MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

OPERA MINORE

A A A

QUADERNI DEL 1943 CAPITOLO 147


15 ottobre 1943

   Dice Gesù
   «La Chiesa ha applicato a Maria, la Madre mia benedetta, le lodi che lo sposo del Cantico dice per la sua amata. E nessuna creatura al mondo ha, in verità, tanto diritto di avere per sé quelle lodi, lasciando anche e soprattutto da parte la sensualità che celebra le bellezze fisiche, grandi anche in Maria, perché la sua esclusione dalla colpa d’origine aveva fatto di Maria una creatura perfetta come i due primi creati dal Padre. E i due primi, opera eccelsa del Creatore, avevano, oltre la bellezza incorporea dell’anima innocente, la bellezza fisica del corpo creato dal Padre.
   La bruttezza fisica è venuta all’uomo come una delle tante conseguenze della colpa. La colpa non ha lesionato soltanto lo spirito. Essa ha portato tale lesione anche alla carne. Dallo spirito, che aveva perduto la Grazia, sono venuti istinti contro natura, i quali hanno avuto per frutto le mostruosità della razza. Se l’uomo non avesse conosciuto il peccato, non avrebbe conosciuto certi stimoli e non avrebbe contratto alleanze deprecate e maledette che hanno poi pesato, nei secoli dei secoli, con marchio di bruttezza sulla prima originaria bellezza.
   E anche quando l’uomo non giunse ad avvilire se stesso con certe colpe, la cattiveria, portata sino alla delinquenza, segnò stigmate sui volti dei malvagi e sui loro discendenti, stigmate che ancora oggi studiate per reprimere la delinquenza.
   Ma dovreste cominciare voi, scienziati che le studiate, a levare la prima stigmate di delinquenza dal vostro cuore: quella che vi fa ribelli a Dio, alla sua Legge, alla sua Fede. Occorre curare lo spirito, non reprimere le colpe della carne e del sangue. Se l’uomo, curando se stesso per primo, curasse poi l’educazione spirituale dei fratelli, riconoscendo questo spirito che è il motore dei vostri atti e non negandolo con le parole e più con le opere di tutta la vita, la delinquenza diminuirebbe sino a divenire manifestazione sporadica di qualche povero malato di mente.
   Tanto è segno di propria o di lontana congiunzione col Male la bruttezza fisica, che nel tempo mosaico, quando per un complesso di ragioni, che un giorno ti ho spiegato1, occorreva usare una severità e un assolutismo che io poi ho modificato con la mia dottrina d’amore, il deforme era escluso dai servizi divini. Non era per insegnare agli uomini a mancare di carità verso gli infelici, che era stata data dalla Giustizia quella legge. Ma era per mettere un freno all’animalità degli uomini, col timore e col terrore che le loro colpe contro natura generassero dei deformiesclusi dal servizio divino, aspirazione somma dei figli d’Israele.
   Dopo sono venuto io, Sapienza eterna, incarnata per voi, ed ho modificato la Legge al fuoco della mia Carità ed al lume della mia intelligenza.
   Erano passati secoli e secoli dal tempo di Mosè e, nonostante tutte le leggi, l’uomo aveva fornicato col Male, con la Lussuria spinta ad aberrazioni2 mostruose, con la Ferocia anche questa portata a capolavori di criminalità. Nei figli dei figli di questi milioni di peccatori si segnavano le stigmate delle lontane colpe dei padri mentre, sotto l’involucro di una carne non bella e resa deforme da difetti fisici o da malattie orrende, palpitava un cuore degno di Dio più di tanti cuori di esseri fisicamente belli.
   E allora io, frutto dell’Amore e portatore dell’amore fra gli uomini, per insegnarvi l’amore vi ho insegnato ad amare gli infelici; ho chiamato a Me storpi ciechi, lebbrosi, pazzi, e li ho guariti quando era il caso, li ho amati sempre di amore di predilezione e vi ho insegnato ad amarli così.
   Questo rispondeva anche ad una ragione di alta giustizia. Io, che ero venuto per redimere le deformità dello spirito e ad amare sino all’olocausto i vostri spiriti deformi, per ridare ad essi la bellezza degna d’entrare in cielo, potevo non amare i deformi della carne, la cui deformità era una croce che di per sé stessa redimeva lo spirito che la sapeva portare?
