MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

A A A

News


Pubblicato il 22/08/2019

Omaggio alla Mamma Celeste Regina del Cielo, della Terra e nostra, con i riferimenti valtortiani

   

MARIA SS REGINA   

   Alla Mamma Celeste Regina vada tutta la nostra profonda e sincera riconoscenza per le inesaueste ed inesauribili Grazie che ci concede incessantemente a Gloria di Dio, e nostro maggior Bene in Lui.
   Più ancora, sia il nostro ardente amore di figli e servi umili ma pronti, solleciti e solerti nel seguire la Via della Vita del Suo Dilettissimo Figlio, che Ella ci illumina e rende accessibile.
   Ci conceda di poter sentire un Suo Sorriso di Letizia e compiacimento per aver risposto al Suo Appello Salvifico e al Suo Ineffabile Amore Materno.
   Ave Maria, Madre di Gesù e nostra, Regina del Cielo e nostra, noi ci affidiamo a Te. Per sempre!

Dai Quaderni di Maria Valtorta 
18 dicembre 1943

   3° mistero glorioso. 

   Dice Maria:
   «Quando lo Spirito del Signore scese ad investire della sua Potenza i dodici riuniti nel Cenacolo, si effuse anche su me. Ma se per tutti fu una conoscenza che li rese cogniti della Terza Persona e dei divini suoi doni, per me non fu che un più vivo ritrovamento. Per tutti fu fiamma, per me fu bacio.
   Egli, l’eterno Paraclito, m’era già Sposo da trentaquattro anni ed il suo Fuoco m’aveva talmente posseduta e penetrata da fare del mio candore un corpo di Madre. Anche dopo lo sponsale divino Egli m’aveva lasciata ricolma di Sé, né poteva aggiungere Perfezione a Perfezione poiché Dio non può aumentare Se stesso, essendo perfettissimo e insuperabile nella sua misura ed essendosi donato a me senza limitazione, per fare della mia carne di donna un che di tanto santo da poter essere abitacolo al Divino che scendeva ad incarnarsi in me.
   Ma ora che l’opera della sua donazione a me e della mia a Lui s’era compiuta ed il Figlio nostro era tornato al Cielo dopo avere tutto compiuto, Egli tornava a darmi il suo bacio di grazie.
   Oh! Dio quanto vi insegna di riconoscenza! Egli, il mio Signore, non mancava di esser riconoscente alla sua Serva che era stata strumento a suo servizio e, mentre ero io che ad ogni pulsare del cuore ripetevo: "Santo, santo, santo e benedetto, Tu, Signore eccelso", Egli lasciava il Cielo una seconda volta per rinnovare il suo abbraccio di Sposo e fra l’ardore e la voce della spartita Fiamma promettermi il terzo congiungimento senza fine nella beata dimora del Cielo.
   Ed il Cielo fu più che mai, allora, la mia mèta perché, quando s’è gustato e rigustato l’Amore, sole e terra, creature e cose, scompaiono agli occhi nostri, e non resta che una vista, un sapore, un desiderio: quello di Dio. Quello di avere Dio non per attimi ma in un eterno presente.» 

   
4° mistero glorioso.

