MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

OPERA MINORE

A A A

QUADERNETTI CAPITOLO 736


26 agosto 1948

   Sulla Tomba di S. Pietro

   [Sotto l'intestazione scritta su un foglietto applicato come etichetta sulla copertina nera di un quaderno la scrittrice aggiunge: nel 1952 (inizio) le conclusioni hanno confermato quanto io scrissi nel 1948-49... 
   E su un foglietto spillato alla pagina di frontespizio del quaderno: L'angelo su S. Pietro 
25-7-48 «E sono sicuri che sia stato sepolto sul Vaticano? Tra i pagani, in luogo immondo, e in balìa dei pagani?»
   1-8-48 «Ricordati che c'era l'Ostriano per i martiri»
   7-8-48 «S. Pietro evangelizzava all'Ostriano e là aveva la sua cattedra»
 
   27-8-1948 «E venuta che fu la notte i cristiani tolsero il corpo di là e lo portarono al primo cimitero cristiano che era l'Ostriano, là dove Pietro aveva evangelizzato, nella prima catacomba scavata in Roma per radunarvi i cristiani, ammaestrarli, impartire loro il Battesimo e gli altri Sacramenti»] 

   Su San Pietro. 26-8-48 
   Vedo due uomini procedere da sud-est verso nord-est per una via campestre che congiunge due vie consolari, dalla caratteristica pavimentazione romana a pietre quadrate. Altre vie sono più lontano e fanno ruota come un ventaglio aperto con l'Appia antica (vedere schizzo).

        Riconosco essere ad est di Roma perché l'ultima delle vie che vedo, in direzione sud, l'Appia, ha il sepolcro di Cecilia Metella. Perciò è la via Appia. 
   I due uomini vanno, invece, per questa via campestre, simile a scorciatoia, sassosa, con qualche ciuffo d'erba, tracciata dai passi dell'uomo fra canapacci deserti e incolti. 
   La città è lontana qualche centinaio di metri, ma la vietta sempre più se ne allontana più procede a nord per sfociare nell'altra via consolare, la più a nord. 
   I due sono un giovane (30-35 anni) robusto, alto, sbarbato, di nobile aspetto, vestito di lana bianca. Il caratteristico abito, con mantello, dei romani del tempo. Ha una borsa ben gonfia a tracolla. 
   L'altro è un vecchio (75-80 anni) curvo per età e come per vita di fatiche, calvo, gote scavate pallidissime, una rada barbetta bianca come i pochi capelli che fanno una coroncina da orecchio a orecchio intorno al capo, occhi velati, infossati, stanchi, di vecchio, e vecchio afflitto. Ha una veste di lana bigiognola, non molto lunga, forse per non incespicare. Un vestito da popolano. Procede lentamente, aiutandosi con un lungo bastone col quale tasta il suolo, specie là dove sono ciuffi d'erbacce, come se ci vedesse poco e volesse evitare ostacoli di sassi smossi, nascosti fra l'erba, pericolosi al suo piede stanco. Tiene con la sinistra una sacca semivuota che gli pende dietro la spalla. 
   Il mio interno ammonitore mi dice: «Venera l'Apostolo Pietro». 
   Ha fatto bene a dirmelo. Non avrei mai riconosciuto nel vecchio scarno, cadente, consumato nell'apostolato, il vigoroso Simone di Giona dei tempi di Gesù. È già trasumanato. Si è fatto, nella sua emaciazione, nobile nel tratto, dolce negli sguardi! Si è spiritualizzato. 
   Mi guarda col suo occhio stanco, così dolce, ora, così paterno, uno sguardo che non è già più terreno. Non parla. Mai. E non parla l'altro, che però è pieno di venerabondo rispetto per il vecchio Pontefice. 
   S. Pietro si ferma, guardandomi, quando è a circa due terzi della via. Lascia che il compagno vada avanti. Ma lui, S. Pietro, scende nel campo incolto che è a sinistra di chi va verso nord, vi si inoltra diagonalmente un 100, 150 metri (?). Si ferma. Mi guarda fisso come per richiamare bene la mia attenzione. Poi picchia per tre volte col bastone a terra, fra le erbacce. Passa il bastone a sinistra, mi fa un cenno di saluto e, tagliando di nuovo di sbieco il campo, torna sulla stradetta campestre e raggiunge il compagno che è fermo in attesa presso la via consolare più a nord. Si riunisce a lui, fanno ancora qualche decina di metri su essa, e quando sono lontani dalla città direi un chilometro circa, forse meno forse più, scendono in altri campi incolti a nord della via. Direi che il terreno è in discesa perché li vedo scomparire pian piano come chi scende una china. Vanno sempre in direzione nord-est, ma facendo angolo con la via consolare. 
   Mi scompaiono del tutto dietro un ciuffo di alberelli. Ma ormai vedevo solo il sommo della testa di S. Pietro e dell'altro solo le spalle e il capo. Il posto dove sono scomparsi è a un buon chilometro e mezzo dalla porta dalla quale esce la via consolare, se calcolo bene. Questa via mi sembra diretta verso Monterotondo, se giudico bene, ricordando quando passai in treno. 
   Scomparsi che sono, il mio interno ammonitore mi dice, e lo dice come se leggesse su un libro: «Venuta che fu la notte, i cristiani tolsero il corpo di là e lo portarono nel luogo dove Pietro evangelizzava il Signore, che era l'Ostrianum, nel quale già erano deposti i corpi di quelli che avevano confessato col sangue la loro fede in Gesù Cristo durante le prime persecuzioni». Ore 16. 
   La visione si ripete alle 19 e alle 22,30 sempre uguale. 


   27-8-48.