   No. il Salvatore li ha amati e li ama, gli infelici della terra. E se non può su tutti operare il miracolo di rendere perfette le loro membra destinate a perire - non lo può per motivi inutili a spiegare agli uomini - può dare a tutti coloro che un’infermità avvilisce la sua divina assicurazione del possesso del Cielo, se sanno subire la loro prova di martirio senza dubitare della bontà dell’Eterno e senza ribellarsi alla loro sorte facendone accusa a Dio.
  Mi amino anche per il dolore. Io li premierò per il loro amore e i derelitti della terra diverranno i trionfanti nel Cielo.
   La Madre mia, la Senza colpa, la Tutta bella,la Desiderata di Dio, la Destinata ad essermi Madre, possedeva l’armonica integrità delle membra, in cui era palese il pollice modellatore di Dio che l’aveva creata a sua perfetta somiglianza.
   L’opera dell’artista si è industriata in tanti secoli a rappresentare Maria. Ma come rappresentare la perfezione? Essa trasuda dall’interno all’esterno. E se potete ancora col pennello e con lo scalpello fare una forma perfetta, non potete mettervi quella luce d’anima che è cosa spirituale, e che è l’ineffabile tocco divino apposto su una carne che è santa, tocco che vedete tralucere dall’interno su vostri fratelli e che vi fa esclamare: "Che volto di santo!".
   Come potete rappresentare Maria? La Tutta Santa del Signore! Ogni qualvolta è apparsa, e poi vi affaticaste a riprodurne le sembianze, i beati della visione di Lei hanno esclamato: "È bella quest’opera, ma non è Maria. Essa è diversamente bella, di una bellezza che non potete riprodurre e che non si può descrivere".
   Potresti tu riprodurre Maria, tu alla quale per conforto nella prova che era imminente ho concesso vedere la Madre mia e tua3, lo potresti tu, anche se fossi4 pittrice o scultrice eccelsa? No. Hai dichiarato che anche la tua efficace parola di donna istruita e capace di comporre è povera, insufficiente, per descrivere Maria. Hai detto che è "luce" per dire la cosa più bella e indescrivibile che è sul mondo e paragonarla alla Madre mia, nostra.
   È lo spirito di Maria che affiora dai veli della carne immacolata, quello che non potete descrivere, o figli di Lei e fratelli miei. Santificatevi per vedere Maria. Anche se nel Paradiso non aveste, per un supposto, a vedere che Lei, sareste già beati. Perché Paradiso vuol dire luogo dove si gode della vista di Dio, e chi vede Maria già vede Iddio. Essa è lo specchio senza macchia della Divinità.
   Tu vedi dunque che le lodi del Cantico sono giustamente appropriate a Maria, la quale con la sua anima pura e innamorata ha ferito il cuore di Dio che è suo Re, ma che l’accontenta nei suoi desideri d’amore per voi, come Ella fosse sua Regina.
  Io vorrei che nell’ambito delle vostre forze, così come dovete amare Dio con tutto voi stessi, vi sforzaste ad amare Maria. Amare vuol dire imitare, per spirito d’amore, colui che si ama. Ed io ve ne ho fatto dolce comando: "Si capirà che mi amate quando si vedrà che fate le opere che faccio io". Ora vi do lo stesso comando per la Madre mia: "Si vedrà che l’amate quando l’imiterete".
  Oh! se il mondo si sforzasse ad imitare Maria! Il Male, in tutte le sue diverse manifestazioni che vanno dalle rovine di anime alle rovine di famiglie, e dalle rovine delle famiglie alle rovine delle Nazioni e dell’intero globo terracqueo, cadrebbe vinto per sempre, perché Maria tiene il Male sotto il suo calcagno verginale e, se Maria fosse vostra Regina e voi foste veramente suoi figli, sudditi e imitatori, il Male non potrebbe più farvi del male.
   Siate di Maria. Sarete di Dio automaticamente. Perché Ella è il Giardino chiuso dove Dio sta, il Giardino santo dove Dio fiorisce. Perché Ella è la Fontana dalla quale sgorga l’Acqua Viva che ascende al Cielo e vi dà il mezzo di ascendere al Cielo: io, il Cristo, Redentore del mondo e Salvatore dell’uomo5

 

   1 Nel dettato del 9 luglio, pag. 77-78.

   2 aberrazioni è nostra correzione da aberrazioni 

   3 Negli scritti del 12 settembre (pag. 231) a del l9 settembre (pag. 257-258).

   4 fossi è nostra correzione da fosti 

   5 il commento al Cantico riprende nel dettato del l8 ottobre (pag. 311). Lo annota anche la scrittrice su una copia dattiloscritta.