MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

OPERA MINORE

A A A

QUADERNI DEL 1943 CAPITOLO 148


16 ottobre 1943

   Dice Gesù
   «Oggi voglio parlare su di una frase detta da Me sulla croce. Potrà parere un intermezzo dissonante all’argomento di cui ti parlo in questi giorni. Ma non lo è.
   Tutto quanto io dico si riferisce alla gemma che è in voi: allo spirito. Perché è lo spirito il signore del vostro essere. Voi spesso ne fate uno schiavo, ma ciò è una colpa di cui ne risponderete. il fatto che voi lo conculcate e l’uccidete non cambia la sua caratteristica di signore del vostro essere.
   Io voglio richiamarti l’attenzione su una frase detta da Me sulla Croce. Sei sulla croce anche tu, povera Maria. E la tua croce ormai abituale si è fatta ora più dura e aspra col dolore presente che ti consuma carne e sangue e ti opprime, fino a frantumarlo, il morale. Se fosse soltanto per la morte, soffriresti meno. Ma nel dolore della dipartita di tua madre si unisce l’altro dolore del come è dipartita da te senza una parola. Hai un groppo di lacrime nel cuore per la tua insaziata fame di carezze, che ti ha accompagnata per tutta la tua vita di figlia e ti accompagnerà per tutta la tua vita di orfana.
   Dàmmi anche questo sacrificio. Ci sono tanti figli senza mamma. Senza, perché la madre non li ama, e senza, perché la madre li ha rifiutati.
   Credi tu che i figli della colpa, quando escono dalle nebbie dell’infanzia e cominciano a pensare, non soffrano di questa loro condizione? La carità umana dà loro pane e tetto, oh! non molto di più, e sovente meno di quanto è dato ad un cucciolo sperso o ad un animale abbandonato. Ma se il cucciolo e l’animale sono felici solo per avere un cibo, un ricovero e una carezza, i figli della donna, che la donna ha ripudiato perché rappresentano per lei la testimonianza di una sua colpa hanno una mentalità superiore a quella del cucciolo e dell’animale, hanno un’anima che soffre e che può, nella loro sofferenza di bastardi spersi fuori dal nido dove sono nati, gettati fuori dal nido, farli divenire ingiusti e cattivi. ingiusti con Me e cattivi verso gli uomini, verso i simili di chi li ha generati per condannarli ad una sorte di vergogna.
   Io soltanto, io che sono Colui al quale non sfugge lacrima d’uomo e neppure passa inosservato il bisogno del passero che ha fame, io soltanto so le lacrime e le ribellioni di queste mie povere creature, che non hanno avuto neppure quel minimo di famiglia che è costituito dal ricordo dei genitori estinti. E le lacrime le raccoglie il mio Amore, e le ribellioni le compatisce la mia Misericordia. La Giustizia non è severa con questi poveri figli generati al pianto e alla vergogna, ma va, con volto severo, a giudicare chi li ha generati a tale sorte.
   Ma non è di questo che ti voglio parlare. Per questo ti chiedo soltanto il tuo soffrire di figlia che non ha conosciuto il conforto dell’addio materno. Tu hai Me come pochi mi hanno. Non sanno vedermi e sentirmi, altrimenti sarei con tutti come con te. Dàmmi il tuo dolore di figlia perché essi sentano che hanno un Padre, che bastardi non sono, che c’è chi li ama. E li ama come nessun genitore della terra può e sa amare. Bisogna saper applicare il proprio singolo dolore al sollievo degli altrui dolori. E tu, che conosci l’amarezza di certe situazioni, la desolazione del cuore e il conforto che solo da Dio viene, soffri con buona volontà per impedire questa che è una delle più amare, desolate e pericolose disperazioni.
   Ed ora parliamo della frase da Me detta sulla croce.
   Se nelle parole della Sapienza non ve ne è una di inutile riguardo allo1 spirito, che non sarà delle parole dette da Me Sapienza divina? Sulla croce ho completato la mia missione di Redentore, ma anche di Maestro.