   San Pietro, solo, mi riappare allo stesso luogo e curvandosi a fatica verso il suolo batte per tre volte con la mano a terra nello stesso punto di ieri. 


   29-8-48.

   Alle ore 22 il mio ammonitore mi dice il nome delle due vie consolari congiunte dalla stradetta. Quella più a sud è la Tiburtina e nei suoi pressi sono gli archi di un acquedotto.    L'altra più a nord, sulla quale ha camminato S. Pietro prima di scendere nell'altro campo e scomparire, è la Nomentana. 

 

   7-9-48.

   La voce angelica dice: «Ricordati dell'Ostrianum»


   18-9-48, ore 15 e 30. 
   
   Un interno semioscuro di catacomba. A malapena distinguo le linee generali. Non so in che punto cardinale perché, essendo là dentro, non ho punti di orientamento. Sono in un ambiente largo su per giù 6 metri e lungo almeno il doppio. Nel lato stretto, direi a nord, è abbozzato sulla... parete un accenno di figura di Gesù. Ma è come un lavoro in formazione e perciò molto incompleto. Solo il volto è abbastanza chiaro e... non bello. Sotto a questo è una mensa molto semplice: quattro colonne che sorreggono una tavola. Mi sembra un luogo che da poco sia scavato e formato a cappella o chiesa catacombale ancora in via di ultimazione. A 1/3 della parete lunga, a destra di chi guarda l'altare, c'è un'apertura. Sbocca lì una galleria scura come una cantina che strano! va in direzione nord-est come se venisse dal luogo dove scomparve Pietro a quello dove batté al suolo. 
   Sugli altri 2/3 di questa parete sono scavati o in via di escavazione delle tombe. Alcune sono già state murate sul corpo deposto in esse. Sono, se vedo bene, 5 o 6 le già murate, ossia con la pietra messa a posto. Di fronte all'altare, in fondo a questa cappella, il buco nero di un'altra galleria che procede verso sud. 
   Poi il luogo deserto si illumina di una luce misteriosa che mi permette di vedere a m. 1,50 dal suolo, e presso lo sbocco della galleria di nord-est, un corpo steso in un loculo. Riconosco nel vegliardo ivi deposto l'Apostolo Pietro visto il 26-8. 
   Mani pietose lo hanno composto e ravviato nei pochi capelli e nella barba rada, rivestendolo delle vesti adatte al suo grado: una lunga tunica di lana biancastra quasi totalmente ricoperta da un drappo di stoffa preziosa di un rosso quasi violaceo che, simile ad un bizzarro mantello, scende a ricoprire le membra irrigidite sin quasi al ginocchio, nascondendo le mani che si intuiscono, dalle pieghe che fa il manto, incrociate come le aveva Gesù nel Sepolcro. Ma le mani io non le vedo. Non vedo neppure i piedi ricoperti della lunga tunica e da una sindone che si vede spuntare da sotto al corpo, in attesa di essere stesa sullo stesso. 
   Direi che fra le mani S. Pietro ha qualcosa come un rotolo, un tubo; non so bene perché è coperto. 
   Sul viola porpureo del prezioso mantello, o stoffa preziosa disposta a mantello, vedo qualcosa di bianco, come un nastro. Ma vedo male perché il corpo è all'altezza del mio sguardo. È bello più che da vivo. Sereno. Riposa in pace dopo tante fatiche. 
   Il mio interno ammonitore mi dice: «Questa è la cripta catacombale dei martiri Tito e Marcelliano, i primi deposti qui. Egli riposò presso questi». 
Forse quello che accompagnava S. Pietro era uno dei due? L'angelo non dice di più e, sparendo la luce misteriosa, non vedo più nulla e cessa ogni cosa. 
   Però più tardi il Signore mi dice di non parlare su questo per ora, o meglio: di non comunicare, esatta parola, per scritto, ma di dirlo a voce quando Egli lo dirà. Ubbidirò come sempre. 
   ... Essendosi ripetuta la visione, ho potuto descrivere meglio le vesti dell'Apostolo e perciò ho ricopiato e incollato il più esatto racconto su quello scritto la prima volta. Tanto per spiegare il foglio sovrapposto. Ho voluto essere precisissima perché penso sia stato bene dare tutti i dati esattissimi. 


   19-9-48, ore 16 

   S. Pietro in veste ponteficale (ma senza mitria) così come era deposto, ma con in mano un pastorale e con la bellezza dei Beati, mi appare sempre sul posto dove batté in terra. 
   Poi vedo l'imboccatura dell'Ostriano. È fatta a ferro di cavallo con l'apertura volta a nord-ovest. 
   È in fondo ad una conca o avvallamento e sembra uno di quei balzi che si fanno negli uliveti o vigneti in collina. È seminascosta da un groviglio di rovi e altri alberelli selvatici. L'apertura sprofonda subito. Non vi sono entrata. 
   In questo naturale anfiteatro sono sparsi mucchi di detriti, pietrame, sabbia, emergenti o scomparenti sotto ciuffi di ortiche, tossici [?] o cespugli di rovi. Un sentiero solo è tenuto sgombro, tutto a curve per tenerlo celato a chi guarda da via Nomentana. 
   L'imboccatura dell'Ostriano, poi, è tutta velata da rami di cespugli cadenti dal balzo. Quei piccoli alberi che vedevo il 26-8 e dietro i quali scomparve Pietro sono all'inizio del ferro di cavallo, come a fare da sipario. 

   [Deviando dall'ordine cronologico, anziché dislocare secondo le loro date i sei scritti, abbiamo lasciato unito il contenuto di un fascicolo autografo che tratta, sotto sei date diverse, dello stesso tema]