MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

OPERA MINORE

A A A

QUADERNI DEL 1943 CAPITOLO 125


19 settembre 1943

   Ieri sera: 18 settembre, soffrivo terribilmente. Era tutta la giornata che soffrivo così ed ero proprio sfinita. Ogni respiro, ogni movimento, anche piccolo, mi era penosissimo e mi obbligava a lamentarmi, io che non mi lamento mai. Tossire poi... avrei preferito una fucilata a un colpo di tosse.
   Nell’ora delle cene, ossia dalle 20 alle 21, mentre ero rimasta sola, la mia vista mentale fu beatificata dalla visione di Maria Ss. Cerco di descrivergliela1. Ma come fare a mostrarle la sua bellezza e i suoi colori? 
   È vestita di bianco: un abito chiuso alla radice del collo, come fosse arricciato, perché vedo che sul petto la stoffa forma delle molli pieghe che modellano castamente le forme di Maria. Le maniche sono piuttosto strette e lunghe sino al polso. Alla vita una cintura tiene raccolta la veste. Ma non è d’oro e non d’argento. Pare un cordone di seta, uguale di colore e lucentezza alla veste. Non ha fiocchi, non scende sulla veste. La cinge, e basta.
   Sul capo un manto della stessa stoffa, leggera ma non velata, della veste. Esso scende lungo le gote di Maria, si accosta al collo come vi fosse costretto da un fermaglio. Un lungo fermaglio, però, perché vedo la gola candidissima di Maria. Insomma sta appoggiato alle spalle e scende lungo l’alto del braccio e i fianchi sino a terra.
   Ma come fare a dirle la splendidezza di quella candidissima e semplicissima veste? La neve è grigia e opaca, il giglio è ancora meno bello. Sembra argento divenuto stoffa, tanto il suo bianco splende. Oh! impotenza della parola a descrivere la luce! Solo nel Cielo, e per rivestire Maria, vi può essere quella stoffa di un bianco fosforescente, diamantato, perlaceo, opalino, che è una gemma senza essere gemma né conoscere l’alleanza delle gemme per splendere così!
   Vedo l’ovale, piuttosto tondo, del volto di Maria. D’una tinta di avorio come certi petali di magnolia, uguale nel colore a quello del Figlio suo diverso nella forma che in Gesù è più allungata e magra. Sul viso di fiore solo le labbra e le ciglia sottili, lievemente scure, mettono un colore.
   Gli occhi, non spalancati, ma semi velati dalla palpebra, hanno lo stesso sguardo del Figlio, e hanno il colore azzurro di quelli di Gesù, ma più pallido. Sempre per portare paragone umano, potrei dire che Gesù ha occhi di zaffiro e Maria di turchese. Lo sguardo serio e mesto di Gesù è in Maria di una mestizia però unita al sorriso: il sorriso buono di chi è addolorato, ma vuole consolare e incitare nello stesso tempo.
   I capelli sono color del grano maturo o oro zecchino, se più le piace sempre tendenti al biondo- rosso, ma più biondi che rossi, mentre in Gesù vi è più tendenza al biondo rame.
   Le mani lunghe e sottili, dalle dita molto lunghe e affusolate, escono dalle maniche strette col loro polso delicato e bianchissimo. Sono due petali di magnolia uniti in preghiera. Mi sembra debbano odorare di fiore tanto del fiore in boccio hanno l’aspetto.
   Nessun monile, assolutamente nessuno. È tutta Maria che è Gemma di una luminosità di alabastro, meglio di opale illuminato internamente da una fiamma. Il suo corpo glorificato emana luce, una dolcissima luce che mi fa proprio pensare ad una lampada ardente davanti al Tabernacolo: una lampada di candido alabastro o, ripeto, di opale.
   Non vedo i piedi perché l’abito è tanto lungo che li copre. Eccole descritta la nostra Mamma.
   Mi ha fatto e mi fa compagnia e mi pare che tutto intorno a me divenga luminoso e verginale, e luce e purezza mi scendono in cuore e con esse un gaudio che mi fa piangere di beatitudine.
   Credo che se Maria dicesse una parola sola l’anima mia tramortirebbe nell’estasi, perché solo un filo mi trattiene dallo2 sprofondarmici, e questo solo per vedere la Benedetta e sentirmi baciata dal suo sorriso e dal suo sguardo.
   È sera ormai e dico a Gesù: "Signore, non dici nulla oggi?"
   Egli risponde che la mia lezione oggi me la dà Maria e che la contemplazione di Lei non richiede altre parole. Infatti il solo vederla insegna la bellezza della purità, della preghiera e del silenzio. Tre grandi cose molto poco e malamente praticate.
   In mezzo al mio dolorare fisico e morale mi trovo nella gioia, perché la luce della più bella Stella, di Maria, splende su me e mi è dato fissarla.
   Più tardi...
...e Maria mi dice senza parlare che mi insegna un’altra cosa: a vedere, anche nei nemici, dei figli suoi. Anche per essi Ella ha dato suo Figlio e li ha accettati per figli come ha accettato noi. Mi fa capire che guardare con astio costoro è addolorare Lei e rendersi dissimili da Lei che guardò con amorosa compassione i crocifissori del Figlio e i trafittori del suo Cuore immacolato.

 

   1 Si rivolge al Padre Migliorini.

   2 dallo è nostra correzione da dal