MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

A A A

News


Pubblicato il 01/10/2019

Novena alla Madonna del Rosario di Pompei con riferimenti alle Opere di M. Valtorta: Quinto giorno

Novena alla Madonna del Rosario di Pompei 

   O Santa Caterina da Siena, mia protettrice e maestra, assistimi e degnati di unirti a me in questa novena alla Regina del Rosario, che ha posto il trono delle sue grazie nella Valle di Pompei; per la tua intercessione fa' che io ottenga la desiderata grazia. Amen.

   .... O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.

   Gloria e Salve Regina

1. O Vergine Immacolata, Regina del Rosario, in questi tempi di morta fede e di empietà trionfante hai voluto piantare il tuo seggio di Regina e di Madre sull'antica terra di Pompei. Da quel luogo dov'erano adorati idoli e demoni, Tu oggi, come Madre della divina grazia, spargi i tesori delle celesti misericordie. Da quel trono, o Vergine pietosa, rivolgi, o Madre, sopra di me gli occhi tuoi ed abbi pietà: ho tanto bisogno del tuo soccorso. Mostrati a me come a tanti altri vera Madre di misericordia: "Monstra te esse Matrem"; mentre con tutto il cuore Ti saluto e Ti invoco mia Sovrana e Regina.
   Salve, o Regina...


2. Ai piedi del tuo trono, gloriosa Signora, l'anima mia Ti venera tra gemiti ed affanni… In queste angustie ed agitazioni in cui mi trovo, alzo confidente gli occhi a Te, che Ti sei degnata di eleggere per dimora le campagne di poveri e abbandonati contadini. Là Tu come Regina delle Vittorie levasti la tua voce potente per chiamare d'ogni parte d'Italia e del mondo i devoti tuoi figli ad erigerti un tempio. Muoviti a pietà: Tu che sei l'aiuto dei cristiani, liberami da queste tribolazioni in cui verso, Tu che sei la vita nostra, trionfa della morte che minaccia l'anima mia in questi pericoli in cui si trova esposta; ridonami la pace, la tranquillità, l'amore, la salute.
   Salve, o Regina...


3. Il sentire che tanti sono stati da Te beneficati perché ricorsi a Te con fede, m'infonde coraggio d'invocarti a mio soccorso. Tu promettesti a San Domenico che chi vuole le grazie con il tuo Rosario le ottiene; ed io con il Rosario in mano Ti chiamo, o Madre, all'osservanza delle tue materne promesse. Tu stessa operi continui prodigi per chiamare i tuoi figli ad onorarti nel tempio di Pompei. Tu vuoi tergere le nostre lacrime, vuoi lenire i nostri affanni! Con il cuore sulle labbra con viva fede Ti chiamo e T'invoco: Madre mia, Madre cara, Madre bella, Madre dolcissima, aiutami! Madre e Regina del Santo Rosario di Pompei, non tardare ancora a stendermi la mano tua potente per salvarmi: il ritardo, mi porterebbe alla rovina.
Salve, o Regina...


4. A chi dovrò ricorrere, se non a Te che sei sollievo dei miserabili, conforto degli abbandonati, consolazione degli afflitti? Lo confesso, sono indegno di ricevere grazie. Ma Tu sei Speranza di chi dispera, grande Mediatrice tra l'uomo e Dio, potente nostra Avvocata presso il trono dell'Altissimo, Rifugio dei peccatori! Di' una parola in mio favore al tuo Figliolo: egli ti esaudirà. Chiedigli, Madre, questa grazia di cui tanto ho bisogno... Tu puoi ottenermela: Tu, Speranza mia, mia Consolazione, mia Dolcezza, Vita mia. Così spero e così sia.
   Salve, o Regina...


5. Vergine e Regina del Santo Rosario, Figlia del Padre Celeste, Madre del Figlio divino, Sposa dello Spirito Santo, Tu che tutto puoi presso la Santissima Trinità, impetra questa grazia a me necessaria, purché non sia di ostacolo alla mia salvezza eterna…; Te la domando per la tua Immacolata Concezione, per la tua divina Maternità, per i tuoi gaudii, per i tuoi dolori, per i tuoi trionfi: Te la domando per il Cuore del tuo Gesù, per quei nove mesi che lo portasti in seno, per la sua morte di croce, per il suo Nome santissimo, per il suo Preziosissimo Sangue. Te la domando per il Cuore tuo dolcissimo, nel Nome tuo glorioso, o Maria, Stella del mare, Signora potente, Madre di dolore, Porta del Paradiso, Madre di ogni grazia. In Te confido, da Te tutto spero. Tu mi hai da salvare. Amen.
   Salve, o Regina....

