MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

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Pubblicato il 11/05/2019

Ottavo giorno della Novena alla Madonna di Fatima con riferimenti alle Opere valtortiane

Ottavo giorno

   Vergine Santissima, che a Fatima hai rivelato al mondo i tesori di grazie nascosti nella pratica del santo Rosario, infondi nei nostri cuori un grande amore a questa santa devozione, affinché, meditan­do i misteri in esso contenuti, ne raccoglia­mo i frutti e otteniamo la grazia che con questa preghiera ti chiediamo, a maggior gloria di Dio e a vantaggio delle nostre anime. Così sia.  

   Gloria, 7 Ave Maria, Salve, Magnificat

   CUORE IMMACOLATO DI MARIA, PREGA PER NOI.  

   Preghiera

   Maria, Madre di Gesù e della Chiesa, noi abbiamo bisogno di Te. 
   Deside­riamo la luce che s'irradia dalla tua bontà, il conforto che ci proviene dal tuo Cuore Immacolato, la carità e la Pace di cui Tu sei Regina
   Ti affidiamo con fiducia le nostre neces­sità perché Tu le soccorra, i nostri dolori perché Tu li lenisca, i nostri mali perché Tu li guarisca, i nostri corpi perché Tu li renda puri, i nostri cuori perché siano colmi d'a­more e di contrizione, e le nostre anime perché con il tuo aiuto si salvino. 
   Ricorda, Madre di bontà, che alle tue pre­ghiere Gesù nulla rifiuta. 
   Concedi sollievo alle anime dei defunti, guarigione agli ammalati, purezza ai gio­vani, fede e concordia alle famiglie, Pace a noi. 
   Richiama gli erranti sul retto sentiero, proteggi e sostieni i tuoi ministri e la santa Chiesa di Dio. 
   Maria, ascoltaci e abbi pietà di noi. Volgi a noi i tuoi occhi misericordiosi. 
   Dopo que­sto esilio e finanche da ora, mostra a noi Gesù, Frutto Bene­detto del Tuo Grembo, o Clemente, o Pia, o dolce Vergine Maria. 
   Amen.

 

Dal Libro di Azaria, 8 settembre 1946
Natività di M. Ss. e XIIIa dopo Pentecoste

   8 settembre 1946

   Natività della Beata Vergine Maria
   Introito. Sedulio: Salve, santa Madre, che hai dato alla luce il re, il quale governa il cielo e la terra per i secoli dei secoli. - Salmo 45 (44), 2.
   Orazione: Dispensa, te ne preghiamo o Signore, ai tuoi servi il dono della grazia celeste; e come il parto della beata Vergine fu loro principio di salvezza, così la solennità votiva della sua Natività apporti loro accrescimento di pace.
   Graduale: Tu sei benedetta e venerabile, o Vergine Maria, che senza alcuna offesa della purezza divenisti madre del Salvatore. O Vergine Madre di Dio, Colui che tutto l'universo non può contenere, fattosi uomo, si chiude nel tuo seno. Alleluia, alleluia. Tu sei felice, o sacra Vergine Maria, e degnissima di ogni lode, ché da te è nato il sole di giustizia Cristo Dio nostro. Alleluia.
   Vangelo: Matteo 1, 1-16.
   Offertorio: Tu sei beata, o Vergine Maria, che portasti il Creatore di tutti: generasti chi ti fece, e rimani Vergine in eterno.
   Segreta: Ci venga in soccorso, o Signore, l'umanità del tuo Unigenito, e come egli, nascendo dalla Vergine, non diminuì ma consacrò l'illibatezza della madre, così nella solennità della Natività di lei, spogliandoci Gesù Cristo Signor nostro dai nostri delitti, ti renda accetta la nostra offerta.
   Comunione: Beato il seno di Maria Vergine, che portò il Figlio dell'Eterno Padre.
   Dopocomunione: Abbiamo ricevuto, o Signore, i sacramenti votivi della celebrazione annuale; fa', te ne preghiamo, che ci procurino i rimedi per la vita temporale e per l'eterna.

   Tredicesima domenica dopo Pentecoste
   Introito: Salmo 74 (73), 1.19-20.23.
   Orazione: O Dio onnipotente ed eterno, aumenta in noi la fede, la speranza e la carità e, perché meritiamo di conseguire ciò che prometti, facci amare quanto comandi.
   <Epistola: Galati 3, 16-22.
   Graduale: Salmo 74 (73), 19-20.22; 90 (89), 1.
   Vangelo Luca 17, 11-19.
   Offertorio: Salmo 31 (30), 15-16.
   Segreta: Sii propizio, o Signore, verso il tuo popolo, lasciati placare dai doni, in modo che, placato da questa offerta, ci conceda il perdono e le grazie domandate.
   Comunione: Sapienza 16, 20.
   Dopocomunione: Dopo aver ricevuti i celesti sacramenti, concedici, te ne preghiamo o Signore, di far progressi nell'opera dell'eterna redenzione.

