MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

"Quando la Chiesa - e per tale alludo ora alla riunione degli alti dignitari di Essa - agì secondo i dettami della mia Legge e del mio Vangelo, la Chiesa conobbe tempi fulgidi di fulgore. Ma guai quando, anteponendo gli interessi della Terra a quelli del Cielo, inquinò Se stessa con passioni umane! Tre volte guai quando adorò la Bestia di cui parla Giovanni, ossia la Potenza politica, e se ne fece asservire..." (Qd 12 dicembre 1943)

OPERA MINORE

A A A

QUADERNI DAL 1945 AL 1950 CAPITOLO 682


15 agosto 1949

   Sera

   Mi dice Gesù:
   «Solo la Madre mia seppe tutto di Me, sia del mio tempo di Figlio a Nazaret, che di Maestro e Redentore, che di Risorto glorioso. Perché, e per mia parola e per disposizione divina, Maria tutto sapeva e partecipava di Me: fatiche, dolori, gioie e trionfi. Maria sola. Gli evangelisti ed apostoli seppero in parte di questa o quella parte della mia vita. E molto, quasi tutto ignorarono di mia Madre.
   Ma tu, mia piccola Maria, mio piccolo Giovanni, tu, tu sola sai tutto di Me e di Maria. Tu hai vissuto la nostra vita, al fianco nostro. Tu hai respirato l'aria della nostra casa, della casa di Gioacchino e poi di Maria, della nostra Nazaret, della nostra Palestina tutta. Tu hai sentito l'odore del pane sfornato da Maria, delle tele da Lei lavate, del suo Corpo verginale e del mio. Tu hai sentito l'odore dei balsami della Maddalena, e della putredine del risorto Lazzaro, l'odore dell'agnello e del vino della Cena pasquale e quello del mio Sangue sparso nella Passione. Tu hai contato i nostri respiri e voci e sguardi, atti, lezioni, miracoli.
   Più del grande Giovanni tu sai. O mia crocifissa adoratrice, questo ti ho voluto dare per il tuo lungo patire: la perfetta, completa conoscenza di Noi, quali Santi e Dottori non l'ebbero.
   Ma i tempi urgono. Solo una conoscenza ampia di Me può salvare. E a chi tutto mi ha dato tutto ho dato, perché molti per il tuo sacrificio, che ha tutto ottenuto dal mio amore, avessero Vita. Né gli uomini né l'inferno potranno strapparti dallo spirito il tesoro che Io ti ho dato. Esso ti aiuterà a vivere e morire e ad anticipare il godimento del Cielo.
   Anima mia, al mondo che ti circonda ed affligge serra gli occhi corporali, ma apri quelli del tuo spirito, tienli aperti sempre sul mondo che Io ti ho illustrato: il mio mondo.
   Esulta e godi di Me infante. Ammira e ascolta il Fanciullo già Maestro. Discepola, ascolta il Verbo parlante alle turbe.
   Riposa sul mio Cuore, novello Giovanni. Impòrporati del mio Sangue.
   Piangi per lo strazio di mia Madre, che erompe alfine, dopo l'eroico soffrire sul Calvario. Capiscilo tu, tu almeno, quello strazio duplice di madre e di prima e perfetta tra i credenti. Nessuno lo capisce. Solo tu che lo hai visto e di esso ricordisentivedi le voci, le lacrime, i singhiozzi.
   Ripara al troppo poco considerato dolore di Maria, Corredentrice, col tuo comprensivo amore. Questo ti chiedo: che tu ripari alla superficialità con cui troppi guardano la passione di mia Madre.
   Oggi te lo chiedo, oggi festa dell'Assunta. Giorno di gaudio mariano. Ma per aver quel gaudio Maria dovette bere un calice amaro quanto il mio…. Fu un mare di dolore Maria, prima d'essere la Regina del Cielo.
   Siete lavati dal mio Sangue e dal mare di pianto di Maria. E nessuno ci pensa… Tu ripara per tutti gli indifferenti.»