MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

OPERA MINORE

A A A

QUADERNI DEL 1943 CAPITOLO 139


7 ottobre 1943

   Dice Gesù
   «O tu che piangi perché la separazione1 ti è penosa e ti pare totale, pensa a ciò che ti dice Gesù. Evedrai che essa separazione non è totale e che il dolore diminuisce.
   Il mio apostolo2 dice una parola ispirata alla quale solitamente vien dato significato riferentesisolo ai viventi della terra. Ma ne ha uno più ampio e profondo che Io svelo a voi tutti, figli che piangete, a voi tutti dolenti che soffrite per la morte di un vostro diletto.
   Colui o colei che ora son morti, non si nutrirono forse del Sangue mio e della Carne che s’è fatta pane agli uomini? E, se se ne nutrirono, la virtù del Sangue e della Carne del vostro Salvatore non permane forse in essi anche oltre alla morte?
   E che fa la morte umana rispetto allo spirito sopraumano? Ha forse potere la piccola morte, di separare da Me, che vivo eterno, parti delle mie membra, solo perché esse sono morte sulla terra? E voi non vivete forse in Me costituendo quella parte del mio mistico Corpo che vive sulla terra?
   Non sono forse queste verità inoppugnabili? Sì, che lo sono.
  Sappiate, sappiate, o voi tutti che piangete per il dolore di un lutto recente, che colui che piangete non è morto, ma vive in Me. Sappiate che il medesimo Pane che vi ha sfamato l’anima mentre eravate uniti sulla terra, mantiene la vita e la comunione fra i vostri spiriti viventi quaggiù ed i trasumanati viventi in Me.
   Nulla può fare la piccola morte di male agli spiriti immortali. È la grande morte quella da temersi, quella che veramente vi toglie in eterno un vostro parente, un vostro coniuge, un vostro amico. La grande morte, ossia la dannazione dell’anima, la quale separa realmente da Me cellule del mio mistico Corpo cadute in preda delle cancrene di Satana.
   Ma per coloro che sono morti nel mio Nome e che hanno nutrito in sé la vita dello spirito con il Cibo eucaristico, che non perisce e che è sempre preservazione dalla morte eterna, no, per essi non c’è da piangere, ma da giubilare, perché essi sono usciti dal pericolo di morire per entrare nella Vita.
   Pensa, pensate che ben difficilmente chi s’è nutrito di Me può essere fratello di Giuda, simile a lui al quale il mio Pane non fu Vita ma Morte.
   A seconda della loro capacità di assimilazione spirituale, il mio Pane, ossia Me stesso fatto cibo per dare agli uomini la forza di conquistare il Cielo e la moneta per entrarvi, darà ad essi una più o meno sollecita entrata nel Regno della gloria, ma nel 99 per 100 dei casi dà sempre la salvezza dell’ anima.
   Non piangete, perciò, genitori senza più figli, coniugi senza più consorti orfani senza più genitori. Non piangete. Come alla madre del Vangelo, Io, che non mento mai, vi dico: "Non piangete".
   Credete in Me: Io vi renderò l’essere che amate e ve lo renderò in un regno dove la triste morte della terra non ha accesso e dove l’orribile morte dello spirito non è più possibile.
   Non piangete. Su voi tutti scenda questa speranza che è fede e la mia benedizione.»

 

   1 La morte della mamma, cui si riferiscono brani e dettati del 2-3 ottobre (pag. 249), del 4-5 ottobre (pag. 269), del 9 ottobre (pag. 273).

   2 La scrittrice annota in calce, a matita: S. Paolo, Ia lettera ai Corinti, c. 10, v. 16-17