   Dice Azaria:
   «Della S. Messa propria di Maria Ss. Neonata io non parlerò. Te ne hanno già parlato il Ss. Signore Gesù e la Beatissima nostra Regina quando ti hanno fatto dono della Vita di Maria1. E io non ho altro da aggiungere perché Essi sono la Sapienza ed io un solo riflesso di Essa. Ma tanto per avere la gioia di parlare di Maria Ss. Regina nostra, ti voglio dire il significato profondo di una frase della Sapienza che si legge nella S. Messa del Nome di Maria.
   È detto, in quella frase: "Chi mi mangia avrà ancora fame, e chi mi beve avrà ancora sete". Frase in opposizione ai concetti detti più di una volta da Gesù Ss. parlando alla
   Samaritana e ai Giudei e discepoli: "...Chi beve l'acqua che Io gli darò non avrà più sete in eterno". "Io sono il Pane di vita; chi viene a Me non avrà mai più fame, e chi crede in Me non avrà mai più sete".
   È dunque così inferiore Maria al suo Divinissimo Figlio che il nutrirsi e dissetarsi di Lei non valga a levare fame e sete dello spirito pellegrino sulla Terra e anelante alla Casa del Padre e ai cibi che in essa si gustano? Oppure è tanto superiore - il che è supposizione impossibile - che mentre del Cristo, una volta saziati, non si ha più desiderio, per Lei il desiderio dura? Né l'una né l'altra cosa. Ma una terza, veramente sapienziale e senza menzogna.
   Ascolta. Maria è la preparazione di Gesù. Come certe bevande, date a chi è debole, disappetente, malato, nauseato da cibi e droghe o malattie diverse, servono a risuscitare forza, appetito, salute, desiderio di nutrimento; preparano, insomma, il ritorno dello stato fisico alla sanità e aiutano questo ritorno fino al ristabilimento perfetto, così Maria, Madre del Signore, è Quella che prepara lo spirito ad una unione vera e fruttuosa con Gesù.
   Ella, Genitrice universale, versa il suo latte di grazia sui suoi poveri figli peccatori, deboli, malati, paurosi, nauseati, stanchi. Da una Madre è sempre dolce avere conforto e cure. E li irrobustisce, dà loro un sano appetito, una volontà di più perfetto Cibo, di quel Cibo che è in Lei, una sola cosa con Lei: il suo Gesù.
   Oh! la Regina nostra è il perfetto Ciborio. Sempre il Pane di Vita e la Grazia è in Lei, e non vi giungete, voi uomini, a quel Pane e a quella Fonte di Grazia altro che andando a Lei.
   Ecco perché di Lei è giusto dire: "Chi mi mangia avrà ancora fame e chi mi beve avrà ancora sete", mentre di Gesù Ss. si legge che chi di Lui si pasce e disseta non conoscerà più fame né sete. Maria è la santa Necessità. Gesù è il Compimento. Ella prepara. Egli completa. Ella mantiene la fame e la sete e l'aumenta, per portarvi, con la dolcezza dei suoi santi sapori, al sempre più vivo e rinnovato desiderio di vivere di Cristo.
   È l'Eva vera, la radice e l'Albero dei Viventi. Il Padre l'ha creata, l'Amore l'ha fecondata, e dal suo midollo è venuta la linfa di Grazia che vi ha dato il Frutto che è la Grazia stessa.
   Le sue verginali, immacolate radici, non hanno lasciato la zolla natìa: il seno splendente della Triade Ss. Le auree del Paradiso l'hanno sempre baciata. Vero Albero di Vita, Ella tende i suoi rami, carichi del Frutto del suo Seno, perché voi ne mangiate. Ora chi mai non va all'albero per cogliere i frutti? E non vi torna quando i frutti sono soavi? Nessuno, a meno che non sia stolto. Così voi pure andateci, o spiriti cristiani, e mangiate e bevete di Maria per giungere al santo appetito di Gesù che, a voi comunicandosi, vi dia la Vita Eterna.
   

