MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

"Quando la Chiesa - e per tale alludo ora alla riunione degli alti dignitari di Essa - agì secondo i dettami della mia Legge e del mio Vangelo, la Chiesa conobbe tempi fulgidi di fulgore. Ma guai quando, anteponendo gli interessi della Terra a quelli del Cielo, inquinò Se stessa con passioni umane! Tre volte guai quando adorò la Bestia di cui parla Giovanni, ossia la Potenza politica, e se ne fece asservire..." (Qd 12 dicembre 1943)

OPERA MINORE

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QUADERNI DAL 1945 AL 1950 CAPITOLO 590


19 gennaio 1947

   [Precede il capitolo 49 del LIBRO DI AZARIA]
 

   Dice Gesù:
   «Avrei potuto parlare prima per darti questa gemma, o mio piccolo Giovanni. Ma tale è la dignità del S. Sacrificio, troppo poco conosciuto per ciò che è da troppi cristiani cattolici, che ho dato la precedenza alla spiegazione di esso. Ed è questa la prima lezione che do a molti, parlando eccezionalmente in dì festivo e su un brano evangelico che ho già trattato secondo l'insegnamento consueto. Quando un sacerdote o una voce parla in nome di Dio e per ordine di Dio, quando si ubbidisce ad un precetto, Io, che sono il Signore, taccio perché grande è la dignità di un maestro che parla in mio nome e per ordine mio, e grande è la dignità di un rito, grandissima quella della S. Messa, rito dei riti così come l'Eucarestia è il Sacramento dei Sacramenti.
   Or dunque ascolta, o mio piccolo Giovanni. Ti ho detto molto tempo fa ­– eri al luogo di esilio e soffrivi come solo Io so quanto – che ogni brano ed episodio evangelico è una miniera di insegnamenti. Ricordi? Ti avevo mostrato la seconda moltiplicazione dei pani1 e ti avevo detto che, come con pochi pesci e pochi pani avevo potuto sfamare le turbe, altrettanto i vostri spiriti possono essere sfamati all'infinito dai pochi brani che sono riportati dai 4 Vangeli. Infatti sono 20 secoli che di essi si sfama un numero incalcolabile di uomini. Ed Io, ora, attraverso il mio piccolo Giovanni ho dato aumento di episodi e parole perché veramente l'inedia sta per consumare gli spiriti e Io ne ho pietà. Ma anche da quei pochi episodi dei 4 Vangeli vengono, da 20 secoli, pane e pesci agli uomini perché ne siano saziati e ne avanzino ancora.
   Tutto ciò fa lo Spirito Santo, che è il Maestro docente sulla cattedra dell'insegnamento evangelico. "Quando sarà venuto2 il Paraclito, Egli vi ammaestrerà in ogni vero e vi insegnerà ogni cosa e vi rammenterà tutto quanto ho detto", insegnando lo spirito vero di ogni parola, di ogni lettera dell'episodio. Perché è lo spirito della parola, e non la parola in sé, che dà la vita allo spirito. La parola incompresa è suono vano. È incompresa quando è solo vocabolo, rumore, non "vita, seme di vita, scintilla, sorgente" che mette radici, accende, lava e nutre.
   Le nozze di Cana3. Ecco che da 20 secoli sono spunto ai maestri di spirito a predicare la santità del matrimonio compiuto con la grazia di Dio, a predicare la potenza delle preghiere di Maria, il suo insegnamento all'ubbidienza: "Fate ciò che Egli vi dirà", la potenza mia che muta l'acqua in vino, e così via. Nessuno di questi frutti colti dal brano evangelico sono errati. Ma non questi soli sono i frutti che l'episodio porta e che voi potete coglierne.
   Mia piccola innamorata, amante di Me, affamata di Me Eucarestia, questo è uno degli episodi della mia vita pubblica in cui è in germe il miracolo ultimo dell'Uomo-Dio: l'Eucarestia. La Risurrezione è già miracolo di Dio-Uomo, il primo di tutti i miracoli venuti da quando, dalla Vittima distrutta dal Sacrificio, emerse il glorificato Gesù Dio-Uomo, il Vittorioso. Prima era ancora nascosto il Dio nell'Uomo. La sua Natura trapelava per bagliori nella parola e nei miracoli, simile alle vampate che incoronano di tanto in tanto un monte e fanno dire: "Qui si cela il fuoco e questo monte, in apparenza simile a molti altri, è un vulcano che ha per sua anima l'elemento fuoco in luogo di essere unicamente strati su strati di terre e di rocce".