   Dice Maria
   «Un’altra perla per i miei prediletti. Veramente volevo parlarne a giorni, ma mi piego ad un desiderio perché sono la Mamma. Per Natale avrete anche questa mia parola. 
   Come mi fu estasi la nascita del Figlio, e dal rapimento in Dio tornai presente alla Terra col mio Bambino fra le braccia, così la mia morte fu un rapimento in Dio. 
   Fidando nella promessa avuta fra lo splendore divino del mattino di Pentecoste io mi pensavo che l’avvicinarsi del momento del ritorno ultimo dell’Amore per rapirmi a Sé dovesse segnalarsi con un aumento di fuoco. Né feci errore.
   Io, per mio conto, più la vita passava più aumentavo il desiderio di fondermi all’eterna Carità. Mi vi spronava il desiderio del Figlio mio e la persuasione che mai tanto avrei fatto per gli uomini come quando fossi stata orante per essi sui gradini del trono di Dio. E con moto sempre più acceso ed accelerato, con tutte le forze dell’anima gridavo: "Vieni, Signore, Gesù, vieni, vieni eterno Amore!".
   L’Eucarestia, che era per me come rugiada data ad un fiore assetato - era vita - ora non era più sufficiente all’incontenibile ansia del cuore. Non mi bastava più ricevere in me la mia divina Creatura e portarla nelle sacre Specie come l’avevo portata nella carne verginale. Tutta me stessa voleva il Dio Uno e Trino, e non sotto i veli dal mio Gesù scelti a nascondere l’ineffabile mistero ma quale era ed è e sarà nel centro del Cielo.
   Lo stesso mio Figlio nei suoi trasporti eucaristici mi ardeva con baci di desiderio infinito, e ogni volta che a me veniva con la potenza del suo amore quasi svelleva l’anima mia nel primo impeto, e poi rimaneva con tenerezza infinita a chiamarmi: "Mamma!", ed io lo sentivo ansioso di avermi con Sé.
   Non desideravo più altro. Neppure il desiderio di tutelare la Chiesa nascente era in me. Tutto annullato nel desiderio di possedere Dio per la persuasione di tutto potere quando si possiede Dio.
   Maria, giungi a questo totale amore. Tutto perda valore e ansia ai tuoi occhi. Mira solo a Dio. Quando sarai ricca di questa povertà di desiderio, che è immisurabile ricchezza, Dio si chinerà sul tuo spirito a baciarlo e tu ascenderai col tuo spirito al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo, per conoscerli ed amarli per la beata eternità e per possedere le loro ricchezze di grazie, di cui disporre per gli scopi e gli esseri che sono nel tuo pensiero. Non si è mai tanto attivi per i fratelli come quando non si è più tra i fratelli ma siamo luci ricongiunte alla Luce.
   L’avvicinarsi dell’Amore eterno ebbe il segno che pensavo. Tutto perse luce e colore, voce e presenza, sotto al Fulgore e alla Voce che dai Cieli aperti si abbassava su me per cogliere l’anima mia.
   Si dice: "Maria avrebbe giubilato d’essere assistita dal Figlio suo". Ma il mio dolce Gesù era ben presente col Padre quando l’Amore mi dette il terzo bacio della vita, quel bacio così talmente divino che in esso l’anima spirò, raccolta come goccia di rugiada bevuta dal sole dal centro di un giglio, ed io ascesi con il mio spirito osannante in mezzo ai miei Tre, che adoravo e adoro, come perla in un castone di fuoco, seguita dalla teoria degli spiriti angelici venuti al mio eterno natale e attesa sulle soglie dei Cieli dallo Sposo terreno, dai Re e dai Patriarchi della mia stirpe, dai primi santi e dai primi martiri, e il Cielo si chiuse sulla gioia di avere la sua Regina la cui carne, unica fra tutte le carni mortali, conosceva la beatitudine della glorificazione

   5° mistero glorioso. 