   PREGHIAMO...

   O Dio, il tuo unico Figlio ci ha acquistato con la sua vita, morte e risurrezione i beni della salvezza eterna: concedi anche a noi che, venerando questi misteri del Santo Rosario della Vergine Maria, imitiamo ciò che contengono e otteniamo ciò che promettono. Per Cristo Nostro Signore. Amen.

   ORAZIONE a S. Domenico e a S. Caterina da Siena per ottenere 
le grazie dalla S. Vergine di Pompei

   O Santo sacerdote di Dio e glorioso Patriarca San Domenico, che fosti l'amico, il figliuolo prediletto e il confidente della celeste Regina, e tanti prodigi operasti per virtù del S. Rosario; e tu, Santa Caterina da Siena, figliuola primaria di quest'ordine del Rosario e potente mediatrice presso il trono di Maria e presso il Cuore di Gesù, da cui avesti cambiato il cuore: voi, Santi miei cari, guardate le mie necessità e abbiate pietà dello stato in cui mi trovo. Voi aveste in terra il cuore aperto ad ogni altrui miseria e la mano potente a sovvenirla, ora in Cielo non è venuta meno né la vostra carità, né la vostra potenza. Pregate per me la madre del Rosario ed il Figliuolo Divino, giacchè ho gran fiducia che per mezzo vostro ho da conseguire la grazia che tanto desidero. Amen.

3 Gloria e 1 Salve Regina conclusivo

Recitare, se possibile, il Rosario di almeno 5 poste delle 15 tradizionali.

 

Dai Quaderni di Maria Valtorta, 7 dicembre 1947

   Zaccaria cap. 9°, v. 9-10-11-13-16-17.