   Ma l'Umanità del Cristo che doveva patire e morire era in tutto si­mile a quella di ogni uomo, avendo una carne soggetta alla legge della materia, col bisogno di cibo, di sonno, di bevande, di vesti, e disagio di freddo o di calore, e stanchezze per molto lavoro o lungo cammino, e compattezze di carne, e – miseria per l'Onnipresente – e costrizione in un unico luogo. Tutto meno la colpa e gli appetiti alla stessa. Anzi, tutto, e soprattutto ciò che è il martirio dei giusti: il dover vivere fra i peccatori vedendo le offese fatte all'Eterno da es­si, e le discese dell'uomo nella fanghiglia dei bruti. L'Uomo – Io te lo dico, Maria – ha sofferto, col suo intelletto e col suo cuore di Giusto, più di questo che di ogni altra cosa. Il fetore del vizio e del peccato! La verminaia di tutte le concupiscenze! Io te lo dico: ho co­minciato ad espiarle da quando le ho avute vicine, tanto era il tor­mento che davano all'anima e all'intelletto mio. Gli angeli hanno numerato i colpi degli immateriali flagelli dei vizi dell'uomo sulla mia Umanità, numerosi quanto e dolorosi più di quelli del flagrum romano.
   Dopo il Sacrificio, il mio vero Corpo, pur restando vero Corpo, assunse la libera bellezza e potenza dei corpi glorificati, quella che sarà anche la vostra. Quella in cui la materia somiglierà allo spirito con il quale visse e lottò per farsi regina come esso re. E il Corpo fu glorioso come lo Spirito che in esso era divino, non più soggetto a tutto quello che prima lo mortificava, e lo spazio non fu più ostacolo, né ostacolo il muro, né ostacolo la lontananza, né ostacolo l'essere Io qui nel Cielo voi lì sulla Terra, perché Io fossi in Cielo e in Terra vero Dio e vero Uomo colla mia Divinità, con la mia Anima, col mio Corpo e col mio Sangue, infinito come alla mia Natura divina si conviene, contenuto in un frammento di Pane come il mio Amore volle, reale, onnipresente, amante, vero Dio, vero Uomo, vero Cibo all'uomo, sino alla consumazione dei secoli, e vero gaudio degli eletti per ciò che non è più secolo ma eternità.
   L'Eucarestia è il miracolo ultimo dell'Uomo Dio. La Risur­re­zio­ne, il miracolo primo del Dio Uomo che da Se stesso trasmuta il suo Cadavere in Vivente eterno. L'Eucarestia, trasformazione delle spe­cie del pane e del vino in Corpo e Sangue di Cristo, è al limite fra le due epoche come una stella, quella del mattino, fra i due tempi che han nome Notte e Giorno. E quando brilla la stella del mattino il viandante si dice: "Ora è giorno" benché ancora non sia giorno, per­ché sa che quella luce, ai limiti del cielo, è presagio d'alba. L'Euca­restia è la Stella del mattino del tempo nuovo. La sua luce di mira­colo d'amore è presagio d'alba, dell'alba del tempo di Grazia. Per questo sta, raggiante dei suoi fuochi, sospesa fra il tempo che si chiude e quello che s'apre, alla fine della mia predicazione, all'ini­zio della Redenzione.
   Se la stella dell'Epifania4 brillò per dire ai re che il Re universale era dato al mondo, la stella della mia Eucarestia brillò nella Cena pasquale per dire al mondo che il vero Agnello stava per essere immolato, che già si immolava, dandosi spontaneamente in perpetuo cibo agli uomini perché il Sangue suo non bagnasse soltanto gli stipiti e gli architravi, ma circolasse, tutt'uno con loro, a farli santi, e la Carne immacolata fortificasse la loro debolezza mentre l'Anima del Cristo e la Divinità del Verbo abitano in loro portando seco l'inscindibile Presenza del Padre e dell'Eterno Spirito. E fra l'annuncio della stella epifanica e l'annuncio della stella eucaristica, ecco brillare con i suoi simboli incompresi la luce del miracolo di Cana a dire al mondo ciò che avrebbe fatto, nel cuore di pietra degli uomini e con la povera acqua del loro pensiero, la Sapienza e Potenza incarnata.
   "Tre giorni dopo c'era un banchetto". Tre giorni: tre epoche, prima del convito di gioia. La prima, dalla creazione del mondo5 sino alla punizione del diluvio; la seconda, dal diluvio alla morte di Mosè. La terza, da Giosuè, mia figura, alla mia venuta. E ancora tre epoche, o tre giorni: i tre anni della mia predicazione prima del convito pasquale. E come avviene per un banchetto nuziale, che la preparazione ad esso è sempre più piena più si avvicina il momento del festino, così fu per il mio convito d'amore. Perciò sempre più chiare le voci del concerto profetico e le luci degli attendenti il vero Sposo che veniva a sposare Sé all'Umanità per farla regina.
   "E vi era la Madre di Gesù". La Madre! Può mancare la Madre se deve essere partorito l'uomo nuovo? Può non esservi Eva se deve essere d'ora in avanti la "Vita" dove era la Morte? E può mancare la Donna6 mentre si avvicina l'ora che il Serpente avrà oppresso il capo e limitata la sua libertà d'azione? Non può. E la Madre dei viventi, l'Eva senza macchia, la Donna dell' "Ave" e del "Si faccia", la Donna dal calcagno potente, la Corredentrice, è presente al convito con cui ha inizio lo sponsale dell'Umanità con la Grazia.