   Che Dio abbia riguardo al patto fatto con l'Umanità lo mostra la stessa Nascita di Maria. Il primo suono di esso viene dall'Eden, minacciosa parola rivolta al più astuto dei creati: "Io porrò inimicizia fra te e la donna... Essa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno". Il secondo ad Abramo, e ad Isacco in Abramo. E il patto si compie quando da Maria nasce il Redentore e, dopo breve vita, sale sulla Croce per salvare le anime dei poveri di Dio, i figli in disgrazia per il Peccato, ed in esilio.
   Dio mantiene sempre le sue promesse. Non è sempre sollecito nell'operare. Gli uomini vorrebbero attese meno lunghe. Ma Egli opera sempre al giusto momento. Una grande fede, un'assoluta speranza, un'ardente carità, sono necessarie per giungere ad accettare questo pensiero. Ma beati quelli che sotto la grandine del dolore, davanti alla constatazione degli eventi umani, sanno dire e credere fermamente che Dio interverrà al momento giusto.
   Lasciate i "perché" senza altro frutto fuor che quello di stancarvi la mente e avvelenarvi l'anima desolandola, inasprendola, sconfortandola, facendola timorosa, di un timore non buono, verso il suo Dio. Fidatevi e affidatevi. La giustizia umana, anche più giusta e severa, è sempre manchevole rispetto alla giustizia divina, che non ha fretta, che sembra che lasci fare, ma che non perde, per un attimo, di vista gli uomini e le loro azioni.
   Cercate voi, veri figli buoni, di ubbidire sempre al comando che ebbe Abramo dall'Altissimo: "Cammina alla mia presenza e sii perfetto", e poi lasciate fare al vostro Dio. Contro le pecorelle di Dio non infuria il furore divino, anche se rumore di fulmini scroscia sul loro capo. Alle pecorelle molte volte si mescolano i lupi e i capri, e i fulmini sono per loro, non per le pecorelle. Altri fulmini scocca, nella mischia della vita, il perpetuo e invidioso scimmiottatore di Dio: Satana. E questi sono contro le pecorelle che ne restano anche ferite. Ma non è ferita mortale. La loro veste si impreziosisce con i rubini del loro dolore e le perle del loro pianto e sono più degne della splendente dimora del Cielo.
   Abbiate questa fede nella giustizia di Dio e nelle sue promesse, così come la ebbe il patriarca Abramo. Vedete? La fede nelle promesse di Dio è un incentivo a vita perfetta più ancora che la Legge. Tanto che, molto prima che la Legge venisse data agli uomini, Dio dette ad Abramo, e alla progenie di popoli che sarebbe venuta da lui, la promessa, perché in essa i popoli trovassero il motivo di camminare alla presenza di Dio per meritare il compimento della promessa.
   L'infinita Misericordia di Dio, sempre misericordia anche nel tempo del rigore, dette poi la Legge, vedendo che il veleno di Satana tanto agiva da rendere difficoltoso agli uomini il camminare con perfezione al cospetto di Dio.
   Come bambini, deficienti per nascita o per malattia, i quali hanno bisogno continuo di una sorveglianza, di un istitutore che dica: "Fa' questo, non fare quello", gli uomini, prima del tempo della Grazia, vennero muniti da Dio di un codice minuzioso perché sapessero vivere da giusti e graditi al loro Signore. E nel suo ufficio di custode e di preparatrice delle anime dura sino al momento che la Promessa diviene realtà con la venuta del Vivente a vincere la Morte e il peccato.
   Bene dice l'Apostolo: "Se la Legge fosse di suo stata 'Vita', allora sì che sarebbe venuta la giustizia". Ma la Legge non era che preparazione alla Vita. La Grazia mancava, durava il Peccato, e perciò non la Legge ma la Promessa ha provocato la Vita, il Cristo Gesù venuto a rendere la Grazia, a cancellare il Peccato, per dare i mezzi per resistere alle concupiscenze per mezzo della Legge nuova, la Sua, basata sull'amore, resa facile dall'amore reciproco, dai meriti di Gesù, dai Sacramenti, dall'unione, per il Corpo mistico, col Santo, il Vittorioso, l'Immortale.
   Dio mantiene sempre le sue promesse. Sia questa la lezione e la forza che ti comunica la S. Messa della tredicesima domenica dopo Pentecoste.
   Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo».

 
   1 Vita di Maria, di cui sono narrati il concepimento, la nascita e l'infanzia nei primi otto capitoli dell'opera L'Evangelo come mi è stato rivelato. La sua natività è descritta nel capitolo 5.