   Vi ho insegnato il perdono perdonando ai miei uccisori e a chi mi offendeva come Dio e come morente. Vi ho insegnato ad aver fede nella Misericordia concessa a chi si pente promettendo il Paradiso a Disma. Vi ho insegnato a chi andare per non sentirvi soli: a Maria che vi è Madre. Vi ho insegnato a chiedere umilmente ed a soffrire pazientemente anche delle necessità corporali chiedendo un sorso per le mie labbra. Vi ho insegnato a non lamentarvi se quel sorso è aceto e fiele... aceto e fiele, Maria, che è dato non soltanto alle labbra ma spesso al cuore che chiede di amare e riceve ripulse e offese. Ricordalo che il tuo Gesù di questa più vera mistura amarissima ne ha avuto saturo il Cuore.
   Vi ho insegnato Chi invocare nelle ore in cui il dolore si precipita su voi e vi pare che tutti, anche Dio, vi abbiano abbandonato. Io ero, per necessità di Redenzione, realmente abbandonato dal Padre, ma l’ho ugualmente invocato. Così bisogna fare, o figli, nelle ore di prova e di dolore. Se anche Dio vi pare lontano, chiamarlo lo stesso in soccorso. Date a Lui sempre filiale amore. Egli vi darà i suoi doni. Potranno non essere quelli che invocavate. Saranno altri a voi più utili ancora. Fidatevi del Signore e Padre vostro. Egli vi ama e provvede a voi. Credete questo sempre. Dio premia chi crede nella sua Bontà.
   Ma prima di pronunciare l’ultima parola, in cui era unita, al dolore angoscioso di quella morte, la gioia d’avervi conquistato la Vita, ho pronunciato la frase di cui ti voglio parlare: "Padre, nelle tue mani  raccomando lo spirito mio".
   Vedete, o figli cari, quale valore ha lo spirito? il mio ultimo pensiero va ad esso, a raccomandare esso nelle mani del Padre. Valore immisurabile del nostro vivere di uomini è lo spirito, dico "nostro", perché chi moriva sulla croce era vero Uomo oltre che vero Dio, simile perciò a voi nell’umanità. L’estrema sollecitudine mia va a questo mio spirito prossimo a liberarsi dalla carne per tornare all’Origine da cui era venuto.
   Lo spirito del Cristo non aveva bisogno di divina pietà. Era lo spirito divino e innocente del Figlio del Padre e della immacolata. Ma io vi ho voluto insegnare che una sola cosa è preziosa nella vita e preziosa oltre la vita: lo spirito. Esso deve avere tutte le vostre cure durante l’esistenza e le vostre previdenze nell’ora della morte.
   Tutto quanto possedete sulla terra è cosa che muore con la carne. Nulla vi segue nell’altra vita. Ma lo spirito resta, ma lo spirito vi precede. È desso che si presenta al Giudice e riceve la prima sentenza. È desso che riscuoterà2 la carne nell’ora dell’ultimo Giudizio e la farà di nuovo viva per ascoltare il decreto che la farà beata con esso spirito o con esso maledetta. Secoli o attimi di morte conoscerà la carne avanti la sua risurrezione, ma lo spirito non conosce che una morte e da quella non risorge.
   Guai a quegli spiriti morti che infonderanno morte alla carne che abitarono! La "seconda morte" che non conosce risurrezione, e che è quella che dovete temere per questo corpo che amate più dello spirito, o uomini stolti che capovolgete i valori delle cose.
   Cercate di avere pietà di voi stessi, non dal punto di vista umano ma da quello soprannaturale. Pietà di ciò che non muore come carne, ma che può morire unicamente come spirito, perdendo la Luce di Dio quaggiù, la visione e il possesso di Dio nel mio Cielo.
   Cercate. E poiché siete deboli per la carne che vi tenta, presa come è nella seduzione di Satana, in vita e in morte affidate il vostro spirito al Potente, al Santo al Misericordioso iddio.
   Quando vi ho insegnato a dire: "Non ci indurre in tentazione ma salvaci dal male", non vi ho forse già insegnato ad affidare lo spirito vostro al Padre, che vi ha creato e che non rinnega la sua paternità come voi rinnegate invece la vostra figliolanza?
   Allo spirito che si affida a Dio poco può nuocere Satana sulla terra; allo spirito che nell’agonia invoca Dio saranno risparmiati i terrori che la Bestia suscita per ultima vendetta; allo spirito che spira in Dio verrà aperto da Dio il Cuore e da morte passerà a vita eterna, santa, beata.»

 

   allo è aggiunto da noi.

   2 riscuoterà è nel senso di tornerà a scuotere