prima di tal pensiero creativo.
   Esso olocausto, compiuto dalla seconda Persona della Nostra Trinità santa, è come palpito nel centro dell’eterno cuore del nostro Essere, da sempre. Da sempre, capisci? Eterno come Noi siamo eterni. Tutto previsto e tutto preordinato in eterno.
   Io sono l’eterno Immolato, la Vittima eterna, Colui che vi trasfonde il suo Sangue per guarirvi dalle malattie delle colpe, Colui che vi rinsalda con esso a Dio, Colui che vi dà tutte le certezze della fede e della speranza e vi nutre della sua carità perché possiate credere, vivere in Dio, santificarvi per mezzo della Parola che non muore e che non permette che chi di essa si nutre muoia.
   Credete in Me, amici miei, e chiedetemi la grazia di sempre più credere. La luce della Fede e quella della Carità vi permetteranno di vedere sempre più chiaramente il vostro Dio, il vostro Gesù, fin da questa vita.»

 

   1 Nel dettato del 17 agosto, pag. 93.

   2 avrei è nostra correzione da avessi 

   3 Già nel dettato del 26 agosto, pag. 193.