   Dice Maria:
   «La mia umiltà non poteva farmi permettere di pensare a tanta gloria a me riserbata in Cielo. Nel mio pensiero era la certezza che la mia umana carne, fatta santa dall’avere portato iddio, non avrebbe conosciuto la corruzione, poiché Dio è Vita e quando di Sé satura un essere è come aroma preservatore da morte. Io non solo ero stata fusa con Lui in casto e fecondo abbraccio, ma m’ero saturata nelle più riposte latebre dalle emanazioni della Divinità nascosta nel mio seno e intenta a velarsi di carni mortali.
   Ma che la bontà dell’Eterno avesse riserbato alla sua Ancella il gaudio di risentire sulle membra il tocco della mano del Figlio mio, il suo abbraccio, il suo bacio, e riudire con le mie orecchie la sua voce, vedere col mio occhio il suo volto riprovare la gioia di carezzarlo, no, questo non pensavo mi fosse subito concesso, né lo desideravo. Mi bastava che queste beatitudini fossero concesse allo spirito mio e di questo sarebbe stata già piena la mia felicità di beata.
   Ma a testimonianza del suo pensiero creativo riguardo all’uomo, Dio mi volle in Cielo con anima a corpo. Io sono la testimonianza certa di ciò che Dio aveva pensato e voluto per l’uomo: una vita innocente e ignara di colpe, un placido passaggio da questa vita alla Vita completa in cui, come uno che passa la soglia di una casa per entrare in una reggia, l’essere completo sarebbe passato dal sole del terrestre paradiso al Sole del Paradiso celeste, aumentando la perfezione del suo io, nella carne e nello spirito, della Luce piena che è nei Cieli. 
   Davanti ai Patriarchi e ai Santi, davanti agli Angeli ed ai Martiri, Dio pose Me assunta alla gloria del Cielo e disse: "Ecco l’opera perfetta del Creatore ecco ciò che io creai a mia immagine e somiglianza, frutto di un capolavoro divino e creativo, meraviglia dell’Universo che vede chiuso, in un solo essere, il divino nello spirito immortale come Dio e come Lui spirituale, intelligente, virtuoso, e l’animale nella più perfetta carne alla quale ogni altro vivente nei tre regni del Creato si inchina. Ecco la testimonianza del mio amore per l’uomo, per il quale creai l’organismo perfetto e la beata sorte di una eterna vita nel mio Regno. Ecco la testimonianza del mio perdono per l’uomo, al quale, in forza di un trino amore, ho concesso riabilitazione agli occhi miei. Questa è la mistica pietra di paragone, questa è l’anello di congiunzione fra l’uomo e Dio, questa è Quella che riporta i tempi ai giorni primi e dà al mio occhio divino la gioia di contemplare l’Eva che io creai quale la creai ed or fatta più bella poiché è la Madre del mio Figlio e la Martire del Perdono. Per il suo Cuore, che non conobbe macchia, Io apro i tesori del Cielo e per il suo capo, che non conobbe superbia, del mio Fulgore faccio corona e l’incorono, poiché m’è Santa, perché sia vostra Regina".
   Maria, in Cielo non sono lacrime. Ma per il gioioso pianto che avrebbero avuto gli spiriti se ad essi fosse concesso il pianto - umore che stilla premuto da un’emozione - vi fu uno sfavillare di luci, un trascolorare di splendore in più vividi splendori, un ardere di incendi caritativi in un più ardente fuoco, un insuperato e indescrivibile suonar di armonie, alle quali si uni la voce del Figlio mio in laude a Dio Padre e alla Serva di Dio in eterno beata.
   Maria, era nel mio pensiero di finire questa mia illustrazione dei misteri del santo mio rosario - perché, senza che tu te ne accorgessi, di tutti te ne parlai e specie sui candidi del gaudio e sui fulgidi della gloria, poiché per quelli porpurei non vi è che un unico nome: Dolore, e sono tutti un unico dolore - dopo il Natale. Ma voi che mi amate avete tante pene e capite che, solo dimenticando la Terra per il Cielo, esse pene, divengono sopportabili al cuore vostro. Ed io vi svelo le luci del Cielo.
   La mistica collana è compiuta. Ve la dono per il Natale del Figlio mio e con essa la mia benedizione e la mia carezza.
   Siate buoni e amatemi. Io sono con voi.»

