MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

OPERA MINORE

A A A

QUADERNI DEL 1943 CAPITOLO 217


27 dicembre 1943

   ore 1 antimeridiana.

   Dice l’Apostolo:
   «Giovanni al piccolo Giovanni1. Dopo il Maestro e la Madre parlo io pure per darti un insegnamento spirituale.
   Per essere dei prediletti occorre fare ciò che io ho fatto per ispirazione dello Spirito Santo.
Fedeltà assoluta che tutto accoglie senza esitazione e senza discussione. Purezza di spirito, di mente, di carne. Carità eroica.
   Talora Dio ci sottopone a prove che altro non sono che saggi dell’oro dell’anima. Siamo destinati a questa dimora che io posseggo presso il mio Dio. Ma qui non entra chi nella sua anima porta un anche minimo2 amalgama di impurità. Le prove sono quelle che ci spogliano da quanto è in noi di impuro e fanno del nostro spirito un quarzo senza scorie.
   La fedeltà ci porta a superare le prove senza che esse incrinino la nostra fede e il nostro amore.
   Io ho creduto nel Maestro sempre, ho accettato da Lui tutto sempre, ho voluto ciò che Egli voleva da me prontamente, ho annullato la mia volontà e la mia ragione umana, che ho arse come vittime su un altare, perché io fossi ostia degna del Cristo. Non ho voluto di mio nulla. Tutto ho chiesto al Maestro mio: un nuovo cuore, un nuovo pensiero, un nuovo carattere. Che fosse suo, come il suo, e tutto a servizio suo.
   La mia purezza naturale l’ho resa più candida del giglio angelico tuffandola nell’amore per il Maestro mio. Non pesa l’esser angeli quando le nostre ali si riposano sul Cuore di Cristo. E il divenire serafini a cui l’amore non ha più segreti, è naturale conseguenza di coloro che disposano sé all’Amore incarnato. Occorre contrarre queste spirituali nozze, né mai conoscere orrore di mistico adulterio.
   La Carità è la salvezza nostra, poiché ci santifica trascinandoci nei suoi sublimi vortici e ci perdona di quanto la carne in noi, contro il volere di noi, commette poiché è ribelle peso che anela al basso mentre lo spirito, già attratto all’alto, anela e sale nelle adorazioni di Dio.
   La mia parola a te, discepola, è la stessa di quella che dicevo ai discepoli di un tempo:
   Ama. Dall’amore viene luce, viene vita, viene speranza, viene fede, viene costanza, fortezza, giustizia. Tutto viene dall’amore. Chi possiede l’amore possiede lo Spirito di Dio. E chi possiede lo Spirito ha in sé le sette fonti che annullano i sette peccati che impediscono la Vita in Dio.
   Nelle Tenebre che imperano porta in te accesa la Luce del mondo. Per lei otterrai il possesso del Cielo.
La pace di Cristo sia sempre teco.»

 

   Lo stesso 27 -12, alle ore 6 antimeridiane.

   Dice Gesù:
   «Sono i miei quattro evangelisti coloro che, fuoco sprigionante fuoco, portano la mia Voce nella direzione voluta dai loro spiriti accesi. Portano la mia Gloria alle genti, perché mi fanno conoscere e dànno col loro ardore moto al tuono3 su cui sfolgora la mia Maestà di Dio, Redentore e Maestro. il loro spirito, vivente eterno in seno a Dio, muove le mistiche ruote e dà, senza mezzi umani, ad esse vita poiché è spirito di Vita.
   A venti secoli di distanza non sono forse essi che ancora evangelizzano e dirigono a Me la massa degli umani e quella dei credenti, ed empiono del fragore santo del mio insegnamento la Chiesa Romana, sonante della mia Voce che rimbomba come voce d’organo sotto le volte mistiche del Tempio smisurato di Dio che vi accoglie, o cristiani non fedifraghi, spenti o rinnegatori, e che si stende vasto come un firmamento su tutta la Terra e le genti accoglie all’ombra della Croce e del Tabernacolo?
   Non è la loro parola, eco della mia Parola scesa nei loro cuori e fatta in essi Luce per volere dello Spirito di Dio, quella che con rumore d’immense acque vi riporta il tono della voce sublime di Dio?
   Non è nel rumore dei loro passi il rumore delle moltitudini che la loro parola ha attirate a Me, simile a rumore di armata in cammino, della santa armata di Cristo, loro Duce a Signore, che vince con essi le forze d’inferno e conquista per essi e con essi il Cielo?
   Non è nel loro aspetto (e qui non alludo al simbolismo del volto, ma dello stile) quelli che vi riportano così viva e perfetta la mia quadruplice figura di Uomo divino nella mia Umanità perfetta, non dissimile alla vostra nei bisogni e nelle passioni, ma sublimata a Perfezione che vi insegna a quali vertici occorre portare sé per essere dei Cieli e quali vi aveva fatti il Padre per i Cieli? La mia pazienza e forza per cui ho vinto Satana, la Morte e il Mondo, e vi ho vinto con l’amore e trascinato come masso di marmo pario sulla salita la cui vetta è il Cielo? Il mio coraggio, il mio eroismo rispetto al quale quello del leone è nullo, perché Io non ho il coraggio di chi assale per nutrire il suo io, ma il coraggio eroico e sublime di chi si fa assalire e uccidere per fare di Sé cibo di vita ai languenti della Terra?
   Non è soprattutto la mia Divinità che splende e balena nell’intelligenza e vi porta dal centro dei Cieli la Luce, e vi porta la Carità, e vi porta la Sapienza, e vi porta la Conoscenza, e vi porta il Dio, Uno e Trino, facendovi cogniti del Padre e possessori dello Spirito, rapendovi ad altezze in cui solo chi ha fatto della sua pesantezza umana una spirituale levità vola come aquila chiamata da un amore a congiungimenti eterni in cui più non siete uomini ma dèi?
   Non vi insegnano col loro rimanere immoti, adorando, quando la mia Voce tuona nei Cieli, la grande verità che non vi è voce più grande della mia, più santa e vera, e che ogni altra voce, ogni altra potenza, deve tacere e fermarsi quando Essa parla, per accoglierla come gemma inestimabile e portarla in sé per mostrarla alle folle e rapirle a Dio?
   Non riposa la mia Gloria su loro come su sicuro trono e non splende la mia Luce su questi benedetti che hanno seminato l’Orbe della mia Parola e l’hanno cristianizzato e redento ammaestrandolo del Redentore e Dio Gesù Cristo?
   Nùtriti, o figlia diletta, di questa santa Parola che essi ti portano e che io ti dono. Poiché sei destinata a ripetere insegnamenti del Verbo4 che prende la tua pochezza per sbalordire i grandi e consolare gli umili, accetta il cibo che io ti offro e non lo ricusare. Se la sua materia ti pare ostica e immangiabile come pesante rotolo di pergamena, sappi che te ne spezzo i sigilli a te ne sbriciolo le parti poiché t’amo, e ti voglio nutrire di cibo santo.
   Apri il tuo cuore a saziane l’insaziabile fame, perché il cuore che ha conosciuto Dio ha di Lui insaziata fame. il mio Vangelo antico e nuovo sarà miele dolcissimo allo spirito tuo.»

 

   1 L’apostolo ed evangelista Giovanni parla a Maria Valtorta, detta "piccolo Giovanni".

   2 un minimo sono nostre correzioni da una minima

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   4 Maria Valtorta scriverà la monumentale opera, di natura evangelica, sulla vita di Gesù.