MARIA
VALTORTA

Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia parola

'A Colui che siede sul trono e all'Agnello
Lode, Onore, Gloria e Potenza,
nei secoli dei secoli'.

OPERA MINORE

A A A

QUADERNI DEL 1943 CAPITOLO 203


13 dicembre 1943

   Commentando il salmo 34°.

   Dice Gesù:
   «Parlo a voi, mie care vittime, che avete bisogno di un angelo confortatore che vi esorti a soffrire così come io lo ebbi perché, se caro mi era fare la Volontà del Padre mio con il mio spirito acceso di carità, non ero privo dei terrori e delle ribellioni della carne davanti al soffrire.
   Anche voi, piccoli Gesù, non ignorate il dualismo fra lo spirito e la carne. Lo spirito che grida: "immolazione per avere salvazione" e la carne che geme: "Pietà! Voglio vivere e non soffrire". Ma io vengo, e a fortificare anche la vostra carne al dolore vi do la mia Parola.
   Io ho pietà anche della vostra carne, perché quando essa è strumento di redenzione, quando lo spirito di Dio la possiede e muove a suo piacere, come stelo d’erba che il vento bacia, essa non è materia riprovevole ma santa e che conoscerà la gloria nel mio Regno.
   Io ho santificato anche la carne redimendola con la mia dottrina e il mio Sangue. E chi vive fedele alla mia dottrina e non deride il mio Sangue, ma per virtù di esso, di volta in volta che in esso si monda, migliora se stesso, rende santa anche la sua carne e accettevole a Dio.
   È la veste dell’altare vostro. L’altare è l’anima su cui lo spirito si immola. Ma ogni altare va rivestito di puri lini per essere pronto ad essere mensa mistica. Una carne pura, sacrificata, impreziosita dal dolore, è la tovaglia che riveste il vostro altare, tovaglia candida, liscia, ornata, presso la quale non sdegna venire il Sacerdote eterno e compiere il rito con l’ostia del vostro spirito.
   Non attendetevi, o vittime care, gratitudine e comprensione dal mondo.
   "Voi siete nel mondo e il mondo non vi conosce, perché non siete già più del mondo". In questo, lo vedete, siete simili al Maestro vostro.
   Voi vi immolate per il mondo "ed il mondo vi guarda crollando il capo o coprendovi di scherno" e colpendovi colle sue armi perverse. Anche in questo siete simili a Me.
   Il mondo cerca di trarvi in pericolosi trabocchetti "con interrogazioni subdole che sembrano lodi e sono inquisizioni atte a metter loro in mano le pietre per lapidarvi". Rispondete al mondo "col silenzio e la pazienza" e se insiste nella sua malvagia inquisizione - per persuadere se stesso, e sentirsene giustificato; e voi, che quanto dite è bestemmia - rispondete: "io faccio ciò che vuole il Padre mio. Le mie opere    sono palesi, non opero nell’ombra per nuocere. Opero nella luce della verità. Se vi pare che opero male dimostratemelo; se non potete, perché non vi è male in ciò che compio, perché mi colpite?". Anche se il mondo vi uccide Io vi darò doppia vita poiché sarete martiri due volte: del mondo e dell’amore.
   Non vi stancate d’esser vittime. Le ingiurie e le ingratitudini del mondo nonostante siano come colpi d’ariete contro fragile cocchio, non vi spingano fuori dalla via purpurea del sacrificio - la mia via - la quale si innesta nella via regale della gloria e conduce lo spirito vostro nella gioia della mia dimora.
   Non dite: "Tutto è inutile". Quando pare che il seme sia caduto in zolle infeconde perché subito non germoglia in tenere foglie, è allora che mette profonde radici per poi nascere più robusto, dando cespo di granite spighe. Ma è il vostro pianto quello che deve irrorare le zolle aride ed è il vostro sangue sia sangue di vene o sangue di spirito, ossia l’olocausto totale, quello che deve nutrire la polvere senza succhi e farne terra feconda.
   La preghiera è come acqua che evapora sotto i raggi del sole e ascende e poscia discende per dare nutrimento alla terra. La vostra preghiera - e tutta la vostra vita è preghiera - sale, sotto l’azione dell’amore, al mio trono e chiede per i fratelli vostri. Io che vedo, e non erro, la benedico e la rimando a chi è degno di riceverla. E se fra i vostri fratelli non avete che nemici dell’amore, ossia di Dio e vostri, la vostra preghiera, che la mia benedizione ha reso una "grazia", torna a voi e vi colma di beni celesti.
   Non stancatevi di1 chiamare "fratelli" coloro che vi trattano da nemici. I piccoli Gesù non sanno avere che dei "fratelli", anche se gli altri non sanno avere per essi altro che odio nemico. Lasciate agli incoscienti, ed ai coscienti-satana, compiere la loro opera. Voi fate la vostra. Io veglio e giudico e do a ciascuno secondo il merito.
   Vi ho parlato per disilludervi circa le soddisfazioni umane della vostra vita di vittime. Io, Vittima suprema, non ho mai avuto, durante i trentatré anni di vita, tante ingiurie quante ne ebbi durante le poche ore che vanno dal Getsemani alla mia morte. Ma furono proprio quelle ore che fecero di Me il Redentore. Ricordatevelo.
   Per ora in Me solo dovete sperare conforto. Finita la prova, avrete la beatitudine di leggere nel libro della Vita i nomi dei salvati da voi e di attendere stretti sul mio Cuore, il loro ringraziamento quando, redenti dal "nostro" patire, entreranno nella Pace.»

               
   A me:
   «Non parlo per soddisfare curiosità di superstizione o di anche semplice umanità. Non sono un oracolo pagano e non voglio che siate dei pagani. Perciò non leverò a te la gioia della mia Parola, ma tratterrò la mia Parola su punti unicamente rivolti allo spirito senza fare paralleli fra esso e gli eventi odierni o di prossimo futuro.
   Questa lacuna rimarrà come un monito per molti e durerà sinché io vorrò. Ma se si facesse uso non spirituale del tuo lavoro, ti darò comando di scrivere per te sola e, in caso tu non ubbidisca, ti leverò la Parola.
   L’uomo corrompe tutto quanto tocca. il tuo Gesù è inquieto e severo oggi. Non con te, povera anima, ma con i non retti di cuore e di pensiero.»

 

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