9 novembre 1947

Dice S. Azaria riferendosi alla visione del 24 ottobre:
   «L'Altissimo Signore ha voluto farti capire il senso delle parole di M. Ss. alle Tre Fontane. Essendo Maria Ss. così abbracciata – potrei dire: contenuta – nella Ss. Trinità, nella quale Ella fu da prima che il tempo fosse, e della quale fu Tabernacolo contenendo nel suo seno il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo col contenere il Frutto benedetto del suo seno verginale, Gesù, nel quale era unità del Verbo col Padre e lo Spirito Santo, essendo Ella, così, l'amore dell'Uno e Trino Iddio, la Rivelazione è suo Tesoro, e Lei ne è Regina amata e soave, dispensiera della Sapienza, datrice della Parola. La Sposa e la Madre della Sapienza e della Parola, la verginale Sorgente che un Dio feconda e che dà i fiumi dell'Acqua viva che è Vita eterna a chi di Essa beve.»

28 aprile 1948

   (1° anniversario della fine dell'Opera). Ore 9,50

   Fra ondate di profumi intensissimi, che da ieri sera e per tutta la notte sino ad ora si susseguono, dice Maria Ss:
   «Figlia mia, le stesse rose dell'Amore eterno furono, dall'An­nunciazione all'Assunzione, roveto di spine per me. Per questo, nel tuo roveto di spine sta' contenta pensando che sei come la Madre tua e la tua Regina. Soltanto dopo aver finito il tempo cogliamo dal roveto, tramutato in roseto, rose eterne che dànno soltanto ineffabile, inesprimibile, perenne gaudio.
   Prega molto. Perché la mia Epifania possa splendere ovunque, at­traendo spiriti innumeri alla Stella di Dio, e la mia Pentecoste si compia e si rinnovino i cuori degli uomini, dando pace alla Chiesa, al mondo, salvezza agli uomini in questa e nell'altra vita, e gloria a Dio. Non ti stupire di nulla di quanto ti può accadere, nel maggio, di straordinario. Voglio compensarti, spiritualmente, di tanto. Ma cerca solitudine, perché il velo steso sui misteri dell'Amore non può essere alzato alla presenza di tutti, ma solo davanti alla presenza di quelli che l'Amore infinito permette che vedano, gustino, conoscano…
   Sta' in attesa ardente nel tuo minimo cenacolo come io nel nostro. Ama e prega. »

 
Dalle 'Lezioni sull'Episola di San Paolo ai Romani', Lezione XIV, 2 febbraio 1948