   Dice Gesù:
   «Satana sedusse i figli di Dio con pensiero di superbia. Inoculò agli innocenti la sete d’esser grandi di tutte le grandezze: del potere, del sapere, del possedere.
   "Diverrete simili a Dio". Da secoli era spento il sibilo del Serpente, ma il suono che più non fendeva l’aria era fuso col murmure del sangue nel cuore dell’uomo. È tuttora fuso a questo vostro sangue a voi più caro dell’anima vostra. E vivete nuocendovi in anima e corpo per ubbidire all’imperativo del vostro sangue avvelenato da Satana.
   Ma sbagliate 1nell’applicare valore e significato alle cose e alle parole. Esser simili a Dio ve l’aveva già dato per dote il Padre Creatore. Ma una simiglianza nella quale non ha nulla a che fare ciò che è carne e sangue, ma sibbene lo spirito, perché Dio è essere spirituale e perfetto e vi aveva fatto grandi nello spirito e capaci di raggiungere la perfezione mediante la Grazia, piena in voi, e l’ignoranza del Male.
   Io venni a mettere cose e parole nella luce giusta e con le parole e cogli atti vi mostrai che la vera grandezza, la vera ricchezza, la vera sapienza, la vera regalità, la vera deificazione non sono quelle che voi credete.
   Non ho voluto nascita in una reggia, non fasto nella mia vita, non corte di dignitari, non ministri, non cocchi e cavalli, non cattedre illustri, non palazzi e beni.
   Sono venuto mite ed umile in veste di povero bambino che non ha neppure l’asilo di una povera stanza, ma una spelonca, rifugio di animali, per le sue prime giornate nel mondo. Sono venuto in veste di profugo in contrade straniere, fuggiasco davanti al basso potere degli uomini, ho conosciuto la fame e l’avvilimento di esser dei senza tetto che devono strappare a piccoli morsi il loro sostentamento con mille umili lavori. Sono venuto in veste di figlio di operaio, e povero per giunta: un operaio di paese al quale contadini, carrettieri, massaie, chiedono manici per i loro attrezzi agricoli, raggi e cerchi per le ruote dei loro carri rurali, riparazioni a madie e a sgabelli e fabbrica di poveri letti per i vari sposi, umili come il falegname di Nazaret, che dovevano farsi una casa o una cuna per il primo piccolino.
   Sono venuto in veste di pellegrino che non ha pietra su cui posare il capo e si deve stendere là dove il Creatore gliene fa trovare una, che non ha cibo fuorché quello dato dalla carità di chi lo accoglie e che può essere il pane e il sale, o la ciotola di latte di capra, o il pesce arrostito sulla brace dei contadini, dei pastori, dei pescatori, come il ricco banchetto del Fariseo in cui le succose pietanze m’erano amare perché non condite d’amore ma di sola curiosità, o i pasti a Betania, riposo dell’anima del Cristo che là ritrovava la mamma in Marta piena di cure materiali e in Maria piena di adorazione e si sentiva compreso da una mente dotta di amico.
   Sono entrato come figlio di Davide nella città regale - che, mentre entravo, già mi espelleva quasi fossi un aborto vergognoso - a cavallo di un’asinella offertami dalla generosità di un semplice che mi aveva conosciuto Maestro e Figlio di Dio.
   Sono morto nudo e su un letto d’obbrobrio che neppure era mio nel suo rozzo legno, e sono stato composto e sepolto in bende ed aromi acquistati da chi mi amava e in sepolcro offerto dalla pietà di chi mi amava.
   Fui grande perché volli esser piccolo. Ricordatevelo, voi che essendo piccoli volete esser grandi, a qualunque costo, anche illecito. E il mio Regno non avrà né fine, né confine, perché a costo del mio annichilimento totale Io me lo sono conquistato.
   Se mi aveste fatto regnare in luogo di uccidermi prima sulla Croce e poi nelle vostre coscienze, avreste conosciuto ère di pace, lunghe quanto la Terra dal momento in cui su essa posai il mio piede di Innocente, poiché Io sono il Re della pace, sono la Pace stessa. Vi avrei dato la pace nelle nazioni e la pace nelle coscienze, perché col mio Sangue (sarebbe bastato il sangue della circoncisione a redimere l’umanità) vi sono venuto a liberare dalla fossa senz’acqua che Satana vi aveva scavato e dove perivate e perite perché, nonostante da essa Io vi abbia tratti, in essa avete voluto tornare, dato che il Seduttore l’ha pavimentata d’oro e dipinta nella parete di destra di immagini lubriche e in quella di sinistra di immagini di potere. Tre cose che per voi hanno il massimo valore.
   Eppure Io mi sono lasciato tendere sulla croce per fare del mio martirio freccia perforante i Cieli chiusi e aprente il varco al perdono di Dio. E nonostante mi abbiate odiato Io continuo a chiamarvi a raccolta, come tromba impugnata da alfiere, per fare di voi il mio esercito pacifico che conquista i Cieli.
   Venite. Prima che l’ora sia giunta in cui più non potrete venire, venite a Me. Siate vestiti delle mie assise e contrassegnati del mio segno. L’angelo di Dio preservò i figli di Israele dallo sterminio d’Egitto per il sangue dell’agnello cosparso sugli stipiti e gli architravi; Io: Agnello del mio Padre e Signore, salvo al Padre mio i suoi figli per il mio Sangue, di cui ho tinto non la materia del legno e della pietra che muoiono, ma la vostra anima immortale.
   Ai segnati del mio Sangue le trombe dell’universale appello saranno vita nuovamente infusa e dalle pieghe del suolo, in cui dormivano da secoli, le ossa dei giusti sorgeranno a vestirsi, con giubilo, di carne perfetta, perché nutrita del Pane vivo sceso dal Cielo per voi e del Vino spremuto dalle vene del Santo che vi verginizza l’anima e la fa degna di entrare nella Gerusalemme del Cielo.»

   Lo stesso giorno.