   Ma "venuto a mancare il vino" i convitati non avrebbero gioito per la presenza di Gesù. Oh! veramente quando venni per il mio convito di Grazia trovai che il vino mancava presto. Era troppo poco, e presto fu consumato, e gli uomini caddero in tristezza perché Io deludevo le loro speranze di inebbriarsi di umani succhi di potenza e vendetta.
 Che avevo trovato iniziando la mia missione? "Idrie di pietra preparate per le purificazioni dei Giudei". Ossia per le purificazioni materiali. Ecco. I cuori, dopo secoli e secoli di impura assimilazione della Sapienza, si erano mutati in idrie di pietra. E non già per purificare se stessi, ma per servire a purificare. Il rigorismo, l'esteriorità dei riti. Quel rigorismo che induriva senza servire a detergere neppure se stessi. Il solito peccato di superbia del credersi perfetti e di credere impuri gli altri. La durezza opaca della pietra opposta alla luce e alla duttilità della Sapienza che illumina a comprendere e aiuta ad amare. Cuori chiusi. Anche l'acqua che li empie non li fa morbidi. Serve a ghiacciarli. E nulla più. Gettata l'acqua, essi sono aridi, duri e senza profumo. Questo è l'esteriorità dei riti che colmano senza penetrare, senza trasformare, senza far dolci e profumati. Le idrie, i cuori, erano vuoti. Non contenevano neppure quel minimo di cosa utile che è l'acqua per purificare gli altri. Erano vuoti. Non avevano neppure pensato a colmarsi del minimo. Vuoti, arcigni, scabri, inutili, scuri nell'interno come un antro, bigi all'esterno per polvere e vecchiaia.
   "Empite d'acqua le idrie". Oh! quanta l'acqua viva che Io ho versato nei cuori di pietra degli ebrei perché almeno avessero un minimo per essere utili ad alcunché! Ma essi non si mutarono e nella quasi maggioranza respinsero l'acqua, restando vuoti, duri, oscuri, arcigni.
   "E ora attingete". Ecco. Nei cuori dove l'acqua fu accolta si mutò in vino eletto, tanto che il maestro di tavola disse: "Tutti dànno al principio il vino migliore e poscia il peggiore, mentre tu hai serbato il migliore alla fine". Ho infatti serbato il migliore alla fine, Io, sposo del gran convito. Nell'Ultima Cena, ultimo atto del Maestro, Io, Sposo, ho mutato non l'acqua in vino, ma il vino in Sangue mio per una nuova trasformazione che vi aiutasse, o uomini, ad essere felici della mia felicità che è santa ed eterna. Avevo per tre anni empito le idrie vuote dell'Acqua veniente dal Cielo. Ma ora l'acqua non bastava più. Veniva il tempo della lotta e del giubilo, e il vino è utile al lottatore e immancabile ai conviti. Ed Io vi ho dato l'Eucarestia, il mio Sangue, perché beveste la mia stessa forza, e forti foste, e la mia ilare volontà di servire Iddio, e diveniste eroi come il Maestro vostro, e la mia gioia fosse in voi.
   Né quel miracolo di trasformazione7 di una specie nell'altra ha più avuto fine. Le idrie del convito di Cana si vuotarono presto lasciando ebbri gli invitati alle nozze. La mia Eucarestia empie i calici e le pissidi di tutta la Terra da secoli. E sino alla fine dei secoli gli affamati, gli esausti, i sitibondi, gli stanchi, gli afflitti, i morenti e quelli che appena cominciano a vivere con ragione, i puri come i penitenti, i malati come i sani, i sacerdoti come i laici, gli uomini d'ogni razza e condizione, sulle vette e nelle pianure, fra le nevi polari e all'equatore, sulle acque e sulle terre, vengono a bere, a mangiare, a nutrirsi, a salvarsi, a vivere del mio Sangue e della mia Carne, di questo Vino dato alla fine del Convito, alle soglie della Redenzione, perché fosse il Convito perpetuo dello Sposo a chi lo ama e la Redenzione continua dei vostri languori e cadute.
   Le nozze di Cana. La trasformazione dell'acqua in vino. La Cena di Pasqua: la transustanziazione del pane e vino nel mio Corpo e nel mio Sangue. La prima, a segnare l'inizio della mia missione di trasformazione degli ebrei dell'antico tempo in discepoli del Cristo. La seconda, a segnare il principio della transustanziazione degli uomini in figli di Dio per la Grazia rivivente in loro. L'ultimo miracolo dell'Uomo Dio. Il primo e perpetuo miracolo dell'Amore umanizzato.
   Questa, mio piccolo Giovanni, una delle applicazioni – ed è la più alta – del miracolo delle nozze di Cana.
   Ed in te, e per sempre, il mio Corpo e il mio Sangue siano quelle Cose preziose e incorruttibili per le quali, come dice8 Simon Pietro, sei stata riscattata, affinché tu esalti le virtù di Colui che dalle tenebre ti chiamò all'ammirabile sua luce. La mia pace a te, piccola sposa, anelante all'Amore. La pace a te. La pace a te. La pace a te.»
 