   Dice il Divinissimo Autore rispondendo ad una mia obbiezione circa la frase contenuta nel dettato del 6 gennaio 1948: “... l’Arca dilettissima (Maria)... che ancor ci contiene così come è da Noi contenuta”: «È detto che il corpo dell’uomo è tempio allo Spirito Santo. E va creduto perché è una verità. Una verità che sprona a vita perfetta per possedere l’Ospite divino, che è lo Spirito Eterno che inabita nell’anima dei giusti. Ma non si deve credere che solo la Terza Persona abita in voi. Ella è nominata perché è Quella che abbraccia e contiene le Due che la precedono. Ma essendo inscindibile l’Unità-Trina, dove è Uno gli Altri sono. Dunque voi, possedendo in voi lo Spirito Santo, avete tutto l’Amore, ossia Iddio Uno e Trino.
   È detto anche: “Lo Spirito del Signore empie tutto il mondo”. Tutto il mondo. E da sempre. E per sempre. Seguendo le diverse evoluzioni del mondo, volute dal Volere di Dio. Volute. Non autoevoluzioni, ma evoluzioni volute dal Creatore, dall’Eterno, Onnipotente Signore.
   “Lo Spirito di Dio si librava sopra le acque”, è detto, ed è una delle prime parole della meravigliosa storia della Creazione. Già era Dio. Sempre Egli fu. E per il suo Essere poté creare dal nulla il tutto; dal disordine l’ordine; dall’incompleto - più: dall’informe - il completo, il formato con legge di sapienza potentissima. Dal caos sorse l’Universo. Dai vapori carichi di molecole confuse, dalla anarchia degli elementi, “creò il cielo e la terra” e subito il suo Spirito “si librò sopra le acque”.
   E mano a mano che le successive opere della Creazione si compievano, “lo Spirito del Signore” si librava su esse con le sue leggi e provvidenze. Successive opere e sempre più potenti. Dal caos che si separa e ordina per, dirò, famiglie - parti solide con parti solide per formare il globo del pianeta Terra, parti umide con parti umide per formare successivamente i mari, laghi, fiumi, ruscelli - alla luce, la prima delle cose non solo ordinate con elementi già esistenti nel caos, ma creata, con potere proprio, dal nulla.
   Perché la luce non era, “le tenebre coprivano la faccia dell’abisso”, ossia del caos nel quale confusamente si urtavano masse di vapori, carichi di umidità, di gas, di molecole. E Dio creò la luce. La sua luce. Egli concesse al mondo, che sorgeva dal nulla per suo volere, l’attributo, uno degli attributi suoi: la luce.
   Dio è Luce, ed è il Padre della Luce e delle luci. E alla Terra, sua prima creatura, concede e dona la luce. Così come all’uomo, perfezione della creazione e ultima delle sei opere delle sei giornate divine dopo le quali Dio si riposò, concede l’attributo che lo fa a Lui somigliante: lo spirito libero, immortale, l’alito suo divino, infuso nella materia perché essa sia animata da Dio e abbia diritto al Cielo, alla Dimora del Padre.
   A questo spirito dell’uomo Egli, il Buonissimo, ha già preparato la pienezza della Vita e dei suoi doni col suo Cristo, e il Cristo verrà quando sarà giunta l’ora della sua venuta, e gli uomini possederanno la pienezza della Vita, della Grazia, dell’Unione, per i meriti del Cristo e i Sacramenti da Lui istituiti.
   Ma non è in questa lezione che parlerò di quest’ultimo supremo dono. Ora ti ammaestro sul dubbi di aver compreso e scritto male. Per levartelo e farti sapiente.
   Il corpo dell’uomo è animato dal soffio di Dio. Ogni uomo. Per questo in ogni uomo e su ogni uomo si estende e penetra lo Spirito di Dio con diritto di Re e con amore di Padre Creatore. Anche prima della Redenzione lo Spirito del Signore: l’Amore, guidò i patriarchi e ammaestrò i profeti e i giusti. E la sua Voce risuonò negli spiriti, dall’inizio dei giorni, e risuona, e risuonerà, per dare ad ogni uomo quel tanto di guida che la Provvidenza Creatrice non ricusa a nessun uomo, e che aumenta più l’uomo è mosso da buona volontà di onorare e servire l’Ente Supremo, dai molti nomi, dalle diverse forme di parvenza, a seconda dei popoli e religioni, ma dai credenti d’ogni popolo sentito essere ed essere degno di ogni adorazione.