   Dice Maria:
   «Un altro regalo della Mamma in occasione della mia Festa.
   Vi sono altre due frasi nei vangeli che mi si riferiscono e che voi interpretate più o meno bene. Io te le spiego.
   Dice Matteo (12, 46-50): "Mentre Gesù parlava, sua Madre e i suoi fratelli stavano fuori cercando di parlargli. Uno disse: 'Tua Madre e i tuoi fratelli ti cercano'. Ma Egli rispose: 'Chi è mia Madre e chi sono i miei fratelli? Ecco mia Madre e i miei fratelli: chiunque fa la Volontà del Padre mio' ". 
   Ripudio della sua Mamma? No. Lode alla Madre sua che fu perfetta nel fare la Volontà del Padre. Bene lo sapeva il mio Gesù quale volontà io eseguivo! Una volontà che avevo fatta mia e davanti alla quale non arretravo per quanto ogni scoccare di minuto mi ripetesse, come colpo su un chiodo infisso nel cuore: "Ciò termina col Calvario". Bene sapeva che avevo meritato d’esser Madre di Dio per avere fatto questa Volontà e, se non l’avessi fatta, Egli non mi avrebbe avuto per Madre.
   Perciò, fra tutti coloro che l’ascoltavano, legata a Lui da un vincolo superiore al sangue, da un vincolo soprannaturale, io ero, prima in epoca e in cognizione, fra tutti i discepoli - perché il Verbo di Dio m’aveva istruita sin da quando lo portavo nel seno - io ero "la sua Madre" nel senso che Egli dava al suo dire divino, e unito al riconoscimento umano degli ascoltatori Egli mi dava il suo riconoscimento divino di vera Madre, perché davo vita alla Volontà del Padre suo e mio.
   Luca (11, 27-28) racconta che mentre Gesù parlava una donna disse: "Beato il seno che ti ha portato e le mammelle che hai succhiato". Al che il Figlio mio rispose: "Beati piuttosto coloro che odono la parola di Dio e l’osservano".
   L’esser Madre di Gesù fu una grazia di cui non m’era lecito gloriarmi. Fra i milioni e milioni di anime create dal Padre, Egli, per un decreto imperscrutabile, scelse la mia ad esser senza macchia. Non vuole l’Eterno che in Cielo io mi umilii, perché m’ha fatta Regina nell’istante felice in cui, lasciata la Terra, sono stata cinta dall’abbraccio del Figlio mio, nostalgia acuta del tempo della separazione, desiderio che mi consumò come lampada che arde. Ma se lo permettesse, io starei in eterno prostrata davanti al suo Fulgore per umiliargli tutta Me stessa in ricordo del suo decreto di benignità che m’ha dato un’anima battezzata in anticipo su tutte le anime, non coll’acqua ed il sale ma col fuoco del suo Amore.
   L’avere Egli succhiato al mio seno neppure poteva suscitarmi vampe di superbia. Egli avrebbe ben potuto venire sulla Terra ed essere Evangelizzatore e Redentore senza avvilire la sua Divinità incarnata ai naturali bisogni di un infante. Come al Cielo salì dopo la sua Missione, così dal Cielo poteva scendere per iniziarla dotato di un corpo adulto e perfetto, necessario alla vostra pesantezza di carnali. Tutto può il mio Signore e Figlio ed io non sono stata che uno strumento per rendere più comprensibile e più persuasiva a voi la reale Incarnazione di Dio, purissimo Spirito, nelle vesti di Gesù Cristo figlio di Maria di Nazareth.
   Ma l’avere osservato la parola di Dio e affinato i sensi dell’anima con una purezza totale sin dall’infanzia, questo era grandezza; e l’aver ascoltato la Parola che m’era Figlio per renderla mio pane e sempre più fondermi al mio Signore, questa era beatitudine.
   "Oh! santa Parola. Dono dato ai diletti di Dio, veste di fuoco che cingi di splendori, Vita che divieni la Vita di coloro a cui ti dài, che Tu sia sempre più da essi amata come io ti amai in ardore e umiltà.   

   Opera in questi miei figli, o Parola santissima, poiché io li ho presi per miei ai piedi della Croce per dare conforto al mio strazio di Madre a cui è stato ucciso il Figlio adorato, e conducili al Cielo per una via di verità splendenti e di ardenti opere. Conducimeli sul Cuore dove Tu hai dormito infante e posato ucciso, dove ancora sono stille del tuo Sangue santissimo e del mio pianto, perché il resto della loro umanità dilegui a quel contatto ed essi, luminosi della tua Luce, entrino con Te nella Città dove tutto è eterna perfezione e dove Tu regni e regnerai, Figlio mio santo!".»

 


   Dice Gesù:   
   «Di’ al Padre2 che fra le ragioni probatorie vi è quella di dettati che, per il loro contenuto, non possono certo uscire da un cuore che avvenimenti speciali inducono ad agitarsi creando pensieri contrari a quelli che scrivi: fra questi noti il Padre quelli scritti nei giorni della morte di tua madre3 (deceduta il 4 ottobre) e recentemente quello del 6 corrente4. Aggiunga questa ragione alle altre. È una prova sicura della fonte non umana dei tuoi scritti.»

 

   nell' è nostra correzione da nel
   
    
2 Padre Migliorini

   3 Ricordti nella nota 1 di pag 403

   4 Uno dei dettati del 5-6 dicembre