   [Segue, in data 26 gennaio 1947, il capitolo 50 del LIBRO DI AZARIA. Con date del 21, 22 e 23 gennaio 1947 sono i capitoli 558, 559 e 560 dell'opera L'EVANGELO]
           


   la seconda moltiplicazione dei pani, nella "visione" e nel "dettato" di commento, scritti il 28 maggio 1944, forma il capitolo 353 dell'opera "L'Evangelo".
           
   2 Quando sarà venuto… è citazione da Giovanni 14, 26.
           
   3 Le nozze di Cana, episodio che si trova in Giovanni 2, 1-11, è trattato nel capitolo 52 dell'opera "L'Evangelo".
           
   4 stella dell'Epifania, quella che guidò i Magi, in Matteo 2, 2.7.9.10; nella Cena pasquale, nel passo di Matteo 26, 26-29Marco 14, 22-25Luca 22, 19-20; non bagnasse soltanto gli stipiti e gli architravi, come prescritto in Esodo 12, 7.
           
   5 creazione del mondo, in Genesi 1; diluvio, in Genesi 6-8; morte di Mosè, in Deuteronomio 34; Giosuè, in Giosuè 1.
           
   6 la Donna, in Genesi 3, 15.
           
   7 trasformazione è termine esatto per il miracolo di Cana, ma per il miracolo dell'Eucarestia deve parlarsi ditransustanziazione, come è detto nel capoverso che segue e in altri passi del presente "dettato".
           
   8 come dice, in 1 Pietro 2, 9.