   L’inabitazione di Dio nell’uomo sarebbe stata perfetta se l’uomo non avesse peccato. La Passione di Cristo e l’appartenenza alla sua Chiesa, ristabilendo l’Ordine, restituendo la Grazia, concede nuovamente l’inabitazione di Dio in voi: il Regno di Dio in voi.
   E in tal modo, così come l’anima è in voi eppure vi contiene, essendo cosa superiore, per origine e immortalità, alla carne, così voi contenete Dio nel tempio del vostro corpo nel quale è - Santo dei Santi - l’anima in grazia, ma siete da Dio abbracciati perché Dio è l’Infinito che raccoglie nella sua Immensità tutti i suoi diletti.
   Detto questo, ti chiedo: se voi, peccatori, se voi in cui resta la cicatrice della grande piaga del Peccato d’origine, i suoi fomiti che talora turbano anche i più eroici nel Bene, avete lo Spirito Santo nel tempio del vostro corpo, avete la Carità in voi e dalla Carità siete abbracciati, sempre più a Lei fusi più nella carità vivete, ossia siete nella Carità perché in Essa è tutto ciò che è santo, potrà dubitarsi che Maria, Colei che ab eterno fu pensata dal divino Pensiero - che è Volere e Potere perfetti - Immacolata e Piena di Grazia, Figlia, Sposa, Madre di Dio, Colei che al Volere divino corrispose con la sua volontà che, libera come quella di Gesù, volle usare questa sua libera volontà per camminare sempre alla presenza di Dio ed essere perfetta, non avesse Dio in sé e non fosse in Lui?
   Ella pure “non peccò perché non volle peccare”. Seconda Eva, non imitò la prima e calpestò il Serpente perché, tutta persa in Dio, regnante nel suo spirito e abbracciante Lei, suo amore, fu cieca, sorda, dimentica di tutto ciò che non fosse Dio e l’amore per Lui.
   Arca più santa di quella di legno di setim, in sé contenne la Trinità e la Parola Incarnata, e poi ancora la Trinità e il Cristo Eucaristico, ed ora ancora Ci contiene, essendo Noi in Lei, Lei in Noi.
   Dove riposa Dio? Nello spirito dei giusti. Cosa è lo spirito? È la parte migliore dell’anima vostra. Quando cessa d’esser trono a Dio? Quando la concupiscenza lo soverchia. Quando vi lascia l’anima? Quando si separa dalla carne nell’ora della morte per essere giudicata e attendere la risurrezione della carne e con lei avere eterno finale giudizio.
   Ma Maria non morì. Trapassò in un rapimento da questa all’altra vita e nel trapasso il suo spirito purissimo fu, più che mai, trono di Dio. Così anche doveva essere di ogni uomo se, in Adamo, non avessero tutti peccato.
   Maria non fu giudicata. Era l’Innocente. Non soggetta a giudizio né a morte qual voi l’avete. Maria non tornò polvere nella sua carne immacolata quanto l’anima, e fatta incorruttibile per aver portato il Figlio di Dio e dell’Uomo. In corpo ed anima fu assunta al Cielo dagli Angeli. E neppure nell’ora del trapasso l’anima si separò totalmente, ma intellettualmente e completamente assurse, non al terzo ma al Cielo supremo ed empireo, e adorò, mentre ugualmente lo Spirito Uno e Trino non lasciò il suo dolce verginale tabernacolo dove aveva riposo.
   Maria è in Cielo in corpo ed anima, viva come era in Terra, beata come Lei può esserlo, in Cielo. E Dio, che inabitò in Lei sulla Terra, inabita in Lei in Cielo. Nulla è mutato. Messa al centro del Divino Fuoco, che su Lei converge i suoi ardenti amori, Ella eternamente Ci dice: “Ecco l’Ancella, o Dio”, e ci apre il suo cuore e ci accoglie in un mistero d’amore ineffabile.
   I Santi amanti di Maria hanno intuito questo e hanno proclamato che chi vuol trovare Dio, la Salvezza, la Vita, vada a Maria, e là troverà la Carità, il Salvatore, la Vita, la Luce, la Sapienza. E là rinascerà da uomo a vero figlio di Dio.
   
Perché Maria, divina Genitrice, è anche la feconda santa Matrice che sino alla fine dei secoli accoglie e accoglierà nel suo seno coloro che vogliono nascere figli di Dio, e di queste debolezze informi, di questi germi incompiuti - difficilmente, per sé soli, capaci di vivere - fa e farà i “viventi” del Regno di Dio, dà e darà questi figli al suo Dio.
   Maria è Corredentrice e Cooperatrice instancabile per il deifico trionfo finale, è carità inesausta e inesauribile, operosa come di Serva e gloriosa come di Regina, per la gloria di Dio, è Madre, Madre perfetta per tutti coloro che chiedono a Lei la Vita.»